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Dopo il primo sì ottenuto martedì nelle votazioni sul decreto fiscale, quando l'aula di palazzo Madama ha approvato i presupposti di urgenza del provvedimento oggi è iniziata la fase cruciale per il collegato alla Finanziaria. Il testo, che contiene fra l'altro tutte le nuove disposizioni in materia di lotta all'evasione fiscale è all'esame dell'Aula e si tratterà di capire come si
Duro attacco della Lega Nord al senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi
Roma, 16-11-2006
Dopo il primo sì ottenuto martedì nelle votazioni sul decreto
fiscale, quando l'aula di palazzo Madama ha approvato i presupposti di urgenza
del provvedimento oggi è iniziata la fase cruciale per il collegato
alla Finanziaria. Il testo, che contiene fra l'altro tutte le nuove disposizioni
in materia di lotta all'evasione fiscale è all'esame dell'Aula e si tratterà di
capire come si concluderà la battaglia sugli emendamenti tra maggioranza e
opposizione. Il governo ha intanto ottenuto un altro risultato positivo
incassando un nuovo sì, dopo quello sui presupposti d'urgenza, con il voto
contrario alle pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione. I
senatori potranno così ora affrontare i contenuti del decreto e passare
all'esame degli ementamenti.
Il via libera alla
discussione è arrivato con 154 voti favorevoli alla pregiudiziale e 160
contrari; la maggioranza richiesta era di 158. La Casa delle libertà ha
polemizzato contro i senatori a vita, presenti 5 su 7 che hanno espresso
un voto contrario. Dopo il secondo voto la protesta è partita dal deputato di
Alleanza nazionale Francesco Storace che ha urlato «viva i senatori a vita,
vergogna». Un applauso ironico, dai banchi del centrodestra, si è levato contro
Ciampi, Cossiga, Levi Montalcini, Colombo e Scalfaro. Si è anche alzato un coro,
«vergogna», che ha visto tra i più attivi i forzisti Quaglieriello, Guzzanti e
Ombretta Colli. Immediata la replica della maggioranza: «C'è un fatto,
soprattutto, che li fa imbestialire e lo capisco, abbiamo vinto con uno scarto
tale che anche se i senatori a vita non fossero venuti avremmo vinto comunque -
ha dichiarato il capogruppo dei Ds Anna Finocchiaro -: ancora una volta la loro
spallata è stata evidentemente rinviata dalla compattezza della maggioranza».
La rabbia della CdL
La Cdl punta in ogni caso
a serrare le fila e a provare a dare la «spallata» al governo contando su
qualche assenza e defezione nei banchi della maggioranza. E avverte che non
sarebbe tollerabile che sul decreto il governo ponesse la fiducia, come invece
sembra accertato avverrà alla Camera sul testo della Finanziaria. Renato
Schifani, di Forza Italia, definisce l'eventuale ricorso alla fiducia «un gesto
di prepotenza, ma anche di debolezza politica» e ancora «l'ennesimo blitz di
questa maggioranza contro la democrazia parlamentare».
La Cdl, ha aggiunto Schifani, presenterá non più di 100 emendamenti al decreto fiscale «proprio per non fornire alcun alibi al governo». Il ricorso alla fiducia non viene escluso dal diessino Antonio Cabras, secondo cui questa potrebbe essere posta nelle votazioni di venerdì o martedì prossimo perché «dobbiamo andare avanti velocemente, realizzando la manovra economica del governo».
La battaglia, dunque è solo alle prime battute . Soprattutto
perché sul fronte politico si delinea anche un possibile disimpegno nella
battaglia da parte della Lega Nord che attraverso Francesco Speroni, da sempre
uno dei «colonnelli» di Bossi, ha fatto sapere di essere pronta a valutare un
appoggio esterno al governo in cambio di un impegno concreto sul federalismo.
A Montecitorio
Fonti governative non
escludono la convocazione di una riunione del Consiglio dei ministri già nel
pomeriggio e che la fiducia possa essere chiesta stasera. Il governo sta già
lavorando al testo del maxiemendamento: una riunione con la maggioranza
conclusasi ieri notte, ha fatto il punto sui suoi contenuti. Il voto sulla
fiducia dovrebbe quindi esserci sabato, entro ora di pranzo. Probabile che il
voto sulla manovra slitti, invece, a lunedì.
