D'Alema, la conferenza di Sharm el Sheikh sull'Iraq rappresenta un "notevole passo avanti"

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Secondo Massimo D'Alema, ora si tratta di "creare le condizioni" per la fine della presenza militare straniera in Iraq.

 
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Massimo D'Alema

Massimo D'Alema

Sharm el Sheikh, 04-05-2007

La conferenza internazionale di Sharm ha rappresentato un "notevolissimo passo in avanti", secondo Massimo D'Alema, ora si tratta di "creare le condizioni" per la fine della presenza militare straniera in Iraq. "Sta cambiando il clima internazionale" dice il ministro degli Esteri  con un certo ottimismo, lasciando i lavori della ministeriale nel nuovissimo centro congressi del Sinai.

"Il clima e' quello di una collaborazione e di un dialogo - osserva - mentre solo quattro mesi fa l'idea di discutere intorno allo stesso tavolo con la Siria e con l'Iran del futuro dell'Iraq poteva sembrare un'idea assurda, e se si e' aperta questa nuova fase nelle relazioni internazionali e' anche per merito dell'Italia". Quello di Sharm, spiega il vicepremier, non e' stato un episodio isolato: "Si e' deciso di proseguire un lavoro comune attraverso gruppi di lavoro e di rinconvocare questo formato - annuncia - la prossima riunione sara' ad Istanbul".

Il ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, ha accusato gli Stati Uniti di azioni terroristiche in Iraq, ma poi le due delegazioni hanno avuto un incontro a "livello di esperti", a margine dei lavori. Deluse le aspettative di quanti auspicavano un incontro diretto tra il capo della diplomazia iraniana e il segretario di Stato americano, signora Condoleezza Rice. "Ma l'incontro tra i rispettivi ambasciatori e' stato un primo passo", ha sottolineato il ministro degli Esteri iracheno, Zebari.

D'Alema minimizza sulle tensioni fra Washington e Teheran
"Penso che tutti ritengano che la presenza militare straniera debba cessare il prima possibile in Iraq - commenta D'Alema - il problema e' quello di crearne le condizioni in termini di contributo alla stabilizzazione del paese, sempre tenendo conto di quelli che devono effettivamente decidere di questa materia: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il governo iracheno".

D'Alema plaude al "lavoro comune" per aiutare il processo di stabilizzazione e riconciliazione nazionale iracheno, oltre che la lotta al terrorismo. Tutt'altro che scontato, da parte di "paesi che finora hanno avuto posizioni molto diverse".
E mette in evidenza il contesto caratterizzato dalla "franchezza" e un risultato fatto di "principi e gli impegni comuni", di un "programma" e del "forte sostegno internazionale".

"E' stato indicato con molta chiarezza che cosa vuol dire riconciliazione nazionale, cosa si deve fare sulla base anche del programma del governo iracheno, anche per correggere errori che sono stati compiuti nel passato, come il processo di 'debaathificazione' o la dissoluzione delle forze armate irachene" osserva, sottolineando la necessita' futura di "rinnovare la costituzione e garantire effettivamente tutte le componenti della societa' irachena".

A Sharm si e' realizzato un modello "di cooperazione e non di scontro", una chiave di collaborazione "interessante" che puo' essere applicata "anche ad altre crisi regionali e locali" nella visione di D'Alema. Il riferimento è al Libano e all'Afghanistan.

 

La vignetta di Gianni Carino

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