Rapporto sulla povertà 2012

Caritas: welfare incapace, casalinghe e pensionati nuovi poveri

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Negli ultimi 3 anni, dall'esplosione della crisi economica, c'è stata un'impennata degli italiani che si sono rivolti ai Centri Caritas e che ormai sono il 33,3%. Aumentano casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%).

 
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Aumentano anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%) che hanno chiesto aiuto

Aumentano anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%) che hanno chiesto aiuto

Roma, 17-10-2012

"C'è una "evidente incapacità" dell'attuale sistema di welfare a farsi carico delle nuove forme di povertà, delle nuove emergenze sociali derivanti dalla crisi economico-finanziaria. E' quanto denuncia Caritas Italiana nel suo Rapporto sulla povertà 2012, reso noto oggi.

Negli ultimi 3 anni, dall'esplosione della crisi economica, c'è stata un'impennata degli italiani che si sono rivolti ai Centri Caritas e che ormai sono il 33,3%. Aumentano casalinghe (+177,8%), anziani (+51,3%) e pensionati (+65,6%).

Il Rapporto, che per la prima volta quest'anno è stato realizzato interamente dalla Caritas senza il supporto tecnico-scientifico della Fondazione Zancan, si basa essenzialmente sulle persone che nel corso del 2011 - e per alcuni aspetti anche nei primi sei mesi del 2012 - ai sono rivolte ai Centri di ascolto promossi dalle Caritas diocesane italiane che hanno aderito alla rete di rilevazione online avviata da Caritas Italiana, 191 su un totale di 2.832.

A livello complessivo, si conferma - come negli anni scorsi - la presenza di una quota maggioritaria di stranieri rispetto agli italiani (70,7% contro 28,9% nel 2011), ma questi ultimi sono aumentati in misura esponenziale negli ultimi due anni (nel 2009 erano il 23,1%) e del 15,2% tra il 2011 e i primi sei mesi del 2012, quando hanno raggiunto il 33,3%.

La maggiore incidenza degli immigrati raggiunge valori massimi nel Centro e Nord Italia, mentre, a causa di un elevato numero di poveri italiani, appare piu' bassa nel Mezzogiorno. Povertà economica, lavoro e casa i principali bisogni per i quali si è chiesto aiuto alla Caritas.

Aiuti per la sopravvivenza aumentati del  44,5% nel 2012
Gli interventi per fornire beni materiali per la sopravvivenza sono aumentati, nei primi sei mesi del 2012, del 44,5% rispetto al 2011.

Secondo il rapporto, la richiesta di aiuti economici ai centri diocesani (dati 2011) è molto più diffusa tra gli italiani (20,4%) rispetto a quanto accade fra gli stranieri (7,4%). Questi ultimi, invece, chiedono più lavoro (17% contro 8,9% italiani) e soprattutto più orientamento (13,4% contro il 3,6%).

Secondo i curatori del rapporto, la richiesta di sussidi economici è più alta fra gli italiani a causa dell'età media più anziana rispetto agli immigrati e alla conseguente maggiore diffusione di disabilità o altre patologie tra i nostri connazionali. Quanto agli aiuti erogati dai Centri, si confermano al primo posto beni e servizi materiali, sia nei confronti degli italiani che degli stranieri, mentre i sussidi economici forniti ancora una volta riguardano molto più gli italiani (23,8%) che gli immigrati (6,9%). Un dato che si spiegherebbe con il peggioramento delle condizioni economiche dei nostri connazionali.

I limiti del welfare
Diversi i limiti evidenziati nel sistema di welfare: la dispersione delle misure economiche su un gran numero di provvedimenti nazionali, regionali, locali, gestiti da enti e organismi di diversa natura, senza un coordinamento complessivo; l'estremo ritardo con cui vengono attivate le misure di sostegno economico, soprattutto quelle legate alla perdita del lavoro e alla perdita di autonomia psico-fisica; l'estrema varietà nella definizione del livello di reddito della famiglia, necessario per poter usufruire di determinate prestazioni; il forte carattere categoriale di gran parte delle misure di sostegno economico o di agevolazione tariffaria degli enti locali: le soglie e i criteri di accesso alle varie opportunità assistenziali sono estremamente diversificate, creando dei vicoli ciechi spesso difficili da prevedere all'avvio dell'iter di richiesta della misura.

