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Per Giuseppe D'Avanzo non ci sono dubbi: "Quel che è avvenuto è chiaro alla luce del codice penale. Articolo 640, ricettazione". Il video compromettente che ritraeva il presidente del Lazio Piero Marrazzo con un trans è stato nelle mani del premier Silvio Berlusconi per "troppo tempo", e ora la magistratura deve agire di conseguenza. Con una incriminazione per ricettazione.
Una sequenza della ricostruzione di Anno Zero
Roma, 30-10-2009
Per Giuseppe D'Avanzo non ci sono dubbi: "Quel che è avvenuto è chiaro alla luce del codice penale. Articolo 640, ricettazione". Il video compromettente che ritraeva il presidente del Lazio Piero Marrazzo con un trans è stato nelle mani del premier Silvio Berlusconi per "troppo tempo", e ora la magistratura deve agire di conseguenza. Con una incriminazione per ricettazione.
Cosa dice il codice penale
E' passibile di ricettazione, per il nostro codoce penale, "chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve o occulta cose provenienti da un qualsiasi delitto o comunque s'intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due a otto anni".
Le certezze di Repubblica
"È indubbio - scrive D'Avanzo -che Signorini, Marina Berlusconi e Maurizio Costa, per procurarsi un profitto, hanno ricevuto quel video palesemente ottenuto con un delitto (con la violenza e la violazione del domicilio). È indubbio che Silvio Berlusconi si sia intromesso per far acquistare, prima, e occultare, poi, quella "cosa proveniente da un delitto". Se la legge è uguale per tutti, è ragionevole pensare che la procura di Roma cercherà di capire chi ha "pilotato" i falsi ricattatori mentre invierà a Milano, per competenza, le carte di una ipotetica ricettazione".
Le premesse di Anno Zero
La lettura dei fatti di Repubblica oggi in edicola era stata in buona parte anticipata dalla puntata di ieri sera di Anno Zero. Ospiti in studio, l'ex presidente della Regione Lazio Francesco Storace, l'eurodeputata del Pd Deborah Serracchiani, il direttore del Riformista, Antonio Polito, e il direttore di Libero, Maurizio Belpietro. La puntata - seguita da oltre 6 milioni di spettatori con il 24,5% di share per RaiDue - ha ricostruito dal 3 luglio ad oggi il percorso del video incriminato, visionato da diversi giornalisti, direttori di giornali e da Berlusconi in persona con un incessante interrogativo: perche' nessuno ha denunciato l'evidente ricatto?
Da Giangavino Sulas, giornalista di Oggi, a due croniste di Libero con Vittorio Feltri direttore, fino ad arrivare a Belpietro che fa sapere di aver visto il filmato solo a fine settembre ad Alfonso Signorini, direttore di 'Chi', che il video lo vede il 5 ottobre: nessuno lo ritiene pubblicabile.
Due i filmati
Il video originale che ha messo nei guai Piero Marrazzo è molto più lungo di quello messo in vendita. A confessarlo, scrive il Corriere della Sera, è stato il carabiniere Nicola Testini, "durante la perquisizione effettuata nel suo appartamento il giorno prima di essere arrestato: 'Quello che ho visionato io aveva una durata di circa 13 minuti. Non so chi l’abbia fatto, so soltanto che era a spezzoni, molto mosso. Noi lo abbiamo avuto da un confidente che poi è morto e volevamo farci almeno 60 mila euro'. Il resto lo aggiunge il suo collega Carlo Tagliente rivelando di custodirlo nel computer: 'D’accordo con i miei colleghi feci una copia del video attraverso il masterizzatore del mio pc portatile che ho tuttora a casa mia e vi consegnerò spontaneamente. Le altre due copie sono state invece distrutte da me e Testini'. Lo stesso Tagliente avrebbe confidato al fotografo Max Scarfone che nel filmato 'ci sono voci e volti che non possono essere visti' ".
Come andarono le cose il pomeriggio del 3 luglio?
E' piena estate quando i carabinieri entrano nell'appartamento di via Gradoli dove Piero Marrazzo si intrattiene con un transessuale. Annozero cerca di ricostruire i fatti di quel giorno, in un video con attori che hanno recitato sulla base dei documenti a disposizione dei magistrati romani e delle informazioni raccolte dai giornalisti che compongono la redazione. In particolare, Sandro Ruotolo fornisce elementi nuovi grazie a fonti vicine alla famiglia Marrazzo.