Il presidente
della commissione Difesa del Senato Sergio De Gregorio ha votato contro il
decreto fiscale quando l'opposizione ha posto la questione delle pregiudiziali
di costituzionalita' del provvedimento. Lo ha riferito ai giornalisti il
capogruppo di Forza Italia Renato Schifani, sottolineando come a Palazzo Madama
il rapporto di forze sia paritario con l'acquisizione del voto dell'ex senatore
dell'Italia dei Valori. "Con De Gregorio siamo 157 a 158, ma visto che il
presidente Marini non vota siamo pari. Sono i senatori a vita che salvano il
governo", protesta Schifani.
Bagarre
Ad
aprire il 'fuoco' delle polemiche in Aula è stato il capogruppo della Lega
Roberto Castelli, che ha protestato contro l'atteggiamento dei senatori a vita,
e in particolare quello di Carlo Azeglio Ciampi, che a suo avviso non avrebbe
mai sottoscritto un provvedimento di tal genere sotto la sua presidenza. A
Castelli ha replicato Anna Finocchiaro, secondo la quale, anche senza il voto
dei cinque senatori a vita, il centrosinistra avrebbe comunque respinto le
pregiudiziali e "la spallata se la possono scordare". I numeri dell'aula dicono
160 a 154 per il centrosinistra nella prima votazione, 161 a 154 nella
seconda. Per Renato Schifani, capogruppo di FI "i senatori a vita hanno
determinato un voto di sopravvivenza per un governo che non ha il consenso degli
italiani. È un fatto senza precedenti. Non hanno un mandato elettorale, in
presenza di situazioni cosi' delicate avrebbe l'obbligo morale di astenersi". Il
vicepresidente leghista Roberto Calderoli ha inoltre fatto presente, replicando
al presidente Franco Marini che chiedeva di non sollevare piu' la questione, a
suo avviso gia' ampiamente dicussa, che i senatori a vita dovrebbero allora
lavorare in commissione come tutti gli altri, e non venore in aula a votare
provvedimenti o la fiducia: "Vadano a lavorare, perché lo stipendio lo prendono
come tutti gli altri - ha detto Calderoli - e di sette solo due normalmente
partecipano ai lavori dell'Aula e delle commissioni".
"La gazzarra inscenata anche oggi da una parte dell'opposizione contro i senatori a vita, in particolare contro il presidentee Ciampi, è come sempre barbara e ingiustificata. Ma stavolta è ancora più pretestuosa del solito. Il voto dei senatori a vita sulla costituzionalità del decreto fiscale non è stato infatti decisivo", atttacca il presidente dei senatori del Prc Giovanni Russo Spena, che spera che "a questo punto l'opposizione si decida a prendere atto del fatto che anche al Senato c'è la maggioranza, e inizi a fare politica invece di vagheggiare in possibili spallate".
Marini: cercherò di evitare la fiducia
"Spero che il
Senato, i gruppi nel loro lavoro, creino le condizioni per poter evitare la
fiducia. Per quanto mi riguarda mi adopererò non solo con il governo ma anche
con i gruppi parlamentari per cercare le strade per evitare la fiducia. Pero' mi
fermo davanti alle prerogative di altri organi costituzionali", ha detto il
presidente del Senato Franco Marini, intervenendo in aula sul decreto fiscale
collegato alla legge Finanziaria.
Tv digitale
Fra le novità delle ultime
ore, sgravi fiscali per chi acquista una televisione dotata anche di
sintonizzatore digitale: lo prevede un emendamento del governo alla Finanziaria
presentato in aula. L'agevolazione consiste in una detrazione del 20% delle
spese sostenute entro il 31 dicembre 2007, fino a mille euro. Bisognerà però
dimostrare di essere in regola con il pagamento del canone Rai. Per tale misura
il governo ha deciso di stanziare 40 milioni nel 2008.
La Banca d'Italia rinnova l'invito a intervenire sul sistema pensionistico italiano e, in particolare, ritiene "necessarie misure in gradi di aumentare l'eta' effettiva di pensionamento per conciliare l'erogazione di pensioni di importo adeguato con la sostenibilita' finanziaria del sistema contributivo".
Sara' un maxi-emendamento alla Finanziaria quello su cui il governo chiedera' la fiducia alla Camera. Il Consiglio dei ministri potrebbe essere gia' convocato domani e chiedere la fiducia domani stesso, o al più tardi venerdi'.
