Dipendenza da Facebook

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Si chiama "friendship addiction", è una sorta di ‘dipendenza da amici’ condivisi su Facebook. A individuare e coniare questa nuova patologia e' David Smallwood, psicologo britannico, esperto di dipendenze.

 
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Facebook

Facebook

Roma, 22-10-2008

Si chiama "friendship addiction", è una sorta di ‘dipendenza da amici’ condivisi su Facebook. A individuare e coniare questa nuova patologia e' David Smallwood, psicologo britannico, esperto di dipendenze.

In un articolo pubblicato dal "Daily Mail", Smallwood afferma che il piu’ diffuso social network
alimenta l'insicurezza degli utenti, che non riescono a staccarsi dal sito.  Le donne sono particolarmente vulnerabili perche' la loro autostima deriva dai rapporti che instaurano con gli altri e Facebook, obbligando gli utenti ad 'acquisire' nuovi amici, accentua questa caratteristica.

"Il problema con Facebook e' che l'acquisizione di nuovi amici - ha detto lo psicologo - e' per quasi tutti un processo di assuefazione. L'acquisizione di amici e' come qualsiasi altra fissazione, solo piu' competitiva. Si viene giudicati da quanti amici online si hanno". Lo psicologo ha raccontato come pian piano un utente possa anche ammalarsi per colpa di Facebook. Secondo Smallwood, la ricerca ossessiva dell'amico rischia di aggravare la sensazione di essere respinti e potrebbe isolare ancora di piu' gli utenti.

60 milioni di utenti
Facebook ha quasi 60 milioni di utenti in Gran Bretagna, quesi la metà del totale, con due milioni di nuovi iscritti a settimana. Il social networking sta diventando un sostituto per le famiglie nei paesi dove, come in Gran Bretagna, i legami tradizionali sono diventati piu' deboli. Smallwood ha dichiarato che almeno il 10 per cento della popolazione britannica  e' vulnerabile alla dipendenza da nuovi amici.

Anche in Italia aumentano i visitatori nella fascia 30/40 anni
Quella per Facebook è una passione in crescita anche nel Belpaese: contagia, secondo gli ultimi dati,  1 milione 369 mila italiani (su 132 milioni di utenti nel mondo), con un incremento di 'visitatori' che, in appena un anno, ha segnato un +961% (con un +135% degli iscritti). "Ormai è Facebookmania fra gli italiani, che ultimamente ha contagiato in particolare la fascia tra i 30 e i 40 anni, e non a caso: questo mondo virtuale è infatti vissuto come un antidoto al senso di vuoto e alla solitudine, che in questa fase della vita, fitta di bilanci, contagia anche i cosiddetti vincenti". Lo afferma Paola Vinciguerra, presidente di Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) e direttore dell'Uiap (Unità operativa attacchi di panico) alla Clinica Paideia di Roma.

Se infatti il sito è nato richiamandosi - anche nel nome - agli album fotografici che le università americane pubblicano a inizio anno accademico per ritrovare amici perduti, oggi i 'nostalgici' a caccia degli ex compagni di classe sono una minoranza tra i facebook-maniaci. Oggi i profili sono i 'troppo soli', gli 'insoddisfatti', 'quelli con l'alter ego', 'quelli che lo fanno per farsi pubblicità',
i 'cuori infranti' e, naturalmente, i 'latin lover virtuali'.

Ma stando agli esperti, dietro lo scambio di messaggi, foto e contatti c'è anche dell’altro: "L'enorme sviluppo di Facebook è spia di un grosso problema di solitudine - osserva la Vinciguerra. “Abbiamo costruito la nostra vita su un'immagine capace, vincente, superorganizzata. Ma a 30-40 anni, che gli obiettivi che ci eravamo posti siano stati raggiunti o meno, si fa strada un senso di vuoto, perché più che l'essere abbiamo curato l'apparire".

 

La vignetta di Gianni Carino

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