Bersani tra defezioni e nuove alleanze

Calearo va via dal Pd

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Alelanze elettorali e defezioni. Il Pd di Bersani affronta le prime difficoltà del nuovo corso. Lascia l'imprenditore veneto Massimo Calearo, che ha deciso di seguire Rutelli, era stato un uomo di punta della campagna di Veltroni.

 
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Massimo Calearo

Massimo Calearo

Roma, 06-11-2009

Calearo va via con  Rutelli
Il Pd perde un altro pezzo. Con Bersani si "guarda al passato" dice Massimo Calearo, pronto all'addio. L'imprenditore veneto, ex presidente di Federmeccanica, voluto da Walter Veltroni in Parlamento deve solo ufficializzarlo e poi uscira' dal Pd. Dal momento della sua elezione Calearo si e' sempre voluto distinguere come un indipendente, lontano dalla vita di partito. Ora, si aspetta di vedere cosa fara'. Intanto ha gia' ricevuto inviti dalle forze di centrodestra a passare dalla loro parte.
"Ogni addio e' una cattiva notizia.
Ma chi se ne va senza avere provato neanche il menu, forse ha sbagliato ristorante". Cosi' il coordinatore nazionale della mozione Bersani Filippo Penati, intervistato su Red Tv, reagisce alle voci di un'uscita imminente, annunciata forse gia' domani,
dal Pd del deputato Massimo Calearo. Calearo, ex presidente di Federmeccanica, fu fortemente voluto come parlamentare dall'ex segretario Walter Veltroni come
emblema di un Pd che parlava ai ceti produttivi e al nord Italia. In campagna congressuale, l'imprenditore vicentino si e' schierato con Dario Franceschini, criticando la piattaforma di Pier Luigi Bersani come "un ritorno al passato".



Aut aut, Idv o Udc?
Il dato con cui Pier Luigi Bersani, da segretario del Partito democratico, deve
fare i conti e' ormai chiaro: Italia dei valori e Udc non possono stare nella stessa coalizione. Nessuna alleanza possibile. Il Pd, quindi - nelle amministrazioni locali dove
riterra' opportuno predisporre una coalizione - dovra' scegliere: o gli uomini di Di Pietro o quelli di Pier Ferdinando Casini. L'incompatibilita' tra il partito dell'ex
pm e i centristi e' da tempo nota. Da una parte e dall'altra, pero', non si perde occasione per rimarcarlo. Oggi tocca a Massimo Donadi, fedelissimo dipietrista che guida la pattuglia di deputati Idv, metterci una pietra sopra: "Non credo che Casini giochi per stare nel centrosinistra, penso invece che aspetti l'uscita di scena di Berlusconi per poi tornare nel centrodestra". E poi: "Noi vogliamo discontinuita' sulla questione morale". L'Udc, accusato da Idv di candidare condannati, sarebbe tagliato fuori da accordi a causa di questa esigenza di discontinuita'. Il problema per Bersani, che intanto continua il giro di ricognizione con tutti i leader delle forze di opposizione,
e' serio: come fara' a far conciliare la necessita' di fare fronte comune contro il centrodestra se i suoi due potenziali alleati si fanno la guerra? Per l'Udc sara' ovvio ragionare sugli accordi regione per regione. Ma Di Pietro accettera' che il Pd salti, una volta con lui, un'altra volta con Casini? Pare difficile pensarlo. E, a dirla tutta, dalle
parti dell'ex pm fanno finta di niente. "L'Idv vuole essere insieme al Pd un punto di riferimento dell'opposizione" assicura ancora Donadi. "Noi continueremo ad essere dei
ferrei oppositori di quello che riteniamo un mezzo regime piuttosto che una brutta democrazia". L'asse e' deciso: Pd e Idv. Ignorare volontariamente l'Udc sembra quasi un monito a Bersani: occhio, l'unica opposizione la fai con noi...

 

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