Chiesa. Benedetto XVI: la guerra in nome di Dio non e' mai accettabile. Aborto e eutanasia scempio della vita

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Aborto, eutanasia, corsa all'atomica. E ancora: la guerra in nome di Dio. Nel messaggio per la celebrazione della giornata mondiale della pace del primo gennaio 2007 Benedetto XVI lancia un allarme contro quelle che identifica come le grandi minacce per l'umanità, accomunate dallo "scempio della vita umana".

 
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Benedetto XVI

Benedetto XVI

Città del Vaticano, 12-12-2006

Aborto, eutanasia, corsa all'atomica. E ancora: la guerra in nome di Dio. Nel messaggio per la celebrazione della giornata mondiale della pace del primo gennaio 2007 Benedetto XVI lancia un allarme contro quelle che identifica come le grandi minacce per l'umanità, accomunate dallo "scempio della vita umana".

Il testo, intitolato  'La persona umana, cuore della pace', è stato diffuso dalla sala stampa della Santa Sede nelle sei lingue ufficiali: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e portoghese, ma verra' successivamente tradotto anche in arabo, russo, polacco e in molte altre lingue.

Il diritto alla vita non è nelle mani dell'uomo 
Accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono - afferma il Papa nel Messaggio per la Giornata della Pace - le morti silenziose provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia". "Come non vedere in tutto questo - si chiede il Papa - un attentato alla pace? L'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace". "Il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase - ricorda inoltre il Pontefice - stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità. Il diritto alla vita e alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere dell'uomo. La pace ha bisogno che si stabilisca un chiaro confine tra ciò che è disponibile e ciò che non lo è: saranno così evitate intromissioni inaccettabili in quel patrimonio di valori che è proprio dell'uomo in quanto tale".


Basta ideologie che incitano alla violenza in nome di Dio 
"Non si può ammettere - ammonisce Benedetto XVI - che vengano coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili - prosegue la condanna del Papa - sono concezioni di Dio che stimolino all'insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza nei loro confronti. Quando una certa concezione di Dio è all'origine di fatti criminosi è segno che tale concezione si è già trasformata in ideologia". Nel paragrafo intitolato "Visioni riduttive dell'uomo", il Papa sottolinea l'urgente necessita' ad "impegnarsi per dar vita a una ecologia umana che favorisca la crescita dell'albero della pace. Per tentare una simile impresa - prosegue Papa Ratzinger - è necessario lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all'odio e alla violenza".

Per Benedetto XVI, dunque, "la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le visioni riduttive dell'uomo, ossia tra le ideologie. Lo e' anche dall'indifferenza per cio' che costituisce la vera natura dell'uomo". "Una visione 'debole' della persona - conclude il Pontefice - solo apparentemente favorisce la pace, in realtà impedisce il dialogo autentico e apre la strada all'intervento di imposizioni autoritarie, finendo cosi' per lasciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda dell'oppressione e della violenza". 

Il messaggio è stato 
presentato questa mattina in Vaticano dal cardinale Renato Martino, Presidente del Pontificio consiglio Giustizia e pace.

Ecologia della pace
C'è un nesso particolarmente stretto, afferma il Papa, fra l'ecologia e l'altro problema "ogni giorno più grave dei rifornimenti energetici". "In questi anni - si legge nel messaggio - nuove nazioni sono entrate con slancio nella produzione industriale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una nuova corsa alle risorse disponibili che non ha confronto con situazioni precedenti".

Non basta la non proliferazione, bisogna distruggere le armi 
"Altro elemento che suscita grande inquietudine - si legge nel testo - è  la volonta', manifestata di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari. Ne e' risultato ulteriormente accentuato il diffuso clima di incertezza e di paura per una possibile catastrofe atomica". "Cio' riporta gli animi - afferma il Papa - indietro nel tempo, alle ansie logoranti del periodo della cosiddetta guerra fredda".

"Purtroppo - si legge nel testo - ombre minacciose continuano ad addensarsi all'orizzonte dell'umanita'. La via per assicurare un futuro di pace per tutti e' rappresentata non solo dagli accordi internazionali per la non proliferazione delle armi nucleari, ma anche dall'impegno di perseguire con determinazione la loro diminuzione e il loro definitivo smantellamento". Su questo fronte, si afferma, "è in gioco il destino dell'intera umanità".

Donne sfruttate
Un'altra minaccia alla pace viene dalle disuguaglianze che permangono nell'esercizio dei diritti fondamentali fra uomo e donna, anzi in certi contesti culturali esistono ancora situazioni di sottomissione della donna all'arbitrio dell'uomo. "Penso - scrive il Papa nel messaggio - allo sfruttamento di donne trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la loro dignita'; penso anche, in contesto diverso, alle visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all'arbitrio dell'uomo con conseguenze lesive per la sua dignita' di persona e per l'esercizio delle stesse liberta' fondamentali".

In Libano ignorato il diritto internazionale
Alla vigilia dell'udienza che concederà domani al premier Olmert, Benedetto XVI condanna Israele per le violazioni perpetrate in Libano. Lo fa con molta chiarezza nel messaggio per la Giornata della Pace richiamando gli Stati al rispetto del "diritto internazionale umanitario", elaborato, ricorda, "a partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili connessi con la comune natura degli uomini".

"Alla sua osservanza - afferma - gli Stati sono impegnati anche in caso di guerra". E ciò, denuncia, "purtroppo non ha trovato coerente attuazione, a prescindere dal passato, in alcune situazioni di guerra verificatesi di recente. Cosi', ad esempio, è avvenuto nel conflitto che mesi fa ha avuto per teatro il Libano del Sud, dove l'obbligo di proteggere e aiutare le vittime innocenti e di non coinvolgere la popolazione civile e' stato in gran parte disatteso". Secondo il Papa, "la dolorosa vicenda del Libano e la nuova configurazione dei conflitti, soprattutto da quando la minaccia terroristica ha posto in atto inedite modalita' di violenza, richiedono che la comunita' internazionale ribadisca il diritto internazionale umanitario e lo applichi a tutte le odierne situazioni di conflitto armato, comprese quelle non previste dal diritto internazionale in vigore".

 

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