Tibet, il Papa tace. Fonti vaticane: "Mancano informazioni dirette"

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All'Angelus di oggi Benedetto XVI ha scelto di parlare di Iraq e tacere sul Tibet. Un vibrante appello per porre fine all'odio in Iraq, e agli iracheni perche' prendano in mano la costruzione del proprio Paese.

 
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Benedetto XVI

Benedetto XVI

Roma, 16-03-2008

All'Angelus di oggi Benedetto XVI ha scelto di parlare di Iraq e tacere sul Tibet. Un vibrante appello per porre fine all'odio in Iraq, e agli iracheni perché a cinque anni dall'attacco angloamericano con le sue disastrose conseguenze prendano in mano la costruzione del proprio Paese.

Nessun accenno al Tibet, dove Pechino ha scatenato la repressione, causando decine di morti, contro le manifestazioni innescate dalla volontà degli atleti tibetani di non correre sotto la bandiera cinese alle prossime Olimpiadi.

Cappato: l'obiettivo è gestire la Chiesa in Cina
Secondo l'eurodeputato radicale Marco Cappato non è una cosa di cui stupirsi: Benedetto XVI a suo avviso "tace sulla base di un accordo di potere, non infastidisce Pechino per avere in cambio la libertà di gestire la Chiesa in Cina". "Ma se la ragione di tale reticenza è chiara - aggiunge Cappato - mi auguro che venga superata nelle prossime ore e che il Papa si schieri per la libertà, con il Dalai Lama, per la libertà religiosa di tutti in Asia, non solo dei cattolici, ma dei tibetani, dei montagnard in Vietnam...".

Fonti vaticane: non ha fonti dirette di informazione
In Vaticano la pensano diversamente, e ricordano che di fronte ai morti e alle violenze della repressione in Tibet il Papa ha la "responsabilità di partecipazione ai dolori dell'umanità", ma "non ha fonti dirette di informazione, non ha un nunzio o una comunità che viva lì da cui avere notizie e chiarimenti per eventuali appelli pubblici".

Per le stesse fonti vaticane è "diverso il caso dell'appello che oggi Papa Ratzinger ha rivolto agli iracheni": in Iraq c'è una comunità cristiana, tra l'altro minacciata, e mons. Rahho era un responsabile di questa comunità la cui situazione è ben nota e presente al Papa e alla sua diplomazia.

C'è comunque da considerare che questo Papa non lega necessariamente i propri interventi pubblici alla attualità, seppur drammatica, e spesso dedica gli Angelus o gli interventi dopo le udienze generali a temi anche impolitici.

In genere inoltre non ha interesse a una lettura politica della realtà, ed è invece molto attento agli aspetti spirituali, della testimonianza e della dottrina cristiana. D'altra parte la sua diplomazia non si muove su temi molto delicati senza un suo input: se per esempio con papa Wojtyla, particolarmente nell'ultima fase della sua vita, è capitato che la segreteria di Stato o la diplomazia pontificia abbiano suggerito prese di posizione, è più difficile che cioò accada con papa Ratzinger. Ciò non esclude che in futuro il Papa, anche su input del segretario di Stato Tarcisio Bertone, decida in futuro di esprimere la propria vicinanza al Tibet perseguitato.

 

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