Londra, 10-01-2007
Il primo ministro britannico, Tony Blair, ritiene che sia dovere del suo Paese
appoggiare coloro che combattono i terroristi. Tali sono quelli presi di mira
dai raid aerei statunitensi nel sud della Somalia, perché costituiscono una
minaccia per il mondo intero. "E' nell'interesse di tutti che in Somalia prenda
l'avvio un processo di pace", ha detto Blair intervenendo alla Camera dei
Comuni.
"Alcuni di quegli estremisti che hanno fatto ricorso a metodi
violenti per farsi strada in Somalia costituiscono una minaccia non soltanto per
il mondo esterno ma anche per i somali", ha aggiunto. "Credo che sia giusto,
ogni volta che si tenti di distorcere il processo decisionale interno e di
impedire che il popolo scelga la propria strada, esprimersi a sostegno di coloro
che combattono quel terrorismo e dare alla gente la possibilità di una vita
migliore".
Francia preoccupata
Invece il ministero
degli Esteri francese ha espresso la sua "preoccupazione" per le
"operazioni militari americane" in Somalia, perché "complicano la situazione e
possono accrescere le tensioni che sono già vive nel Paese".
Il
portavoce del Quai d'Orsay, Jean-Baptiste Mattei, ha anche "deplorato le vittime
civili causate da questi bombardamenti".
"Il Corno d'Africa - ha
spiegato Mattei - è una regione fragile, che bisogna rendere stabile. In
Somalia noi sosteniamo le iniziative regionali ed internazionali che tendono a
ridurre le tensioni, a favorire la riconciliazione nazionale e a permettere così
la ripresa del funzionamento delle istituzioni".
D'Alema: nostre
posizioni simili a quelle Ue e Onu"Confermo quanto dichiarato ieri,
e cioè l'espressione di preoccupazione e critica per scelte unilaterali che
rischiano di aggravare le tensioni". Il ministro degli Esteri Massimo D'Alema,
al termine della visita di due giorni in Slovenia, ribatte così a chi ha
giudicato troppo dura la sua posizione sui bombardamenti statunitensi nel sud
della Somalia. D'Alema giudica che "d'altro canto, quello che io ho detto è
molto simile a quanto è stato detto dalla Norvegia - il Paese che presiede
il Gruppo di Contatto per la Somalia - dall'Unione europea, dal commissario Ue
Louis Michel, che è quello che si occupa dell'Africa, dal segretario
generale delle Nazioni Unite e molti altri".