Libano. Mezzo milione di persone in piazza per i funerali di Gemayel. Prodi a Le Figaro: bisogna dialogare con la Siria

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Una oceanica manifestazione anti siriana. Centinaia di migliaia di libanesi, almeno mezzo milione, affollano da ore la centrale Piazza dei Martiri a Beirut, in attesa dei funerali di Pierre Gemayel, il giovane ministro cristiano maronita dell'Industria, assassinato martedì e la cui salma è giunta attorno alle 12 italiane nella vicina cattedrale cattolico-maronita di San Giorgio, dove verranno celebrate le esequie

 
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Migliaia di persone in piazza

Migliaia di persone in piazza

Parigi, 23-11-2006

Una oceanica manifestazione anti siriana. Centinaia di migliaia di libanesi, almeno mezzo milione, affollano da ore la centrale Piazza dei Martiri a Beirut, in attesa dei funerali di Pierre Gemayel, il giovane ministro cristiano maronita dell'Industria, assassinato martedì e la cui salma è giunta attorno alle 12  italiane nella vicina cattedrale cattolico-maronita di San Giorgio, dove verranno celebrate le esequie. Migliaia le bandiere biancorosse del Libano che sventolano in Piazza dei Martiri, e molti gli slogan contro la Siria. Dalle pagine del quotidiano francese Le Figaro, il premier italiano Romano Prodi avverte: "Non parlare con i siriani non è una soluzione. L'obiettivo primario è di garantire l'indipendenza del Libano. Ciò vuole dire anche l'indipendenza della Siria". 

Raccogliendo l'appello dei partiti della maggioranza parlamentare antisiriana raccolti nella coalizione delle 'Forze del 14 Marzo' per trasformare i funerali di Gemyael in un' imponente manifestazione pacifica, i dimostranti, provenienti da ogni parte del Libano, continuano ad affluire sin dal primo mattino nella Piazza dei Martiri.

Basta morte 
Sventolando bandiere nazionali, dei partiti cristiani della Falange e delle Forze libanesi, del Partito socialista progressista druso e del movimento Mostqabal (Futuro) sunnita, i dimostranti inalberano striscioni su cui si legge: 'Non più morte', 'Vogliamo vivere' (con sotto il ritratto di Gemayel), 'La patria prima della politica'. Altri striscioni si riferiscono invece al Tribunale internazionale chiamato a giudicare i responsabili dell'ondata di omicidi politici cominciata in Libano nel febbraio 2005 con l'assassinio dell'ex premier Rafik Hariri e alla diverse risoluzioni approvate dal Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla crisi libanese, compresa la 1701 che ha posto fine alla guerra d'estate tra Israele e i guerriglieri del movimento sciita Hezbollah. "Perche' avete paura del Tribunale?', '1701 adesso', '1559, 1680, 1701: cos'e' che non avete capito?', recitano gli striscioni. 

Prodi: ecco cosa chiedere ad Assad 
"Occorre mettere i siriani di fronte alle loro responsabilità, in modo chiaro ed aperto. Occorre anche fare pressione su loro", spiega Prodi nell'intervista a Le Figaro pubblicata questa mattina, in vista dell'incontro bilaterale Italia-Francia di domani a Lucca. "La missione in Libano è di giorno in giorno più difficile – ha detto il premier italiano - E la presenza dell'Unifil è di giorno in giorno più necessaria".

Con il presidente della Francia "siamo d'accordo nel merito. So che il presidente Chirac è stato profondamente ferito, ancor piu' di me, dall'assassinio di Rafic Hariri. Ha ragione. La sola differenza è che io penso che si debba far pressione sui siriani attraverso un dialogo diretto e concreto. Fra Jacques Chirac e me c'è una differenza di tattica, non di sostanza".

Ma l'Italia e' impegnata in Medio Oriente anche in un una nuova iniziativa comune con Parigi e Madrid, per una soluzione negoziata e pacifica del conflitto israelo-palestinese. "Con Jacques Chirac e Jose' Luis Zapatero, siamo d'accordo sul fatto che uno status quo non era accettabile e che occorreva un impegno dell'Europa per uscire dal vicolo cieco".

 

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La vignetta di Gianni Carino

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