Clima. Al via a Nairobi la Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, si guarda al dopo Kyoto

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"Il cambiamento climatico si sta rapidamente manifestando come una delle più gravi minacce che l'umanità abbia mai dovuto affrontare", ha dichiarato il vicepresidente kenyano Moody Awori nell'aprire la conferenza.

 
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Pianeta terra

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Nairobi, 06-11-2006


Si è aperta oggi a Nairobi la dodicesima Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici. Nonostante ancora si sia lontani dalla piena applicazione del protocollo con cui a Kyoto nel 1992 si tentò di bloccare l'effetto-serra, i delegati riuniti in Kenya sotto l'egida delle Nazioni Unite sono chiamati ad avviare già una riflessione su cosa accadrà dopo il 2012, quanto scadrà il trattato.

Seimila delegati esamineranno le più recenti scoperte scientifiche e si confronteranno sulle possibili nuove strategie da adottare per ridurre le emissioni di inquinanti nell'atmosfera. Non solo. Cercheranno anche di suggerire a paesi in rapida industrializzazione, quali Cina e India, come ridurre al minimo l'impatto ambientale del loro sviluppo.

 Il vice presidente kenyano Moody Awori ha dato il via ai lavori che si svolgono per la prima volta nell'Africa sub-sahariana, particolarmente soggetta al fenomeno.

    "Il cambiamento climatico si sta rapidamente manifestando come una delle più gravi minacce che l'umanità abbia mai dovuto affrontare", ha dichiarato il vicepresidente  nell'aprire la conferenza.
"Abbiamo un grande compito da affrontare", ha aggiunto Awori, particolarmente preoccupato degli effetti dell'aumento delle temperature nei paesi dell'Africa Sub-sahariana. Le economie di questi paesi "sono le più colpite", ha sottolineato, "oltre il 70 per cento della nostra popolazione vive in aree rurali". 

Una catastrofe senza ritorno quella del clima senza un'azione globale. Un prezzo che l'umanita', secondo il Wwf, non puo' assolutamente permettersi. "Le societa' umane non possono permettersi questo e possono ancora
evitare i mutamenti climatici dalle conseguenze piu' disastrose e pericolose, ma le possibilita' stanno rapidamente esaurendosi con il passare del tempo e la mancata azione", dice Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia. "Con una vera leadership politica e a un'azione congiunta tra tutti i paesi
del mondo - afferma Bologna - entro 10-15 anni potremo avviare una reale riduzione delle emissioni globali".   

Cuore del vertice i tre giorni di segmento ministeriale dal 15 al 17 dove verranno prese le decisioni. I quasi 200 Paesi che interverranno alla maratona sul clima si troveranno in particolare a fare i conti con il Kyoto 2. I Governi saranno infatti chiamati a fissare ulteriori obiettivi di riduzione. Ma sul tappeto anche un tema di non poco rilievo, quello dell' adattamento ai cambiamenti climatici. All'ordine del giorno saranno poste, in particolare, le azioni concrete da adottare e le questioni attinenti il finanziamento per i Paesi in via di sviluppo.

  Sul fronte della riduzione dei gas serra, i Paesi industrializzati che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto auspicano la partecipazione dei principali Paesi emettitori agli sforzi di riduzione dei fas serra, ossia i Paesi
industrializzati che non hanno ratificato il Protocollo, come Stati Uniti e Australia, e i Paesi emergenti, quali Cina, India e Brasile.

A Nairobi attenzione puntata sulla necessità di promuovere misure ad hoc di adattamento e avviare attività prioritarie come la gestione delle risorse idriche, la salvaguardia della produzione agricola, la protezione dei beni contro eventi climatici estremi. Ma per fare questo servono fondi.

Le tappe del protocollo
Nel 1992 alla Conferenza ONU su ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro si diede vita alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, volta ad evitare il riscaldamento globale dovuto all'intervento umano.

  Nel febbraio 2005 è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto, il Trattato internazionale che implementa la Convenzione fissando degli obiettivi, legalmente vincolanti per i paesi industrializzati, di riduzione delle emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra, per l'Italia la riduzione è  del 6,5% rispetto ai livelli del '90.

Le temperature medie mondiali nel frattempo sono già aumentate di quasi un grado.  Sulla base delle migliori conoscenze scientifiche disponibili, i governi, come l'Unione Europea, hanno fissato la soglia del riscaldamento pericoloso a 2 gradi rispetto al periodo preindustriale.

  La comunità  internazionale ritiene infatti che sorpassare una temperatura di due gradi potrebbe significare oltrepassare una "soglia critica", quello che viene definito un "Tipping Point" cioè il punto di non ritorno oltre la quale il sistema climatico, di per sè molto complesso e con dinamiche non lineari, sarebbe fuori controllo per le esigenze umane.

  

 

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Ambiente

 

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