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Fiera del libro - Buchmesse - Francoforte 2008
22 ottobre 2008
Diritti commerciali e diritti umani

Buchmesse
Frankfurter Buchmesse

Intervista a Schloendorff [video]
Intevista a Inge Feltrinelli [video]
Intervista a Paolo Giordano [video]


Frankfurter Buchmesse, la più grande Fiera del Libro del mondo, il luogo da cui quasi d’obbligo passano tutti i libri destinati ai mercati internazionali. Perché Francoforte non è una mostra per il pubblico (che entra solo il sabato e la domenica, mentre i non tedeschi smontano tutti gli stand), ma è il grande centro commerciale dei diritti. Quest’anno è il sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo dell’Onu, e anche la Fiera a sua volta è entrata nel suo sessantesimo anno consegnando ai visitatori il testo della Dichiarazione e mettendo bene in evidenza, accanto ai diritti commerciali, i diritti dell’uomo. Straordinario territorio neutro, può accadere che, per la Turchia ospite d’onore il Premio Nobel Orhan Pamuk sieda accanto al Presidente del suo Paese e dalla tribuna denunci la censura dei siti web in Turchia e il famigerato articolo 301 che ha comportato il carcere per molti scrittori. E il Premio per il miglior adattamento di un libro a film è andato a Roberto Saviano, per uno dei momenti più emozionanti della storia della Fiera.
La puntata di Incontri di questa settimana presenta il nostro reportage, la pagina web riporta, oltre a un nostro “Diario da Francoforte”, le interviste ad alcuni dei protagonisti e testimoni dell’evento. 

Francoforte, Buchmesse, 19 ottobre 2008   



19 ottobre 2008
Una piccola citta' riparte da Francoforte
Buchmesse
Numerosi visitatori

ILa Buchmesse chiude. L’ultimo giorno e’ aperto al pubblico, ma non resta nessuno dei protagonisti. Editori, agenti, scout si sono salutati tra ieri e l’altro ieri e sono tornati a casa a fare i bilanci. Ho provato a chiedere agli efficientissimi addetti dell’ufficio stampa quanta gente ha lavorato alla Fiera, ma pare che la domanda non gliel’abbia mai rivolta nessuno e si sono presi qualche giorno di tempo per la risposta. Comunque se si considera che gli stand sono 7.700 e che coloro che ci lavorano sono da uno a venti, la cifra stimabile e’ di non meno di trentamila addetti ai lavori, a cui aggiungere la grande macchina organizzativa e i giornalisti (non meno di un migliaio): l’equivalente di una piccola citta’.

E se nella normale routine di un anno, e nelle ore di apertura della Fiera, sono fieri avversari, nelle migliori tradizioni della concorrenza, la sera, qui a Francoforte, succede come un miracolo: i grandi editori organizzano feste, formalmente ad inviti, ma in molti casi aperte a chiunque venga a saperlo. Ce ne sono fino a cinque-sei a sera, c’e’ chi passa da una all’altra per incrociare un po’ tutti. Sono party per qualche centinaio di persone, la qualita’ dei cibi e delle bevande varia, ma lo scopo vero pare quello di creare tra tutti solidi legami di cordialita’ e di amicizia, anche tra chi rappresenta editori dello stesso Paese. In fondol’interesse di tutti sembra coincidere: vendere piu’ libri, non solo e non sempre a danno degli altri. Ieri sera festa finale in clima da discoteca peri l sessantesimo della Fiera.   

Il numero dei visitatori, che gli organizzatori valutano in aumento del 5 per cento, e’ stato quest’anno vicino ai trecentomila, una citta’ di dimensioni medie. L’impressione generale, sullo stato della vendita e della diffusione del libro, e’ che ci sia una calma piatta. La crisi non c’e’, ma molti temono nubi nere all’orizzonte. E si affrettano a fare nuovi programmi per catturare pubblico. Pare comunque che una delle conseguenze di questi giorni di crisi sia stato un improvviso aumento delle vendite dei libri di Marx. A volte ritornano.



