Chi
sta lavorando sulla fusione fredda?
Abbiamo potuto verificare che molte societa' - anche
dai nomi importanti - hanno investito e stanno investendo
sullo studio della cosiddette reazioni nucleari a temperatura
ambiente.
La cosa interessante e' che nessuna di queste compagnie
ama essere associata alla "famigerata" fusione
fredda: lo fanno ma - quasi sempre - non lo dicono.
La prima e' stata la Toyota. Gia' all'inizio degli anni
'90 creo' un laboratorio nel Sud della Francia, dove
chiamo' a lavorare anche gli stessi padri della fusione
fredda, Fleischmann e Pons.
Un'altra giapponese, la Mitsubishi Heavy Industries,
ha scelto un'altra strada, quella delle trasmutazioni
nucleari.
I tecnici Mitsubishi sono riusciti a trasformare elementi
radioattivi in altri elementi, questa volta inerti: seguendo
questa strada si potrebbe pensare a un sistema per la
definitiva messa in sicurezza delle scorie delle centrali
nucleari.
Esiste un progetto per applicare il sistema Mitsubishi
in Italia. La sperimentazione - coordinata dal fisico
del Laboratorio Nazionale di Frascati Francesco Celani
- verrebbe fatta nel Centro Sviluppo Materiali (CSM)
di Castel Romano, alle porte di Roma, mentre per l'impianto
industriale si pensa a un sito in Umbria.
St Microelectronics e Pirelli hanno manifestato disponibilita'
a partecipare al progetto italo-giapponese ma per ragioni
economiche e politiche per ora e' tutto fermo.
Nei Laboratori Pirelli della Bicocca - a Milano - dieci
ricercatori lavorano sulla fusione fredda. Pirelli -
insieme al gruppo Moratti - e' stata una delle prime
compagnie in Italia a investire sulla ricerca, gia' negli
anni '90. Come d'altra parte ha fatto FIAT, sia pure
con discrezione.
Gli americani sono gli unici a sbilanciarsi su una data: "entro
il 2007 presenteremo alcuni prototipi piuttosto eccitanti",
annunciano i californiani di "D2FUSION", una
societa' quotata in borsa e legata ai piu' importanti
centri di ricerca militari degli Stati Uniti.
Se dobbiamo credere alle promesse, dai laboratori della
silicon valley usciranno presto piccoli moduli per il
riscaldamento domestico, di potenza compresa tra uno
e tre chilowatt. "Saranno molto ecologici e molto
economici - dicono - visto che saranno alimentati ad
acqua"
Entro pochi mesi si aspetta anche il rapporto dell'Agenzia
statunitense per i progetti di ricerca avanzati in campo
militare (DARPA, US Defense Advanced Projects Research
Agency). I risultati sono ancora riservati ma - da quanto
Rainews24 ha appreso - potrebbero segnare una forte accelerazione
a favore degli studi sulla fusione fredda.
E poi c'e' la Cina.
In Cina ci sono oltre 20 ricercatori al lavoro sulla
fusione fredda, divisi in sei gruppi. Sei laboratori
che competono tra loro per arrivare per primi al risultato
finale, grazie anche al rapporto preferenziale che
si e' creato tra laboratori cinesi e centri di ricerca
francesi. L'asse tra Pechino e Parigi si candida a
sfidare anche in questo campo la supremazia tecnologica
degli Stati Uniti.
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