Da oggi il Bhutan e' una monarchia costituzionale. Il partito ''Pace e Prosperita''', di ispirazione monarchica, ha vinto largamente le elezioni per eleggere i rappresentanti della Camera bassa del Parlamento. Sono le prime elezioni democratiche del Paese himalayano, da sempre una monarchia assoluta.
Seggio elettorale in Bhutan
Roma, 24-03-2008
Da oggi il Bhutan è una monarchia costituzionale. I funzionari dell'ufficio
elettorale del piccolo Paese himalayano hanno comunicato che il partito "Pace e
Prosperita'", di ispirazione monarchica, ha vinto largamente le elezioni
politiche. Al partito sono andati 44 dei 47 seggi in palio. Le elezioni sono
state le prime in Bhutan, retto finora da una monarchia assoluta, e sono state
volute dallo stesso monarca, il 28enne Jigme Keshar Namgyal Wangchuck,
desideroso di "modernizzare" lo stato. L'affluenza alle urne è stata del 79%.
Due i partiti che si sono presentati al giudizio degli elettori.
Il
piccolo Regno himalayano del Bhutan, che promuove da anni la 'Felicita'
nazionale lorda', ha posto così fine a oltre un secolo di governo
monarchico con le prime elezioni parlamentari di oggi. Le urne si sono
aperte stamattina (le 4 di questa notte in Italia). Tuttavia, nessuno, ad
accezione del Re, sembra apprezzare tale svolta. I candidati alle consultazioni
si definiscono con orgoglio monarchici, gli attivisti di partito parlano di un
voto da "crepacuore" e gli elettori esprimono inquietudine sul futuro della
"Terra del drago del tuono", una volta sostituito il re con i politici.
Fu proprio il re, due anni fa, ad annunciare le elezioni. Nel piccolo e
prospero Stato della catena himalayana, confinante a nord con la Cina e a sud
con l'India, "nessuno vuole queste elezioni", dice Yeshi Zimba, uno dei
candidati impegnati in una campagna porta a porta nella capitale Thimphu. "Sua
Maesta' ci ha guidato fino ad oggi e la gente si chiede, 'Perche' cambiare
ora?'".
Dopo le elezioni, il re, il 28enne Jigme Keshar Namgyal
Wangchuck, rimarrà alla guida del Paese e manterrà comunque gran parte dei suoi
poteri, anche se sarà affiancato dai politici eletti. Proprio questa prospettiva
e' guardata con timore dalla popolazione, preoccupata che si possa ripetere
quanto avvenuto in Nepal e in Bangladesh.
I due partiti presentano un
programma che rispecchia gran parte della filosofia del monarca, promuovendo la
'Felicita' nazionale lorda', una filosofia che mira a bilanciare il progresso
materiale con il benessere spirituale, e candidando leader che hanno prestato
servizio come premier sotto il suo regno. Il voto di oggi, per l'elezione dei 47
deputati dell'Assemblea nazionale, rappresenta l'ultimo passo di un lento
cammino di integrazione nel mondo moderno, iniziato negli anni '60.
Prima di allora il Bhutan era ancora una societa' medievale, senza
strade asfaltate, elettricita' ne' ospedali. I beni di prima necessita' venivano
barattati piuttosto che acquistati e non veniva consentito l'ingresso agli
stranieri. Tuttavia, come gli altri regni buddisti himalayani quali Tibet e
Sikkim, anche il Bhutan comincio' a risentire delle influenze esterne, stretti
tra i giganti asiatici India e Cina, e decise che era tempo di cambiare.
Il Paese conta circa 600.000 abitanti, ha un'economia monetaria ed e' persino probabile che aderisca presto all'Organizzazione mondiale del Commercio. Nel Paese vive anche una comunita' di 100.000 nepalesi, concentrata nel sud, che ha espresso 19 candidati per le elezioni di oggi.
