Sfratti, Di Pietro: "No alla proroga, lo Stato faccia la sua parte"

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No alla proroga degli sfratti che scadranno il 15 ottobre prossimo. Il ministro chiede dunque di farsi carico di "una serie di interventi per evitare che queste 2.500 famiglie finiscano sotto i ponti ma restituendo il diritto di proprieta' ai proprietari".

 
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2.500 famiglie coinvolte

2.500 famiglie coinvolte

Roma, 22-09-2007

No alla proroga degli sfratti che scadranno il 15 ottobre prossimo. Lo sottolinea il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro - in un intervento sul suo blog - spiegando che "c'è chi dice che si dovrebbe rinnovare" ma "il proprietario non può pagare l'incapacità dello Stato di dare risposte ai più deboli". Il ministro chiede dunque di farsi carico di "una serie di interventi per evitare che queste 2.500 famiglie finiscano sotto i ponti ma restituendo il diritto di proprietà ai proprietari".

Il ministro Di Pietro torna a parlare poi del piano casa. "Credo che vadano previste somme - scrive Di Pietro - per ricostituire un patrimonio immobiliare a disposizione dei Comuni per coloro che non possono permettersi un'abitazione e rischiano di finire sotto i ponti. Non gliele possiamo regalare, ma se un ente pubblico ha un suo patrimonio di abitazioni può venire incontro alle fasce sociali più deboli. Questo rilancia anche lo sviluppo per quelle imprese che dovranno ristrutturare e ricostruire gli immobili. Per questo ho chiesto un miliardo e duecento milioni insieme a norme tecniche per snellire le procedure".

Il piano è suddiviso in dodici punti e propone, tra l'altro, un programma straordinario triennale di edilizia residenziale pubblica per il recupero di alloggi Erp, l'acquisto e la locazione di alloggi da destinare preferibilmente alle categorie disagiate e l'istituzione di un fondo nazionale per il sostegno degli affitti, che preveda un cofinanziamento delle Regioni e un maggiore coinvolgimento delle Province. Per finanziarlo, per il 2008, secondo Di Pietro occorreranno circa 1,5-1,7 miliardi di euro: 530 serviranno per l'emergenza abitativa e 1-1,2 miliardi per l'edilizia pubblica.

 

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