Linea dura di David Cameron

"O restituisci i soldi o esci dai Tories"

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David Cameron mette spalle al muro i parlamentari del Partito conservatore che si sono visti recapitare la lettera firmata da Sir Thomas Legg, l'uomo che ha rivisto tutti i rimborsi accordati dal 2004: chi non restituisce i soldi all'erario non sarà ricandidato con i Tories alle elezioni 2010.

 
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David Cameron

David Cameron

Londra, 13-10-2009

Senza se e senza ma. David Cameron mette spalle al muro i parlamentari del Partito conservatore che si sono visti recapitare la lettera firmata da Sir Thomas Legg, l'uomo che ha rivisto tutti i rimborsi accordati dal 2004: chi non restituisce i soldi all'erario non sarà ricandidato con i Tories alle elezioni 2010. Sul fronte Labour non va meglio: il premier Gordon Brown ha accettato di restituire oltre 12.415 sterline (13.360 euro), spese per pulizie e giardinaggio. Spese per le quali Brown aveva chiesto ed ottenuto un rimborso dallo stato.

Bufera a Westminster
Molti deputati britannici sono insorti contro un rapporto pubblicato ieri dal revisore indipendente Sir Legg, che su incarico del Governo ha passato al setaccio i rimborsi spese dei parlamentari.

Eccesso di zelo
A fare infuriare i parlamentari è il fatto che, sebbene il mandato ricevuto da Legg lo autorizzasse a identificare i rimborsi che non avrebbero mai dovuto essere richiesti - o perché violavano le regole o perché non erano accompagnati dalla necessaria documentazione - quest'ultimo si è spinto ben oltre, mettendo in discussione richieste legittime che però, riguardando spese futili come le pulizie e il giardinaggio, secondo Legg, i deputati non avrebbero mai dovuto fare. Secondo il revisore infatti, i parlamentari avrebbero dovuto "autoimporsi un limite" e non esagerare anche con le richieste legittime. Risultato: secondo fonti ministeriali, la maggior parte dei deputati ricevera' una lettera di Legg in cui viene richiesto loro di restituire i soldi.

Lo stesso Brown ha ammesso che Legg "ha applicato retroattivamente nuovi criteri". Un deputato è stato molto più esplicito e ha dichiarato al Times che il revisore indipendente si e' mostrato "troppo zelante, gli sono state date cattive indicazioni e ha peggiorato una questione che speravamo di chiudere". "Nessuno è contrario a restituire piccole somme - ha affermato un'altra fonte - ma non vogliamo trovarci con le dita puntate addosso quando le regole sono state cambiate in maniera retroattiva".

Meglio pagare
I deputati ora hanno due scelte: contestare il rapporto e chiederne un riesame in sede parlamentare, oppure opporsi alle richieste di rimborso individualmente. "Chi sta andando in pensione, non vuole pagare e ho sentito che alcuni stanno già ingaggiando gli avvocati. La prossima sessione parlamentare rischia di essere dominata dalle azioni legali e sarebbe un disastro per il parlamento e la democrazia", ha detto il laburista John Mann. Il clima per resistere e adire vie legali non è dei migliori, scrivono oggi alcuni giornali britannici, lasciando intendere che una classe politica già screditata per lo scandalo dei rimborsi potrebbe scegliere ora il male minore.  

In seguito alla pubblicazione del rapporto, l'ex ministro dell'Interno Jacqui Smith è stata obbligata a presentare scuse formali alla camera dei Comuni per aver designato la sua prima casa di Redditch come seconda casa per poter richiedere maggiori rimborsi. La deputata, che si era dimessa da ministro proprio per via dello scandalo, non dovrà restituire i soldi in quanto "è difficile quantificare quanto i contribuenti abbiano perso", ma rischia di doversi dimettere anche da parlamentare.

 

La vignetta di Gianni Carino

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