Storia. Gentile: "I diari di Mussolini sono falsi"

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I diari di Mussolini, portati alla ribalta dal senatore Dell'Utri sono un bufala. Questo il verdetto di Emilio Gentile, docente di Storia contemporanea all'Università La Sapienza di Roma.

 
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Benito Mussolini da Wikipedia

Benito Mussolini da Wikipedia

Roma, 15-02-2007

I diari di Mussolini, portati alla ribalta dal senatore Dell'Utri sono un bufala. Questo il verdetto di Emilio Gentile, docente di Storia contemporanea all'Università La Sapienza di Roma, visiting professor dalla Francia al Connecticut, autore di numerosi saggi sul tema. Per lui, le agende dal 1935 al 1939 proposte da Dell'Utri, sono un bluff. Nel senso che non sarebbero state scritte dal Duce.

Gentile riporta la sua bocciatura su "L'Espresso" di domani con dovizia di particolari. "Nessuna novità, nessuna originalità" scrive Gentile sul settimanale, ma anche "tante cronache, tutte copiate" e "nomi sbagliati e una grammatica zoppicante". Per Gentile, inoltre, "inspiegabili altre numerose anomalie" delle quali compila uno sterminato elenco. "L'istruttore maggiore Testone", citato ad esempio il 28 maggio 1935 a proposito del conseguimento del brevetto di pilota del figlio Bruno, in realtà si chiama Angelo.

Un verdetto contrario ha quello pronunciato da Dell'Utri che aveva accettato le perplessità degli storici ("altrimenti che storici sarebbero") ma assicurando che sui diari c'è la perizia di autenticità. Chi ha fatto l'autentica il senatore forzista non lo ha detto, ma nella sua sicurezza ha aggiunto: "Per la loro pubblicazione si attende la liberatoria degli eredi. Per ora sono nella cassaforte di un notaio".

Parole che, sottolinea il periodico, pesano come piombo, perché Gentile ha studiato quei diari per circa due mesi. A partire dal novembre 2004, quando sono stati offerti al giornale da Maurizio Bianchi, figlio del partigiano Lorenzo della cinquantaduesima brigata Garibaldi, il quale, scrive ancora il settimanale, li avrebbe ricevuti il 27 aprile 1945 a Dongo, dopo l'arresto di Mussolini.

"L'Espresso" ha anche commissionato una perizia calligrafica e fisico chimica dagli esiti non confortanti. Poi si è rivolto al professor Gentile. E per rendere possibile il suo lavoro, gli ha consegnato le fotocopie di tutti e cinque i diari. Risultato, la scoperta di strafalcioni tanto clamorosi e diffusi, da dover essere catalogati in quattro categorie: "Nomi errati ed errori grammaticali, discordanze cronologiche, incongruenze e inesattezze". Con l'aggiunta, se non bastasse, di interi brani molto, ma molto simili alle cronache pubblicate sui quotidiani dell'epoca.

 

La vignetta di Gianni Carino

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