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I segnali più preoccupanti, secondo il rapporto, arrivano dall'Asia, dai Paesi dell'ex blocco sovietico e dall'America Latina. Migliora la situazione, invece, in numerosi Paesi, compresa l'Italia.
In Italia mercato tv non equilibrato
New York, 02-05-2007
La libertà di stampa non va di moda nel mondo, almeno secondo i dati del
2006. Va un po' meglio, invece, in Italia, dove il grande problema era il
conflitto di interessi di Silvio Berlusconi quando era al governo. E' quanto
emerge dal Rapporto
sullo stato dell'informazione diffuso dalla ong americana Freedom House, a
New York, alla vigilia World Press Freedom Day, la giornata mondiale per la
libertà di stampa, domani 3 maggio.
Promossi dal
voto
I segnali più preoccupanti, secondo il rapporto, arrivano
dall'Asia, dai Paesi dell'ex blocco sovietico e dall'America Latina. Migliora la
situazione, invece, in numerosi Paesi, compresa l'Italia, quest'anno
finalmente nell'elenco dei Paesi che beneficiano di una informazione libera.
Tutto, o quasi, merito dell'ultimo voto politico che ha portato
all'allontanamento dal governo dell'ex premier Silvio Berlusconi. L'Italia "era
l'unico membro dell'Unione Europea ad apparire nella categoria dei Paesi
'parzialmente liberi' - si legge nel rapporto della Freedom House
- ed è stata promossa nel 2006 soprattutto in conseguenza della fine
dell'incarico di presidente del Consiglio del magnate dell'informazione Silvio
Berlusconi".
"Il rating del Paese era stato abbassato nel 2003 a causa dell'eccessiva concentrazione dei media e dell'influenza politica sui contenuti dell'informazione durante il governo del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La fine del suo mandato nel 2006 ha portato la promozione dell'Italia da 'Parzialmente Libera' a 'Libera' ". Ora che l'Italia finalmente è tornata un Paese libero, per Freedom House, resta comunque a metà classifica, al 61esimo posto, a pari merito con Israele, Capo Verde, Guyana e São Tomé e Principe.
"Anche se l'informazione privata resta concentrata nelle mani di Mediaset,
controllata da Berlusconi, la principale emittente pubblica Rai non è più
sotto il suo controllo", si legge nel report, che sembra tenere in scarsa
considerazione il ruolo di Sky, la diffusione del digitale terrestre tv, le
decine di testate nazionali di carta stampata, le migliaia di radio private, la
presenza di autority della Comunicazione e della Conccorenza. Tutto
inutile, o quasi. Restano paesi più liberi di noi, assicura Freedom House,
Giamaica Costa Rica, Belize, Suriname, Trinidad e Tobago, Ghana e Guyana.
Ancora peggiore, scorrendo la classifica, la situazione in Corea del Sud
(66esimo posto in classifica ma ancora nell'ambito dei Paesi dove
esiste libertà di stampa), Bulgaria (76), India (77), Brasile e Romania
(90), Messico (102), Turchia e Argentina (105). In tutti questi paesi la
libertà è solo parziale.
Informazione sotto controllo
In fondo alla
graduatoria che comprende 195 Paesi c'è la Corea del Nord, con Libia e Cuba che
fanno segnare un risultato di poco migliore, penultime, al 191mo posto per la
libertà dell'informazione, che secondo la Freedom House non esiste. Male, al
181esimo posto, a pari merito anche la Cina, l'Iran e i Territori
Palestinesi.
Pericolo internet
Severissima bocciatura anche per
la Russia di Vladimir Putin che si assesta al 164esimo posto, due punti
sopra il Kazakistan. Poco meglio, al 161mo posto, il Venezuela di Hugo Chavez,
l'Iraq del post Saddam Hussein, (posizione n. 158), l'Afghanistan post talebano
(154)
L'associazione mette in guardia da un nuovo tipo di restrizioni alla libertà di informazione, quella che riguarda Internet: censura, intimidazioni o chiusura dei siti che offrono informazione alternativa ai canali ufficiali i mezzi con cui il potere imbavaglia la libertà di stampa.
Libertà maggiore nei paesi piccoli
Tra i primi
della classe ci sono i finlandesi e gli islandesi, a pari merito. Sono i Paesi
dove l'informazione è più libera al mondo. Terzi, sempre alla pari, ci sono
il Belgio, la Danimarca, la Norvegia e la Svezia. Completano la top ten
Lussemburgo e Svizzera, 7 posto, e Andorra, Olanda e Liechtenstein, al nono
posto. Ben piazzato il Portogallo, dodicesimo, la Giamaica (15), Germania,
Irlanda e Stati Uniti (16), Canada e San Marino (22).
La Gran
Bretagna è al trentunesimo posto, la Francia e il Giappone trentanovesime,
la Spagna quarantaseiesima. Rispetto all'anno precedente lo studio segnala la
situazione in Tailandia, Sri Lanka, Pakistan e Filippine. Passi indietro sono
segnalati anche in Venezuela, Argentina, e Brasile. In alcuni casi è
colpa dei governi, in altri del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza
interne.
