Morto giornalista Ivan Savronov, Kommersant: indagava sul traffico di armi con Siria e Iran

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Ivan Safronov stava conducendo una inchiesta su un presunto piano per un traffico clandestino di armi russe ad alta tecnologia con Siria e Iran. Lo sostiene il quotidiano per il quale lavorava, Kommersant.

 
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Il Cremlino

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Mosca, 06-03-2007

Stava conducendo una inchiesta su un presunto piano per un traffico clandestino di armi russe ad alta tecnologia con Siria e Iran Ivan Safronov, il giornalista ed ex colonnello morto venerdì a Mosca dopo essere precipitato da una finestra del caseggiato dove abitava. Lo sostiene il quotidiano per il quale Safronov lavorava, Kommersant.

Il giornalista, che aveva recentemente partecipato alla fiera degli armamenti ad Abu Dhabi, aveva confidato a dei colleghi di voler verificare alcune informazioni su possibili rifornimenti segreti di caccia Sukhoi 30 alla Siria e di complessi missilistici S-300 all'Iran tramite la Bielorussia. Contratti occultati per evitare le critiche occidentali.

Secondo Kommersant, dalla capitale degli Emirati arabi uniti Safronov aveva telefonato in redazione per dire di aver trovato le conferme che cercava e annunciare la stesura di un articolo che avrebbe fatto scalpore. Dopo il ritorno a Mosca, aveva dapprima detto di aver cambiato idea, per non incorrere in un procedimento penale per violazione dei segreti di Stato: persone delle quali non aveva fatto il nome gli avevano intimato di non pubblicare informazioni aggiuntive ottenute ad Abu Dhabi sulla possibile vendita alla Siria di sistemi missilistici tattici Iskander. Poi aveva deciso di scrivere comunque l'articolo, stando ai colleghi, limitandolo però alla descrizione delle tecniche pensate per il transito degli armamenti via Minsk.

La procura di Mosca, affermano Kommersant e l'agenzia Ria Novosti, ha aperto una inchiesta per istigazione al suicidio. Tutti i testimoni concordano nell'affermare che non si sono uditi rumori insoliti, e che nessuno ha lasciato l'edificio dopo la caduta del giornalista. Ma Kommersant lascia intendere che si tratterebbe solo di una mossa per mettere le mani sulle carte private e i tabulati telefonici di Safronov, e per interrogare i colleghi. Il tipo di indagine non sembra destinato ad approdare da nessuna parte, in un paese dove anche per omicidi palesi e clamorosi come quello di Anna Politkovskaia, la giornalista di opposizione assassinata in ottobre a colpi di pistola, non si è riusciti ad effettuare arresti.

Il segretario dell'unione dei giornalisti russi, Igor Iakovenko, ha annunciato una inchiesta parallela della stampa: "E' ovvio che non si tratti di un suicidio - ha detto alla radio Eco di Mosca - è alta la probabilità che sia stato ucciso mentre faceva il suo mestiere di giornalista".

Secondo quanto affermato nel mese di gennaio dal Comitato per la Protezione dei Giornalisti (Committee to Protect Journalists, con sede a New York), dal 1992 sono stati uccisi bel 44 giornalisti russi: più di ogni altro Paese con l'esclusione di Iraq e Algeria.

 

La vignetta di Gianni Carino

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