Roma, 09-01-2007
Una Fondazione con un Cda di sei membri di cui quattro di nomina parlamentare e
due nominati dalle Regioni, che durano in carica sei anni ma i cui due terzi
vengono rinnovati ogni due. La fondazione farà capo a tre società Rai con
altrettanti Cda, di cui una per gestire la rete e due il prodotto.
Di
queste ultime, una finanziata prevalentemente dal canone e l'altra dalla
pubblicità. Tutto fondato sul contratto di servizio tra Rai e Stato, che sarà
rinnovato ogni sei anni e sancirà il canone che sarà però deciso ogni tre.
Questi i punti fondamentali delle Linee guida per la Rai, presentati oggi dal
Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni.
"Si tratta delle ipotesi
principali - ha spiegato - che saranno proposte al dibattito pubblico per
arrivare entro marzo ad una proposta di Ddl del governo".
Il
nuovo assetto organizzativoLe linee guida per la riforma della Rai
presentate oggi dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, prevedono un
nuovo assetto organizzativo per Viale Mazzini, con la creazione di tre distinte
società operative, all'interno di una Rai che resta però di proprietà pubblica,
"come prevede il programma dell'Unione": una società che gestisce gli impianti
della rete, una a prevalente finanziamento pubblico, una finanziata
esclusivamente dalla pubblicità.
Ciascuna delle tre società avrà un
consiglio di amministrazione, nominato dalla Fondazione-azionista, che
funzionerà in base alle norme del Codice Civile. Duplice, secondo Gentiloni,
l'obiettivo di quella che definisce la "proposta principale" per il futuro
assetto di Viale Mazzini: "garantire una più chiara separazione tra ciò
che è finanziato dal canone e ciò che è basato sugli introiti
pubblicitari e creare le condizioni per eliminare l'eccessiva dipendenza del
servizio pubblico dalla pubblicità, che rende difficile la sua differenziazione
dalla tv commerciale".
La presenza di una società interamente finanziata
dalla pubblicità, con indici di affollamento da tv commerciale, facente capo a
una delle tre reti Rai ("quale, spetterà all'azienda deciderlo", ribadisce
Gentiloni) non apre necessariamente le porte a una sua privatizzazione:
"Non è irrealistico ipotizzare la presenza di un competitor su un mercato
aperto che abbia però proprietà pubblica. Ovviamente tale società non potrebbe
però ricevere anche le risorse del canone. Pensiamo all'inglese Channel 4, una
tv pubblica interamente finanziata dagli spot".
Spetterà inoltre alla
Fondazione decidere l'eventuale societarizzazione di altri rami d'azienda:
Gentiloni, per esempio, vedrebbe con favore quella della radio, "per garantirle
maggiore autonomia, anche grazie a una quota garantita di canone, e evitare che
sia una 'sorella minore' nel sistema".