Francoforte, Buchmesse, 19 ottobre 2008   

19 ottobre 2008
Racconti impossibili e tecnologie lontane
Buchmesse
Libro digitale

Ieri è stato il giorno della troupe.
Ovvero quello, l’unico di questi sei giorni alla Buchmesse, in cui ho avuto a disposizione lo strumento di lavoro per raccontare in tv, ovvero la telecamera professionale con un cameraman di professione a guidarla. Chiusi i collegamenti in diretta, per cui portavo gli ospiti davanti a una telecamera fissa, ho potuto finalmente girare la Buchmesse con l’intento di raccontarla al pubblico in un servizio più ragionato e costruito, quello che sarà “Incontri” di settimana prossima. Lo dico subito: il racconto, la descrizione della Fiera sarà inevitabilmente incompleta, e non poco. Nonostante abbia spremuto all’osso le energie dell’operatore turco che mi è stato assegnato e che a quanto ho visto ha un ottimo occhio, non c’è una sola immagine dei quasi 4000 stand degli editori tedeschi, nessuna di tutto il continente americano, poche inquadrature della Fiera dall’esterno, il minimo indispensabile. Perché nonostante i chilometri che ci siamo macinati nella giornata, per raccontare la Buchmesse sarebbero necessari più giorni, più giornalisti e più operatori, per la vastità e la varietà. Per arrivare allo stand strabiliante (pare) degli Usa utilizzerò, da privato cittadino curioso, la giornata di oggi nella ressa preannunciata della seconda giornata aperta al pubblico.

Ma tant’è. Bisogna sempre fare i conti con i limiti del presente. Merita però di essere segnalato un piccolo particolare: a lavoro iniziato, dopo la prima intervista al Direttore della Buchmesse, mi sono reso conto che la telecamera registrava su videodisco. Non mi era mai capitato in Italia. Sento parlare da tempo di tecnologie strabilianti in arrivo sui nostri binari, ma intanto i turchi stanno già quasi sulla luna (per noi). Per fortuna ci sono macchine in grado di parlarsi e di tradurre i diversi linguaggi: il videodisco diventerà oggi nel pulmino turco una cassetta Beta SX che domani in Italia subirà un‘ulteriore traduzione verso il nostro Beta SP.


L’e-book sorpresa dell’anno
A due ore di distanza ho sentito due pareri agli antipodi, sull’e-book: quello del Direttore della Fiera che alla domanda “Qual è la cosa che l’ha sorpresa maggiormente quest’anno?” mi ha risposto “l’enorme interesse che si è generato intorno all’e-book, da parte degli editori e della stampa”; e quello di Inge Feltrinelli, premiata con una targa per la sua cinquantesima partecipazione alla Fiera, ha detto: “ogni dieci anni ho visto nascere un e-book. Poi scompaiono tutti, resta solo il caro vecchio libro stampato su carta.”  
 

Giordano all’asta

Tra le iniziative dell’Istituto italiano di cultura di Francoforte c’era l’incontro con alcuni scrittori italiani. Molti di quelli in programma (Baricco, Tornatore, Canfora, ecc.) hanno dato forfait. Non così Tullio Avoledo, Romano Luperini e Paolo Giordano, il vincitore dello Strega con il best-seller “La solitudine dei numeri primi”. Ero in attesa di intervistarlo per un parere sulla Buchmesse, quando un giornalista gli ha riferito di aver saputo di un’asta aperta tra gli americani per garantirsi  i diritti sul suo libro. Un attimo di sorpresa e uno spontaneo e simpatico “sono all’asta, sono all’asta” (per notizie sulle aste internazionali vedi l’intervista a Oliviero Ponte di Pino). L’anno scorso, proprio in questi giorni, aveva avuto l’ok di Mondadori per l’edizione del suo libro. Quest’anno è una star nazionale in procinto di fare il grande salto.



Francoforte, Buchmesse, 19 ottobre 2008   

18 ottobre 2008
Il backstage del libro
Buchmesse
Libro digitale

Dietro il successo, o l’insuccesso, di un libro ci sono davvero molti fattori, e molti personaggi. Tutto deve filare per il verso giusto perché l’operazione riesca. Ci sono persone che, come in ogni campi, devono capire in anticipo i gusti del pubblico. Tutta la storia dell’editoria è fatta di best-seller costruiti e di best-seller inattesi. Basti pensare al caso del Cacciatore di aquiloni. Nella prima edizione del libro in italiano la casa editrice, che pure l’aveva scelto per tradurlo e distribuirlo, non mise neppure in copertina il proprio marchio, perché pensava a un pubblico infinitamente piccolo. Non è andata così. Le previsioni si sono moltiplicate per cento e più volte. “L’eleganza del riccio” si è imposto solo attraverso il passaparola, sia in Francia che in Italia, e ora l’editore italiano, e/o, sta curando l’edizione americana, attraverso la Europa edition. L’ha raccontato bene Sandro Ferri nell’intervista di giovedì.

