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Oltre alla puntata di sabato di 'Che tempo che fa', che ha ospitato Marco Travaglio, mercoledi' sul tavolo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni tornerà anche il caso Annozero, cioè la puntata del primo maggio del programma di Michele Santoro che ha dato ampio spazio al V2-Day di Beppe Grillo
Marco Travaglio e Renato Schifani
Roma, 12-05-2008
"Non ho commenti su quelle persone... Non sono neanche giornalisti, sono impiegati". Beppe Grillo risopnde così, con un attacco a Fabio Fazio, a chi gli chiede un commento sulle scuse presentate in tv dal conduttore di 'Che tempo fa' per le parole di Marco Travaglio sul presidente del Senato, Renato Schifani.
"Io - aggiunge Grillo - a prescindere da qualsiasi cosa, sono con Travaglio.
Vi sembra che tentenni?. Travaglio non è un giornalista, è una
grande persona; sono grandi persone che pensano e scrivono, non sono più
giornalisti, sono qualcosa di altro; siamo tutti giornalisti, in rete, l'albo
dei giornalisti ... Cosa vuol dire? L'albo dei poeti...".
Colombo contro Violante
Il caso trascina con sé una
lunga serie di commenti e reazioni.
"Invece di stare dalla parte per la
libertà di espressione, che se la usi male viene il giudice, l'opposizione, e
specificamente la senatrice Finocchiaro del Pd, è corsa in aiuto del
presidente del Senato- attacca Furio Colombo sul sito di Articolo 21 - Ogni volta che si nota una
minaccia, e in questo caso si tratta di ciò, ogni volta che si attacca un solo
giornalista, occorre reagire, come si può e negli spazi ancora
liberi". E aggiunge: "Mi scandalizzano le parole usate da Luciano
Violante che chiama 'pettegolezzo' ciò che ha scritto un giornalista che è
scortato per minacce di mafia, ovvero Lirio Abbate, il cui frammento di
libro è stato citato da Travaglio. Chiamare pettegolezzo una testimonianza
di mafia, mi pare inconcepibile e sta allargando in modo allarmante il 'livello
Bondi', che sta diventando il parametro a cui una parte di dell'opposizione
aspira ad omologarsi".
Per l'ex direttore de l'Unità "c'è un caso Rai, evidentemente. La Rai nel suo
insieme e nelle sue articolazioni è diventata allergica alla pura e
semplice idea di libertà di informazione. Ciò che viene presentata come
intervista, in realtà è intesa invece come una banale conversazione. Chi va
alla Rai deve sapere che ci si aspetta di attenersi ad un galateo di pudici
silenzi, ovvero di parlar d'altro. O al massimo di promuovere se stessi: un
libro, un film, una canzone...".
Il treno Rai
"Il
caso Travaglio in queste ore ha smesso di essere il caso Travaglio ed è
diventato il caso Rai". Lo sostiene il senatore del Pd Vincenzo Vita, a lungo
responsabile Comunicazioni nel Pds. "Fin troppo plateale è l'utilizzo di
un'intervista su cui certo si può obiettare e opinare, per aprire un'offensiva
tesa a mettere le mani sul servizio pubblico da parte della destra. Non e' la
prima volta - continua Vita - ma questa è davvero grave, che un episodio
discutibile assume le sembianze del 'cavallo di Troia' per un assalto
reazionario. Tutto questo dopo le scuse, le prese di posizione e l'ampia
opportunità offerta (giustamente) al Presidente del Senato di replicare
all'intervista. Fatte le critiche, dunque, ci si renda conto che il gioco è
ben altro e la partita si svolge ormai sul terreno della libertà e
dell'autonomia della Rai. Insomma, al di la' di Travaglio, rendiamoci conto
che è si è avviato un treno assai pericoloso".
"Ora è toccato a Schifani e domani?..."
Questo il titolo del post inviato da Clemente Mastella sul suo blog a
proposito della partecipazione di Marco Travaglio alla trasmissione 'Che tempo
fa?' di Fabio Fazio, sabato sera. Secondo Mastella, quelle del giornalista sono
state "accuse, inopportune, fuori luogo, e del tutto gratuite nei confronti
della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani al
quale ribadisco la mia stima e la mia totale solidarietà".
"Tutto scorre come sosteneva Eraclito - dice ancora il leader dell'Udeur -
L'unica cosa che resta invariata, purtroppo, è la tentazione, sempre piu'
forte, di telepredicatori-giustizialisti di andare in tv senza contraddittorio,
con il placet dei soliti Robespierre della politica, consentendo cosi' la
distruzione della dignità dei non allineati. Tutto ciò, naturalmente, attraverso
la benedizione del servizio pubblico, quello che i cittadini pagano con il
canone. Chissà che non sia giunta forse - conclude Mastella - l'ora di rendere
un po' più seria e meno partigiana la nostra tv?".
I familiari
delle vittime di mafia: con Travaglio
L'Associazione nazionale dei
familiari delle vittime della mafia esprime "la
più sincera solidarieta' a
Marco Travaglio incoraggiandolo ad andare avanti nella propria attivita'
d'informazione". "Travaglio - si legge nel comunicato - incarna
l'espressione piu' nobile del giornalismo libero da ogni servilismo
nei
confronti del potere politico. Inoltre, essendo membri della nostra
associazione alcuni familiari di giornalisti uccisi dalla mafia e morti in nome
della liberta' di stampa, non possiamo tacere di fronte alle annunciate
sanzioni, che corrispondono ad una vera e propria censura, da parte della
televisione di Stato nei confronti di chi ha svolto in maniera impeccabile e
corretta
il proprio dovere di giornalista".
L'agenda del
Garante
Oltre alla puntata di sabato di 'Che tempo che fa', che ha
ospitato Marco Travaglio, mercoledi' sul tavolo dell'Autorità per le garanzie
nelle Comunicazioni tornerà anche il caso Annozero, cioè la puntata del primo
maggio del programma di Michele Santoro che ha dato ampio spazio al V2-Day di
Beppe Grillo e sulla quale l'organismo di garanzia ha già aperto un'istruttoria.
Dopo le polemiche che hanno travolto il giornalista, ospite fisso del programma di Raidue, per le accuse rivolte al presidente del Senato Renato Schifani nella puntata di sabato scorso di "Che tempo che fa" Michele Santoro ha aperto la puntata di questa sera difendendolo.
Alla Rai si contesta la presunta violazione - dice un comunicato - dell'articolo 4 (diritti fondamentali della persona) e dell'articolo 48 (compiti del servizio pubblico) del Testo unico della radiotelevisione.
Il presidente del Senato si affida all magistratura per "stabilire le responsabilita' di coloro che hanno dato luogo ad un'azione altamente diffamatoria nei riguardi del Presidente del Senato".
Dopo le dichiarazioni rese da Marco Travaglio sul presidente del Senato Renato Schifani, l'Autorita' per le garanzie nelle telecomunicazioni starebbe pensando a sanzioni amministrative nei confronti della tramissione "Che tempo che fa" di Fabio Fazio
