Si chiude la conferenza di Bali, l'Europa tagliera' il 30% delle emissioni

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Il summit si e' chiuso con 24 ore esatte di ritardo per via dei difficili negoziati per raggiungere un accordo per una road map di due anni per avere nel 2009 un nuovo Protocollo di Kyoto

 
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Bali

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Bali, 15-12-2007

Si e' chiusa ufficialmente alle 18:30 ora locale (le 11:30 in Italia), a Bali, la XIII Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici (Cop 13).
  
Il summit si e' chiuso con 24 ore esatte di ritardo per via dei difficili negoziati per raggiungere un accordo per una road map di due anni per avere nel 2009 un nuovo Protocollo di Kyoto. I lavori sono durati 13 giorni, si erano aperti infatti il 3 dicembre scorso.

 "Grazie allo sforzo congiunto dell`Europa e dei Paesi in via di sviluppo e' stato evitato un passo indietro nella lotta ai cambiamenti climatici. Gli Usa sono stati isolati e costretti a ritrattare le loro posizioni: se il miope ostruzionismo di Washington ha impedito di raggiungere un risultato efficace, si e' aperta comunque una nuova prospettiva".

Questo il commento di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, alla notizia della conclusione dei negoziati di Bali che ha indicato un taglio del 25-40% alle emissioni dei paesi industrializzati entro il 2020.

"Il merito del risultato di Bali - sottolinea Legambiente - va ascritto all'Europa, che si e' presentata ai negoziati con la decisione gia' presa di tagliare unilateralmente le emissioni del 30%, e ai paesi emergenti, come Cina, India e Sud Africa, che hanno capito l'urgenza e l'inderogabilita' della riduzione dei gas serra e hanno saputo giocare un ruolo fondamentale nella trattativa".

L'Europa, secondo Cogliati Dezza, "ha saputo essere compatta e rappresenta, Germania e Gran Bretagna in testa, il fronte piu' avanzato nella lotta ai cambiamenti climatici. Deve continuare su questa strada e indicare la rotta. Ci auguriamo che all'appuntamento di Copenhagen gli Stati Uniti siedano al tavolo dei negoziati con una nuova amministrazione che sappia liberarsi dell'eredita' negazionista dell'era Bush. Dal canto suo - conclude - l'Italia oggi e' ferma al palo e deve recuperare il distacco dal resto dell'Europa, mettendo in atto una profonda revisione della politica energetica che punti su fonti rinnovabili, efficienza e mobilita' alternativa".

Aiuti ai Paesi Emergenti
I firmatari dell'accordo riconoscono la necessita' di finanziamenti dai Paesi ricchi a quelli poveri e in Via di sviluppo perche' questi siano messi in grado di fare fronte ai disastri naturali e agli effetti del riscaldamento globale. Il Fondo di adattamento stabilito da Kyoto (oggi di 37 milioni di euro) comincera' a funzionare dal prossimo anno. La sfida e' arrivare a un fondo di 207 milioni di euro.

Tecnologia
C'e' l'impegno a trasferire tecnologie ai Paesi emergenti perche' questi possano rispondere al cambiamento climatico;

Deforestazione
Per la prima volta saranno concessi aiuti ai Paesi in via di sviluppo per la conservazione e protezione dei boschi e delle giungle. Inoltre, si riconosce la "necessita' urgente" di lavorare per la riduzione delle emissioni di carbonio provenienti dalla deforestazione e che sono responsabili del 20 per cento dei gas;

Riforestazione
I Paesi si impegnano a raddoppiare le foreste fino ad arrivare a 16 chilotoni trattenuti di biossido di carbonio.

Emissioni
L'accordo di Bali assume come punto di riferimento fondamentale l'ultimo rapporto dell'Onu sul cambiamento climatico. Implicitamente gli Stati Uniti riconoscono la necessita' di un taglio delle emissioni di gas tra il 25 e il 40 per cento, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2020.

 

 

 

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