L’agente letterario

Davvero divertente il racconto che ci ha fatto Oliviero Ponte di Pino sulla “maledizione del vincitore”. In molti casi c’è qualcuno disposto a scommettere troppo su un prodotto (vale per il petrolio come per i libri, e chi vince l’asta alla fine rischia di non aver fatto l’affare). Di Oliviero Ponte di Pino non posso che consigliare la lettura de “Il mestiere del libro” a tutti coloro che sono interessati al backstage dell’editoria. Personalmente ho scoperto molte cose che anche chi è dell’ambiente non sa, o non sa abbastanza. Soprattutto si scoprono queste figure che restano nell’ombra, in particolare gli agenti e gli scout. Gli agenti letterari sono aumentati negli ultimi anni per numero e per funzioni. Lo spazio che hanno alla Fiera di Francoforte pare si sia rapidamente decuplicato. Per riassumere: molti autori si cercano un agente che tratti per loro i contratti con le case editrici, i costi, le clausole, i diritti internet, quelli cinematografici, e così via. Così in parte sta svanendo quel filo diretto tra autore ed editore che in molti casi ha segnato l’editoria. Italo Calvino era ufficio stampa dell’Einaudi, e anche Elio Vittorini lavorava per la casa editrice. Oggi gli scrittori di professione sono tutti, o quasi, lavoratori autonomi. E’ in qualche modo lo stesso processo che è avvenuto nello sport. Mazzola e Moratti, negli anni ’60, fissavano i loro accordi con una stretta di mano, proprio come Calvino ed Einaudi. C’è chi ha l’agente come status symbol, chi si vuol togliere le beghe legate al denaro.  

Il book-scout

Un’altra figura importantissima è lo scout: è quello che permette di captare sui mercati stranieri i titoli più interessati per gli editori italiani. Profondi conoscitori di culture e mondi linguistici, dividono la loro vita tra due o più Paesi. Sono costantemente nella condizione di osservatori e un po’ anche di cacciatori. Il loro compito è scoprire, tra i libri più o meno conosciuti all’estero, quali sono quelli adatti a essere tradotti e importati. A volte uniscono all’attività di scout quella di traduttori. 

Gomorra in Germania

Ieri sera c’è stata la serata di premiazione del Premio cinematografico dell’Assia, con i momenti clou intorno a Paulo Coelho (ancora lui, la star della Fiera 2008) e a Roberto Saviano.

Coelho quest’anno ha lanciato su Internet una specie di concorso, per raccogliere in rete le migliori idee per trasformare in film il suo ultimo romanzo “La strega di Portobello”. Ci sono state oltre seimila risposte,  la stragrande maggioranza negli ultimi due giorni. E ora riceve il Premio per la pace, per il lavoro che fa anche attraverso il cinema. Con la sua piccola telecamera ha voluto filmare tutti i momenti della premiazione, anche dal palco, perché voleva idealmente portare con sé sul palco – ha detto – anche i suoi lettori e filmaker.

La premiazione di Saviano è stata preceduta da una presentazione del regista Volker Schloendorff, Premio Oscar con “Il tamburo di latta” e da un applauso con la metà del pubblico in piedi per una standing ovation. In Germania l’eco di Gomorra sta arrivando solo ora e non tutti sanno della sua condizione di prigioniero determinata dai pericoli che corre ogni giorno per le minacce di morte della camorra.    

Oggi, sabato, è la penultima giornata di Fiera, la prima delle due aperte al pubblico. Mi hanno raccontato di resse indescrivibili. Farò parlare le immagini, l’appuntamento con la troupe per realizzare il servizio complessivo e riassuntivo sulla Fiera è alle nove.  Alle dieci l’appuntamento con il Direttore Juergen Boos, che nel suo discorso di apertura si è definito un networker, un costruttore di reti. Sto per immergermi nella rete immensa di libri, gente, mondi letterari e virtuali.

