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La Commissione europea ha richiesto informazioni alle autorita' italiane sulla presunta sofisticazione con sostanze chimiche del vino messo in commercio da una ventina di aziende.
Una ventina le aziende che sarebbero coinvolte
Bruxelles, 04-04-2008
Le autorita' italiane hanno risposto alla richiesta di informazioni da parte
della Commissione europea sulla vicenda del vino adulterato rassicurando
l'esecutivo comunitario che si esclude qualsiasi rischio per la salute e che le
sofisticazioni riscontrate dalle indagini rientrano nelle pratiche enologiche
consentite. Lo ha riferito il portavoce della rappresentanza italiana
a
Bruxelles Manuel Jacoangeli.
'Le autorita' competenti hanno gia'
trasmesso alla Commissione e ai partner europei le informazioni disponibili
attraverso il consueto sistema di
allerta rapido per gli alimenti', ha detto
Jacoangeli, 'le indagini in corso hanno evidenziato problemi che escluono
qualsiasi rischio sanitario' e 'in particolare, per quanto riguarda la possibile
presenza di sostenze chimiche riportata da alcune notizie di stampa, va
sottolineato che queste rientrano nell'ambito di pratiche enologiche consetite e
abituali'.
La Commissione europea aveva richiesto informazioni alle
autorita' italiane sulla presunta sofisticazione con sostanze chimiche del vino
messo in commercio da una ventina di aziende, secondo quanto pubblicato
sull'ultimo numero de 'L'Espresso' in edicola oggi. Lo ha riferito la portavoce
del commissario Ue alla Salute Andreu Vassiliou, Nina
Papadoulaki.
I veleni contenuti nel
vino
Secondo l'Espresso il vino sotto inchiesta sarebbe stato
prodotto con un miscuglio di concimi, sostanze cancerogene, acqua, zucchero,
acido
muriatico e solo un quinto di mosto. "Veleni - scrive il settimanale -
a effetto lento: all'inizio non fanno male e ingannano i controlli, poi
nell'organismo con il tempo si trasformano in killer cancerogeni".
Sul
registro degli indagati della Procura di Taranto finiscono Gaetano Guacci,
amministratore della 'Vmc'; Giovanni Caramia, rappresentante legale della
'Enoagri Export srl', e Donato Caramia, proprietario di due stabilimenti dati in
affitto alle due aziende. Sono accusati di adulterazione di sostanze alimentari.
Sequestri in tutta Italia di campioni di partite di vino acquistate dalle due
aziende pugliesi.
Il Codacons intende costituirsi parte
civile
Il Codacons ha annunciato oggi l'intenzione di costituirsi
parte civile per la vicenda del vino adulterato. "Ancora una volta ci troviamo
di fronte ad un gravissimo scandalo alimentare che danneggia i consumatori e
mina seriamente la credibilita' del made in Italy", ha affermato il Presidente
Codacons, Carlo Rienzi.
Il coordinamento delle cooperative agroalimentari
(Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, Agci Agrital, Ascat Unci) ha
chiesto alle istituzioni di fare "immediata chiarezza" e rendere "pubblici i
nomi dei criminali che hanno danneggiato l'immagine e il prestigio dei vini
italiani". Questi nomi - ha aggiunto il coordinamento - "devono scomparire dal
panorama vitivinicolo e subire pesanti condanne penali. Gli eventuali prodotti
contraffatti o adulterati devono essere immediatamente ritirati da tutto il
mercato".
I risultati dell'operazione anticipati dall'Espresso. Le aziende coinvolte nello scandalo sarebbero gia' 20. Otto si trovano al Nord: in provincia di Brescia, Cuneo, Alessandria, Bologna, Modena, Verona, Perugia. Il resto invece e' sparso tra Puglia e Sicilia.