Infine, il progressivo restringimento delle disponibilità finanziarie nel settore socio-assistenziale sta determinando la chiusura o la negazione repentina dei diritti ad una serie di fasce sociali che, fino a poco tempo fa, beneficiavano dell'intervento. L'effetto complessivo, sottolinea il rapporto, e' quello di "un vero e proprio percorso a ostacoli, dotato di irrazionale logica, in cui la presenza di barriere e veti incrociati rende quasi impossibile l'esigibilit… dei diritti e la fruizione tempestiva del servizio, anche in presenza di oggettive situazioni di bisogno".

Oltre 6 milioni di pasti in un anno
Oltre 6 milioni di pasti erogati in un anno, pari a una media di 16.514 al giorno, nelle 449 mense sparse su tutto il territorio nazionale: sono i numeri del 2011 della Caritas, che danno un'idea del fenomeno delle persone, in Italia, che non riescono a soddisfare in modo autonomo un bisogno fondamentale come è quello alimentare.

 Tante le cifre sui servizi offerti dalla Caritas contenute nel Rapporto povertà 2012 dell'organismo pastorale della Cei: 27.630 i volontari sparsi nelle Caritas diocesane e 2.832 i Centri di ascolto che si fanno carico di un vasto bisogno sociale di persone e famiglie, italiane e straniere.

Quasi 5 mila i servizi socio-assistenziali e le attivita' di contrasto alla povertà realizzate dalla Chiesa in Italia e più di 3.500 i centri di distribuzione di beni primari (cibo, vestiario, etc.) nelle diocesi. Ed è interessante anche notare come le Caritas diocesane abbiano istruito 3.897 pratiche per il "Prestito della speranza", un'iniziativa anticrisi promossa da Caritas e Abi (associazione delle banche).

Oltre 26 milioni di euro la cifra complessiva richiesta. Ma le diocesi italiane hanno promosso anche altri 985 progetti anti-crisi, di cui 137 nell'ambito del microcredito per le famiglie e 61 in quello per le imprese.

 La povertà riguarda sempre meno gli emarginati e i senza casa
Chi si rivolge ai centri Caritas non è necessariamente un emarginato o un barbone. Da due anni e mezzo ormai diminuiscono in modo vistoso coloro che si dichiarano a reddito zero e vivono sulla strada. 

 A chiedere aiuto sono più le donne (53,4%), i coniugati (49,9%), le persone con un domicilio (83,2%). Calano i disoccupati (-16,2%), gli analfabeti (-58,2%) e le persone senza dimora o con gravi problemi abitativi (-10,7% nei primi sei mesi del 2012 rispetto al 2011), a conferma di una progressiva normalizzazione sociale dell'utenza Caritas che sempre meno coincide con la grave marginalità sociale.

Nonostante la crisi c'è voglia di ripartire
Anche se la crisi continua a mordere, in Italia comincia a esserci voglia di ripartire. Affiora la volontà di rimettersi in gioco, l'aspirazione a migliorare la propria situazione. Lo testimoniano molte delle persone che si rivolgono ai Centri Caritas per chiedere aiuto, secondo quanto rileva il Rapporto povertà 2012 dell'organismo pastorale della Cei.

Ai volontari dei centri non si chiedono più soltanto sussidi economici, beni materiali o protezione per la notte, ma anche orientamento a servizi, riqualificazione professionale, formazione e recupero della scolarità perduta. Purtroppo questo tipo di persone, che il rapporto definisce i "ripartenti", non trova sempre adeguato sostegno e riposta alla sua disponibilità a rimettersi in gioco.

Da un lato, l'età non gioca sicuramente a loro favore: la maggior parte dei disoccupati che si rivolgono alla Caritas, oltre il 37% del totale, è nella fascia dell'età adulta.

 Inoltre, l'appiattimento verso il basso della qualità del mercato del lavoro provoca il fenomeno delle "false partenze": accettare un'offerta di lavoro non determina sempre la risoluzione dai problemi, in quanto dietro un gran numero di offerte si celano situazioni di evidente sfruttamento, sotto-retribuzione, condizioni di lavoro al limite del degrado, e così via.

 

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