Francoforte, Buchmesse, 18 ottobre 2008   

17 ottobre 2008
La puntualità è d’obbligo
Buchmesse
Roberto Saviano

[il sito ufficiale della Buchmesse 2008]


Ci sono momenti in cui non bisogna perdersi d’animo: come quello in cui, durante il collegamento televisivo, ti scompare l’ospite che avevi alla tua destra. Mi è successo durante l’ultimo collegamento da Francoforte, questo pomeriggio. Chi stava davanti al video l’ha visto andar via, io, che stavo parlando con l’altro ospite, no. Cosi’ mi giro per fare la domanda sulle altre due figure importanti presenti a Francoforte e Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti Libri, non c’è più. Perchè? Ma semplice, perchè alle quattro e mezzo aveva uno di quegli appuntamenti che non si possono perdere. Gli appuntamenti che si prendono per la Fiera del Libro di Francoforte sono programmati da tempo, c’è chi ha già l’agenda piena da luglio. Sono uno ogni quarto d’ora, c’è una regola fondamentale che vige da sempre a Francoforte: si vende presso il proprio stand, si compra presso quello del venditore. Come in un gioco di ruoli alcuni fanno ora una parte ora l’altra, altri occupano sempre la stessa posizione. A Ponte di Pino avevo promesso che alle quattro e venticinque sarebbe stato libero, la linea ce l’hanno passata con qualche minuto di ritardo e lui non poteva davvero far tardi all’appuntamento. Cosi’ l’informazione che dovevo dare, attraverso la sua intervista, sulle figure degli scout e degli agenti, la rinvio alla trasmissione di lunedi’ prossimo (Giro di boa, dalle quattro in poi).

Saviano premiato a Francoforte
Il tempo di oggi è volato. Da quando si è sparsa la notizia che Roberto Saviano è qui da ieri sera per ricevere il premio cinematografico dell’Assia (miglior adattamento di un libro in film) la giornata se ne è andata alla ricerca della troupe, accredito alla cerimonia di consegna, contatti con Rai Berlino e Rai Roma, rapporti con la tv dell’Assia per mandare in onda quanto prima in Italia le immagini (che stasera qui sono programmate per le ventidue).
Il Premio (Assian Film Prize) è assegnato dalla Buchmesse e gli sarà consegnato dal regista Premio Oscar Volker Schloendorff.
Stasera o domani tornero’ su queste note, inevitabilmente telegrafiche. La puntualità è d’obbligo, anche a me tocca scappare verso l’Alte Oper, il teatro dove premieranno Saviano.

Francoforte, Buchmesse, 17 ottobre 2008   

16 ottobre 2008
Il libro nel mondo dell'elettronica
Buchmesse

[il sito ufficiale della Buchmesse 2008]


Interviste
- Intervista a Mario Andreose, Direttore Editoriale Bompiani e Sandro Ferri, Direttore di E/O
- Intervista a Paulo Coelho (di Marco Varvello)

In prigione coi cellulari
Ormai non lo ricorda più nessuno, ma fino a una ventina di anni fa “cellulare” era soltanto il nome del furgone che portava in carcere o alla polizia. Non so come si chiami ora, ma ho l’impressione che la relazione tra “cellulare” e prigionia sia rimasta anche oggi, per quanto il telefonino ingabbia le nostre abitudini. Parlando al cellulare oggi si può fare quasi tutto: camminare, cucinare, mangiare, prendere un caffè con gli amici, sfogliare il giornale, guidare, persino andare in bagno. Quello che non si può fare parlando è leggere un libro. La lettura (come il cinema e il teatro) richiede attenzione totale, perché ci mette in relazione con l’eco del mondo, con la nostra storia, la vita e le storie degli altri, i mondi possibili, reali o immaginari. Richiede libertà (anche dal cellulare).
Ieri ricordavo il richiamo all’umiltà di Pamuk. Un’altra parte del suo discorso di apertura della Buchmesse l’ha dedicata (e parlava anche al Presidente turco Gul) alla “consuetudine di punire gli autori e i loro libri: ancora oggi centinaia di scrittori e giornalisti vengono processati nei tribunali e condannati a lunghe pene detentive.” E ricordava come “per motivi politici, a chi risiede in Turchia è stato vietato l’accesso a Youtube e a centinaia di siti locali e internazionali dello stesso genere. Ascoltandolo mi tornava in mente Nazim Hikmet, il poeta turco che in carcere scrisse alcune tra le pagine più belle della letteratura contemporanea. Dal carcere, ma libero.

