INTERCETTAZIONI:
IL CASO TSALIKIDIS
di Mario Sanna

Il 4 marzo 2005 Vodafone
Grecia scopre un software spionistico nel suo sistema.
Il 9 marzo, Costas Tsalikidis, manager per la sicurezza
per la compagnia di proprietà inglese, viene trovato
impiccato nel suo appartamento.
Il 10 marzo il CEO di Vodafone Koronias si reca dal
Primo ministro comunicandogli che il suo telefono, cosi’ come
quelli di tutte le piu’ alte cariche dello Stato
sono stati spiati per mesi.
Scoppia il piu’ grande scandalo della recente
storia greca.
La durissima polemica che ne scaturisce (e che dura ancora)
coinvolge politici, aziende straniere di telefonia, servizi
segreti, societa’ di ‘intelligence’ internazionali.
Il 21 luglio 2006 Amedeo Bove, il supermanger della ‘security’ Telecom
si suicida a Napoli. La sua morte avviene mentre la Telecom
e’ travolta dallo scandalo delle intercettazioni.
Anche qui gli aspetti inquitanti sono molteplici. Attraverso
il sistema Radar che Bove controllava era possibile accedere,
senza lasciare traccia, ai dati sensibili di cittadini
piu’ o meno noti.
Bove, inoltre, ha aiutato i magistrati di Milano
a ricostruire il traffico telefonico nella zona di Via
Gerzoni a Milano dove il 17 febbraio 2003 fu sequestrato
l’imam Abu Omar.
L’inchiesta successiva ha permesso alla Procura
milanese di spiccare i mandati di cattura contro gli
agenti Cia coinvolti nel sequesto e l’arresto dei
dirigenti del Sismi che avrebbero collaborato con gli
agenti segreti statunitensi.
Adamo Bove e Costas Tsalikidis, due responsabile della
sicurezza telefonica, due suicidi, due scandali relativi
alle intercettazioni. Strane coincidenze per un unico
scenario: quello dei destini delle telecomunicazioni
europee.
Mentre i magistrati italiani ancora indagano sulla strana
morte di Bove (e non escludono che qualcuno abbia potuto
mettere in moto un meccanismo di ‘istigazione al
suicidio’), i famigliari e l’avvocato del
greco Tsalikis affermano che Costas e’ stato ucciso.
Da chi?
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