Nuova archiviazione per l'ex venerabile della P2

Nessun indizio a carico di Gelli per l'omicidio Calvi

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Quella notificata da alcuni giorni ai difensori, non e' l'unica indagine conclusa con una archiviazione per Gelli, rispetto al caso Calvi. In primo grado era stato condannato a 2 anni e tre mesi per corruzione.

 
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Licio Gelli

Licio Gelli

Roma, 30-05-2009

Non esistono indizi sufficientemente validi per sostenere che Licio Gelli avesse svolto un ruolo "nella fase ideativa, prima, ed esecutiva, poi", dell'omicidio di Roberto Calvi, trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, e che esistesse "un suo possibile movente all'eliminazione" del banchiere del vecchio Ambrosiano.

Al di la' dell'"accertata conoscenza e dei consolidati rapporti" che l'ex capo della Loggia P2 ha avuto con soggetti che, nel corso degli anni, sono stati sospettati dell'omicidio, come Pippo Calo' e Flavio Carboni, deve essere considerato "che nessuna delle persone sentite nel corso delle indagini preliminari ha potuto testimoniare per scienza diretta una supposta partecipazione di Gelli all'omicidio Calvi".


E' questo uno dei passi della motivazione con cui il gip del tribunale di Roma, Maurizio Silvestri, ha disposto, su richiesta della procura, l'archiviazione di un procedimento bis sul caso Calvi che vedeva indagati per concorso in omicidio volontario, oltre all'ex capo della massoneria, anche Albert Hans Kunz (cittadino svizzero sospettato di aver avuto un ruolo nell'organizzazione dell'espatrio del banchiere) e Gaetano Badalamenti (chiamato in causa dal pentito Luigi Giuliano e uscito di scena, dopo la morte avvenuta nel 2004).

Il giudice, nel provvedimento di poche pagine note alla difesa solo da qualche settimana, non ha potuto fare a meno di sottolineare che nella valutazione della posizione di Gelli e degli altri due ha indubbiamente pesato l'esito del processo celebrato in corte d'assise, con l'assoluzione il 6 giugno 2007, sempre dal concorso nell'omicidio volontario premeditato, di Flavio Carboni, Pippo Calo', Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor, oltre a quella di Manuela Kleinszig, la sola per la quale la pubblica accusa si era detta favorevole a scagionarla.

Alla luce di quella sentenza (in ottobre ci sara' il processo d'appello), dunque, ha riflettuto il giudice, "non puo' attribuirsi alcuna valenza accusatoria" agli accertati rapporti con Gelli e Kunz hanno avuto con persone finite poi sotto processo. ( Si e' anche parlato di un interesse personale dell'ex capo della P2 a far fuori Calvi: anche sul punto, ha scritto il gip, non sono emersi "elementi di riscontro tali da consentire da soli di sostenere nei confronti dell'indagato un'accusa di concorso nel delitto".

Nel decreto di archiviazione si legge che "il racconto di alcune persone (come Francesco Marino Mannoia, Antonino Giuffre' e Gaspare Mutolo), seppure ha consentito di supporre, in via d'ipotesi, che Gelli fosse interessato ad evitare che Calvi esercitasse il suo potere ricattatorio in ordine alla provenienza del denaro affidatogli, non ha tuttavia permesso, per l'assenza di indicazioni concrete, di accertare se, effettivamente, l'indagato avesse consegnato al banchiere somme di danaro mai restituitegli".

 Anche sotto tale profilo, insomma, le fonti di prova acquisite non sono state cosi' solide. Per Gelli, assistito dall'avvocato Michele Gentiloni, questo finito in archivio non e' il primo procedimento penale sulla morte di Calvi. Una prima indagine a suo carico era stata avviata nel '94 ma archiviata due anni dopo. A determinare la riapertura degli accertamenti, nell'autunno del 2002, sono state le dichiarazioni di Carlo Calvi, il figlio del banchiere, del pentito di mafia Marino Mannoia e il ritrovamento della cassetta di sicurezza presso l'Ambroveneto di Corso Magenta a Milano intestata al banchiere stesso e a sua madre. Per Licio Gelli, comunque, l'archiviazione dal caso Calvi fa il paio con un'assoluzione rimediata in appello per il fallimento del gruppo Di Nepi.

Era stato condannato in primo grado a 2 anni e 3 mesi di reclusione per corruzione: sospettato di essere stato un socio occulto dei Di Nepi e di essere stato ispiratore di alcune loro attivita', garantendo appoggi e influenze che hanno consentito rapporti privilegiati di societa' dello stesso gruppo con settori del sistema bancario (rapporti fraudolenti, secondo i magistrati, finalizzati al compimento di truffe e bancarotte), Gelli e' stato assolto per non aver commesso il fatto dall'accusa di aver manovrato una societa' di Montecarlo nella lottizzazione e nel mutamento di destinazione agricola di una serie di terreni a Fiano Romano (di proprieta' di una societa' fallita del gruppo Di Nepi), con documentazione tecnica ottenuta in visione, dietro pagamento di denaro, da un funzionario dello stesso comune.

 

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Giustizia

 

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