In memoria di Riccardo
Forse non è casuale che ieri abbia notato l’uso discreto, ridotto e razionale dei cellulari qui a Francoforte. So per certo perché ci torno oggi. Ieri a Roma la vita dell’amico e collega Riccardo Francesconi si è interrotta a metà del percorso tra i cinquanta e i sessant’anni. Dopo un’operazione al cervello che sembrava aver avuto successo, aveva rivisto e cambiato molte delle sue abitudini: stava al cellulare il minimo indispensabile (“nessuno ha studiato gli effetti a lungo termine e pochi lo vogliono fare”) ed evitava il più possibile le fonti di stress. Si chiedeva da mesi quali siano gli effetti dei campi elettromagnetici in cui navighiamo, specie se lavoriamo o viviamo vicini a grandi trasmettitori. Riccardo era appassionato del mestiere di giornalista, dell’economia e del lavoro sindacale. Credeva nella solidarietà, ti guardava negli occhi e ti sapeva ascoltare anche quando era in disaccordo con te. Il mondo della Fiera di Francoforte gli sarebbe piaciuto, oggi lo racconto un po’ anche a lui, mentre a Roma tutta la redazione gli si raccoglie intorno.

Da alchimista a popstar
Vent’anni fa venne pubblicato, in Brasile e poi nel resto del mondo, “L’alchimista”. Ieri sera il suo autore è stato celebrato come doppio recordman mondiale: 100 milioni di copie vendute (il primo tra i viventi a raggiungere questo traguardo), e la traduzione in 67 lingue. Il riconoscimento del record l’ha portato direttamente il “signor Frank” della Guinness, nel 100 million party sponsorizzato dalla Mercedes. Contraddizioni? Forse. Ma anche motivi di riflessione. Il suo primo libro, vent’anni fa, mi colpì per essenzialità e profondità. Era la fine degli anni ’80 e la strada del protagonista Santiago per trovare l’oro era in totale controtendenza rispetto a quella imperante degli yuppie. In un brano di quel libro Coelho scriveva: “una volta che si penetra nel linguaggio universale, è facile capire come nel mondo esista sempre qualcuno che attende qualcun altro, che ci si trovi in un deserto o in una grande città. E quando questi due esseri si incontrano, e i loro sguardi si incrociano, tutto il passato e tutto il futuro non hanno più alcuna importanza”.

L’auto sulle spalle del pastore
Nessuno dei romanzi successivi ha mai raggiunto, forse, il livello dell’Alchimista, ma Coelho è comunque andato avanti sulla strada del Linguaggio Universale per raggiungere tutti i lettori, al di là delle barriere e dei deserti, e non a caso è stato scelto quasi come simbolo dalla Fiera di Francoforte. Coelho sta indicando questa strada agli scrittori, ai lettori e a tutto il mondo dell’editoria. Paragona l’avvento di Internet alla scoperta di Gutenberg. è – dice - un processo di democratizzazione della lettura e della scrittura. I lettori, e gli aspiranti scrittori danno “a tutte le creature la possibilità di diventare creatori” . Nel 2008 Coelho ha pubblicato gratuitamente sul web uno dei suoi libri ogni mese. Dal suo sito “The pirate Coelho” il pubblico di lingua inglese può scaricare tutto, ma non stamparlo, per le regole del copyright. Ciononostante le vendite dei suoi libri sono aumentate. Uno strumento non esclude l’altro, anzi, il web favorisce la diffusione dei libri.
Ieri alla Fiera, in un incontro affollatissimo, Amazon, la più grande libreria on line del mondo ha presentato il suo Kindle, una specie di i-pod dei libri che negli Usa costa 359 dollari e permette di portarsi dietro tutta la propria biblioteca più un centinaio di migliaia di libri. Da quando è in circolazione le vendite di libri su Amazon sono aumentate di 2 volte e mezzo, e solo il dieci per cento sono e-book. Ovvero i due mezzi non sono in contrapposizione. Google dal canto suo si prepara a diventare la nuova Biblioteca Universale e offre i suoi servizi gratuiti agli editori.
Le cassette postali dell’ufficio stampa a Francoforte sono piene di depliant e informazioni su librerie web, tv on line monotematiche sui libri, e sulla commistione tra media. Sono tutti segni che testimoniano che forse abbiamo la possibilità di dirigere la tecnologia e non di esserne imprigionati o svuotati.
Si potrà essere critici e storcere istintivamente il naso sull’accostamento, nel 100 Million Party, tra il creatore del pastore Santiago e la Mercedes, ma questa volta sembra che sia la macchina, nella crisi dell’automobile, a salire sulle spalle del pastore e non il contrario.
Ora torno a girare per la Fiera. Oggi alle 14 chiedo a chi legge, lo conoscesse o no, un minuto o più di silenzio dedicato a Riccardo, a cellulari rigorosamente spenti.
Appuntamneto alle 16:15 in diretta tv