Nella prima ricostruzione, quella basata sugli atti giudiziari, i carabinieri bussano alla porta dell'appartamento di via Gradoli, entrano e con modi ruvidi intimano a Marrazzo di pagare senza fare resistenza.
Ma c'è anche una seconda versione dei fatti, e va in scena un'irruzione violenta: i carabinieri sono armati di pistola e minacciano brutalmente l'allora governatore del Lazio.
Nella puntata di Anno zero è stata anche eseguita una simulazione del video fatto con il telefonino, quello che ritrae Marrazzo nell'appartamento di via Gradoli. Poche immagini, anche un po' sgranate, e una voce: "Ci sono giornalisti la' fuori? Non mi rovinate ragazzi...". Nelle immagini, riprese con un telefonino, si vedono in successione il pavimento dell'appartamento, le gambe nude di un uomo in piedi, quindi l'obiettivo si sposta in un altro ambiente dove su un tavolino ci sono tre strisce di polvere bianca e che si ritiene fosse cocaina ed anche due cannule per aspirare.
Capolinea
Il percorso di interrogativi sollevati da Michele Santoro porta inevitabilmente a Palazzo Chigi: perché una volta che Signorini ha avvertito Marina Berlusconi e quest'ultima il padre dell'esistenza di tale video, la telefonata di Berlusconi è arrivata solo il 19 ottobre e perché il presidente del Consiglio non ha denunciato il ricatto?
Conflitto di interessi
"E' la prova che c'è enorme conflitto di interessi", dichiara l'europarlamentare Pd Debora Serracchiani, ospite di Annozero. "Berlusconi ha ripetuto che non sa nemmeno cosa fanno le sue aziende - ha detto Serracchiani - e poi viene fuori che le sue aziende lo informano di fatti riservati".
Prime reazioni
"Anche questa sera abbiamo dovuto assistere ad una puntata di Annozero, durante la quale una trasmissione dedicata alle dimissioni del presidente della Regione Lazio viene trasformata, con un impressionante cinismo nei confronti del caso Marrazzo, nell`ennesima occasione per attaccare il Presidente del Consiglio", denuncia in una nota Bondi.
L'esperto
Interpellato sul caso, Fabrizio Corona dice la sua: "In Italia un video del genere non l'avrebbe comprato nessuno perche' Marrazzo non lo conosce nessuno, non ha vendita. Chi ha portato quel video a Signorini lo ha fatto perché sa che il direttore di Chi prende il materiale e lo da a chi lo deve dare. Berlusconi ha fatto un gesto d'amicizia. E' una questione di favori, in Italia funziona cosi': la liberta' di stampa non esiste".
La transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda che ha portato alle dimissioni il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e' stata trovata carbonizzata all'interno di un appartamento in via Due Ponti a Roma stamani. La Procura indagherà per omicidio volontario.
"Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri". Cosi' Piero Marrazzo, nell'audizione del 2 novembre, precisa di far uso di droga, rispondendo ad una domanda dei pm, solo occasionalmente ed in compagnia di transessuali.
Nel corso del colloquio l'ex presidente della Regione Lazio, accompagnato dal legale e dalla moglie, ha ribadito di "non essere mai stato ricattato".
I carabinieri che hanno ricattato Marrazzo con il video restano in carcere. Il Gip convalida gli arresti anche se loro 4 tentano la difesa: "siamo vittime di una macchinazione dall'alto".
Intervistato da Bruno Vespa: "Credo che le elezioni per il rinnovo del Consiglio Nazionale del Lazio debbano tenersi alla data stabilita insieme con quelle delle altre regioni. Anticiparle non avrebbe senso". Sul caso Marrazzo dice: "Sono stato corretto".
Piero Marrazzo ha rassegnato le sue dimissioni. "Le mie condizioni personali di sofferenza estrema non rendono piu' utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione".
"Questo vociare è uno squallore vergognoso. Ma vi giuro che il primo che scrive una riga fuori posto, o che solo lascia intendere qualcos'altro, lo trascino in tribunale". Sceglie Il Giornale, Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in Senato, per stroncare sul nascere le voci su una sua presenza in una retata antitrans a Roma, nel '96, nate dall'ipotesi che, dopo il caso Marrazzo anche altri politici siano coinvolti nello scandalo.
L'accusa: fotoricatti come estorsioni mafiose. Anche Belen in aula. Prima di entrare in aula ha spiegato ai cronisti di "saper qualcosa di piu"' della vicenda Marrazzo, "ma - ha detto - non lo vengo certo a dire a voi".
