Cascini dell'Anm: "Difficile quantificare gli effetti del ddl"

Alfano, con ddl prescritto solo l'1% dei processi pendenti

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Secondo il ministro della Giustizia il ddl che impone un termine massimo di 6 anni per alcune tipologie di processo "avra' un impatto molto meno traumatico di quanto da piu' parti, in modo enfatico e intempestivo, e' stato prospettato". Immediata la risposta di Cascini segretario dell'Anm: "Difficile quantificare gli effetti del ddl".

 
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Angelino Alfano

Angelino Alfano

Roma, 19-11-2009

Secondo il ministro della Giustizia Angelino Alfano il ddl che impone un termine massimo di 6 anni per alcune tipologie di processo "avra' un impatto molto meno traumatico di quanto da piu' parti, in modo enfatico e intempestivo, e' stato prospettato".

Il Guardasigilli, durante il question time della Camera, ha infatti circoscritto al solo 1% dei processi pendenti il numero di quelli che verranno estinti per effetto del Ddl Gasparri, sottolineando che "a causa della particolare complessita' della materia e' molto difficile avere stime piu' precise". Per questo, secondo il ministro, "fanno riflettere alcune stime arrivate da fonti anche autorevoli".

"Dal 2004 al 2008 sono stati bruciati 850mila processi per effetto della prescrizione, cioe' una media di 70mila all'anno", ha aggiunto il ministro.

L'Anm: difficile quantificare gli effetti del ddl
"Mi pare difficile che gli effetti di un intervento cosi' complesso, possano essere gia' quantificati in termini statistici", replica il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini.

Cascini ha sottolineato che il sindacato delle toghe "non conosce i criteri statistici utilizzati dal ministero per giungere a questa conclusione, ne' conosciamo il tipo di rilevamento effettuato.
Allo stato -conclude- ci risulta che il Csm abbia avviato un'indagine conoscitiva e anche l'Anm sta cercando di raccogliere i dati per valutare l'impatto delle norme proposte".

  La clandestinità è reato
Sull'immigrazione clandestina il legislatore ha manifestato "chiaramente e inequivocabilmente" la volonta' "sanzionatoria". Trovarsi illegalmente in territorio italiano quindi non e' solo un aggravante, ma un reato. Lo ha confermato in aula alla Camera
nel corso del qestion time il ministro della Giustizia,
Angelino Alfano, rispondendo a un'interrogazione della Lega
nord.

I deputati del Carroccio hanno sollevato dubbi sul
rischio di un mancato coordinamento tra la norma che prevede l'aggravante di clandestinita' e la norma che introduce il reato di immigrazione clandestina e hanno paventato la possibilita' "di una sostanziale disapplicazione della nuova fattispecie del reato di immigrazione clandestina o la sua sostanziale trasformazione da autonomo titolo di reato a circostanza aggravante".
Il Guardasigilli ha spiegato: "L'autorita' giudiziaria e' tenuta ad applicare la legge e i margini di interpretazione che le sono concessi non possono forzare il dato di una norma sino a vanificarlo. C'e' una volonta' sanzionatoria chiare e inequivoca che non lascia spazio a dubbi".

 

 

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bioetica

 

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