Roma, 08-12-2007
Esce con una sostanziale conferma il verdetto col quale la Corte d'assise
d'appello di Bologna, il 6 dicembre 2006, aveva condannato i brigatisti accusati
dell' omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto a Bologna il 19 marzo
2002. La V sezione penale della Cassazione ha infatti confermato l'ergastolo per
Roberto Morandi - il killer di riserva del gruppo di fuoco - e per Marco
Mezzasalma - l'esperto informatico dei neobrigatisti - e la condanna a 21 anni
di carcere per Simone Boccaccini - che avrebbe dovuto prendere Morandi dopo il
delitto.
Da rifare, invece, il processo a Diana Blefari
Melazzi, l'affittuaria romana del covo di via Montecuccoli, l'ultimo delle Br.
Nei suoi confronti e' stata annullata con rinvio, ad altra sezione della corte
d'assise d'appello di Bologna, la condanna del carcere a vita. Probabilmente -
ad avviso della suprema corte - non ci sono sufficienti indizi della sua
responsabilita' nell' omicidio del consulente dell' ex ministro Roberto Maroni.
Di questo avviso e' stato il sostituto procuratore generale di Piazza Cavour,
Alfredo Montagna, che nella sua requisitoria aveva chiesto un nuovo giudizio per
accertare il coinvolgimento della Blefari Melazzi. Secondo Montagna, mancavano
prove che andassero al di la' di un semplice "interesse" della donna, assai
lontano da un "indizio di responsabilita"'.
Nei confronti di Boccaccini pendeva il ricorso della Procura di Bologna,
che chiedeva il ripristino della condanna all' ergastolo, emessa in primo grado.
Anche il Pg di Piazza Cavour aveva espresso questo parere, in quanto ha ritenuto
Boccaccini "non meritevole di un piu' clemente trattamento sanzionatorio
rispetto agli altri brigatisti". Ma, evidentemente, gli 'ermellini' hanno
considerato sufficiente la condanna a 21 anni. L'avvocato dei familiari di
Biagi, Guido Magnisi - al termine delle arringhe degli avvocati, attorno alle
18,30 - aveva ribadito che "la famiglia del giuslavorista non vuole vendetta ma
solo giustizia".
Le motivazioni della decisione della
Cassazione saranno depositate tra un mese. La camera di consiglio e' durata
quattro ore e i supremi giudici hanno trattato solo questo
caso. Confermati anche i risarcimenti ai familiari di Biagi (circa un
milione e 600 mila euro, ma nessuno dei condannati e' solvente) e quello nei
confronti del Consiglio dei Ministri (300 mila euro), del ministero dell'
Interno (500 mila) e del ministero del Lavoro (700 mila).
Ad
uccidere Biagi era stato Mario Galesi, il brigatista ucciso il 2 marzo 2003 in
un conflitto a fuoco sul treno dove rimase ucciso l'agente Emanuele Petri. Anche
la sua compagna Nadia Lioce e' stata condannata all' ergastolo in appello e non
ha fatto ricorso in Cassazione.