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"Siamo preoccupati per tutto quello che sta accadendo lì, in tutta l'area". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lasciando Palazzo Grazioli, conversando con i giornalisti a proposito della situazione in Libia. Casini: "Il governo riferisca in Parlamento".
Berlusconi con Gheddafi
Roma, 19-02-2011
"Siamo preoccupati per tutto quello che sta accadendo lì, in tutta l'area". Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lasciando Palazzo Grazioli, conversando con i giornalisti a proposito della situazione in Libia.
A chi gli chiedeva se avesse sentito il colonnello, il premier ha risposto di no perché "la situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno".
Preoccupati per Nord Africa e per il rischio clandestini
"Siamo preoccupati per quel che succede nel Nord Africa e per quello che potrebbe accadere a noi se arrivassero tanti clandestini". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con una manifestazione del Pdl a Cosenza. Il premier ha aggiunto: "Mi sto interessando direttamente e stiamo seguendo con il cuore in gola quello che succede".
Casini: "Il governo venga in Parlamento"
"In Libia è in corso un silenzioso massacro di giovani intellettuali e lavoratori che protestano contro un regime liberticida. Le autorità italiane assistono in modo silenzioso e forse imbarazzato nel ricordare le indegne sceneggiate a cui ci ha costretto ad assistere il colonnello Gheddafi sul territorio italiano con la sola voce indignata di una parte dell'opposizione.
"Chiediamo - dice il leader dell'Udc - che il governo riferisca in Parlamento al più presto su quanto sta avvenendo e che le Camere esprimano una condanna netta e ferma per atti di violenza perpetrati nei confronti di spontanee manifestazioni di protesta popolare contro un regime tirannico".
La Libia minaccia l'Unione europea di non collaborare più in materia di immigrazione clandestina se Bruxelles continuerà a "incoraggiare" le manifestazioni nel Paese. Ma L'Unione ribadisce a Tripoli che deve fermare le violenze. Si contano 285 morti.
Sarebbero almeno 84 i morti negli ultimi due giorni in Libia per la repressione delle manifestazioni secondo un rapporto di Human Rights Watch. Secondo Al Jazira, oggi 15 persone sono state uccise dalla polizia ad un funerale a Bengasi. Il figlio del colonnello, Saadi, assediato in albergo. Difficolta' anche per le comunicazioni con i cellulari. In Italia insorge l'opposizione per il silenzio del Governo. Berlusconi: 'Gheddafi? non l'ho sentito. La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno'. Giallo su morte Ben Ali.
A Bengasi assediato il figlio di Gheddafi. I soldati si uniscono agli insorti. Il Governo ricorre alle unità speciali per cercare di sedare la rivolta.
Manifestazione dell'opposizione ad Algeri per chiedere un cambio di regime e la democrazia. Tensione ma nessuno scontro cruento
Sono 84 le persone rimaste uccise nei tre giorni di proteste antigovernative in Libia, secondo la stima di Human Rights Watch diffusa oggi in un comunicato. Diverse le cifre di Amnesty International che parla, invece, di 46 vittime. E sul sito www.almanaralink.com, il video della morte di un manifestante