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"Il problema della Fiat e' che fa auto troppo care in relazione alle prestazioni e alle caratteristiche tecniche in dotazione. Per dirla con un paradosso non si possono fare auto con prezzi tedeschi e con qualita' cinese. E la politica di Marchionne che tenta una aggressione ai lavoratori e alle loro condizioni e' una conferma di questa difficoltà" dice.
Una protesta di un operaio Fiat
Torino,
"I gravi atti e le polemiche che i vertici della Fiat mettono in atto continuamente, da un po' di tempo, servono a far parlare d'altro e a nascondere anche questa realta' ben conosciuta, oltre a produrre l'inevitabile conflitto che Fiat a parole dice di non volere". Cosi', Augustin Breda, dirigente Fiom torna a criticare il Lingotto.
"Il problema della Fiat e' che fa auto troppo care in relazione alle prestazioni e alle caratteristiche tecniche in dotazione. Per dirla con un paradosso non si possono fare auto con prezzi tedeschi e con qualita' cinese. E la politica di Marchionne che tenta una aggressione ai lavoratori e alle loro condizioni e' una conferma di questa difficolta'", dice.
"E' sulla ricerca, sull'innovazione e la qualita' del prodotto che la Fiat e' chiamata a misurarsi a livello almeno europeo e la sensazione e' che su questo fronte i passi fatti non sono sufficienti. Non sara' con una insostenibile politica di tagli ai diritti, alle condizioni e ai salari dei lavoratori, che la Fiat riuscira' a recuperare mercato e margini, di cui ha urgente necessita'", conclude.
In due diverse interviste, al Fatto e al Manifesto, il segretario della Fiom Maurizio Landini contesta una per una le dichiarazioni di Sergio Marchionne a Fabio Fazio.
Assemblea storica a Torino degli azionisti della Fiat. Oggi il Lingotto ha approvato a larga maggioranza lo spin off del settore auto che dà vita a due gruppi distinti: Fiat Auto e Fiat Industrial. L'amministratore delegato Sergio Marchionne conferma inoltre l'investimento di 20 miliardi in fabbrica Italia.Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini esprime la sua perplessità sullo spin off: "Il rischio - dice- e' che sia la Chrysler a comprare la Fiat e non viceversa". Le due società autonome, quella che produrrà le auto e quella che produrrà trattori e camion, saranno operative dal primo gennaio 2011.
La Fiom rivendica la necessità di un unico contratto inderogabile per i metalmeccanici in vista della possibile disdetta del contratto nazionale da parte di Federmeccanica. Il 16 ottobre primo appuntamento in piazza e un nuovo appello agli altri sindacati confederali a ripensare la propria posizione sui contratti.
"La Fiat sta compiendo un errore etico e nega i diritti della persona". E' quanto ha detto mons. Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo di Campobasso-Boiano e Presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace. Mons. Bregantini ha commentato la vicenda dei tre operai della Fiat di Melfi, riammessi al lavoro da una sentenza del tribunale e ai quali pero' e' stato impedito il ritorno al lavoro
Il vicesegretario generale Susanna Camusso attacca l'azienda e ribadisce: "Nessun distinguo con la Fiom: non ci si può esimere dal rispettare una sentenza della magistratura". Anche il governo fa pressing sull'azienda affinchè si rispetti la sentenza.
La Fiom Basilicata ha presentato ai carabinieri una denuncia contro Fiat per inottemperanza alla sentenza del giudice del lavoro che ha reintegrato nel loro posto tre operai dello stabilimento di Melfi. I tre lanciano un appello al Capo dello Stato ("Non ci faccia vergognare di essere italiani"), mentre la Fiom proclama un'ora di sciopero. Fuori dal cancello un centinaio di lavoratori in corteo per difendere i diritti dei colleghi. Epifani (Cgil): "Si offende la dignità dei lavoratori e non si fa neanche l'interesse dell'immagine dell'azienda".
"Quello che ha fatto Fiat e' in linea con la legge e con la prassi". Cosi' la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, commenta il caso dei tre operai a Melfi. "Alla politica chiediamo di stare sui temi veri che sono: crescita, occupazione, giovani. A noi non interessano le contese e le storie dei cognati". Il sindacato Ugl: pronti a discutere sulle deroghe