Francoforte, Buchmesse, 16 ottobre 2008   

15 ottobre 2008
Un mito da scoprire
Buchmesse

[il sito ufficiale della Buchmesse 2008]


La mia prima Buchmesse, la mitica Fiera del libro di Francoforte, la più grande Fiera dell’editoria in tutto il mondo. E la più antica. Non tanto per le sue origini nella forma moderna, quella che festeggia il suo sessantesimo anniversario con questa edizione, ma per quelle più antiche. La città di Mainz, quella in cui Gutenberg introdusse al mondo la stampa a caratteri mobili, è qui vicino. E proprio qui si ritrovarono i primi librai a verificare se potevano fare qualcosa insieme per diffondere il libro. Sono passati 500 anni e la capitale dell’incontro dell’editoria mondiale resta questa.

Sono tante le cose da raccontare, e le impressioni dirette, personali, che sto vivendo in questi giorni che ho sentito l’esigenza di andare oltre il breve racconto televisivo del collegamento quotidiano di “Giro di boa”, alle 16,15 da ieri(martedì) a venerdì.

Pamuk: il ricordo dello smarrimento

Impressioni dal vivo, dunque. A partire da ieri, dalla Cerimonia ufficiale di apertura, dove per presentare quest’evento, c’erano un Premio Nobel, Orhan Pamuk, il  presidente della Repubblica della Turchia, il ministro degli Esteri e quello della Cultura tedeschi.  Sembra di stare in un altro mondo, anche ad ascoltare i loro discorsi. Perché tutto ruota sull’importanza fondamentale dell’incontro tra le culture. La cultura è considerata fondamentale per fare da ponte, da autostrada (le metafore si sprecano) per collegare due popoli. Del discorso di Pamuk mi piace estrarre due parti: il suo racconto della prima volta che arrivò a Francoforte, diciotto anni fa, con le sue impressioni confessate oggi, e la denuncia, davanti al Presidente del suo Paese, delle forti limitazioni alla libertà.

“Avrei dovuto essere soddisfatto e sereno – racconta – perché ero stato tradoto in tedesco e la traduzione di un mio libro, ‘Il castello bianco’ aveva ottenuto un premio, ma non era così: ero teso e provavo una profonda delusione. (…) era la delusione di vedere che l’industra mondiale dei libri era molto più vasta e ricca di quanto avrei immaginato a Istanbul. (…) Da un lato gioivo ne notare la ricchezza dela Fiera, nel vedere quanto fossero variegati i colori dell’editoria, dall’altro capivo quanto fosse difficile per un giovane autore far sentire la propria voce, lasciare il proprio segno, distinguersi dallo stuolo di esordienti (…) Probabilmente non c’è scrittore che non sia stato colto da questo senso di vuoto. E non solo perché i libri sono eterni e noi siamo di passaggio, ma anche perché tutti quei libri, dando voce alla memoria dell’umanità, mi facevano sentire la pochezza del nostro psto nell’universo.; e questo è uno dei motivi per cui essere qui a Francoforte, in certo qual modo, esorta l’uomo all’umiltà: è la stessa sensazione che si prova all’interno di una moschea, di una chiesa, di un tempio.”

Dove il libro diventa globale

Se questa è la sensazione di uno scrittore di questo livello, non serve cercare molte altre parole per dire quanto altrettanto difficile sia raccontare, come giornalista, un evento composto da 2700 eventi (parlo di quelli visibili e annunciati) e da una mostra del libro disseminata in  oltre 7300 stand, di cui meno della metà tedeschi.

In realtà la mostra, aperta sabato e domenica al pubblico, è un grandissimo luogo di incontro di operatori. Qui si svolge il grande mercato dei diritti, qui i rappresentanti degli editori, grandi, medi e piccoli, arrivano con un carnet di appuntamenti stabilito via Internet già tre-quattro mesi prima. E’ qui che i libri diventano prodotto globale.

Una comunicazione dal volto umano

Però non posso trascurare di raccontare un’impressione personale messa a fuoco questa mattina sul metrò di superficie che mi portava dall’albergo alla Buchmesse: nessuno, ma proprio nessuno, su un vagone con ottanta-cento persone, usava il cellulare. Chi parlava con l’amico, chi guardava fuori del finestrino, chi – pochi – leggeva. Avrei dovuto fare una telefonata, me ne sono ben guardato. Ma, sceso dal metrò, ho guardato la gente che camminava sui marciapiedi, e poi dentro la Fiera e si contavano sulla punta delle dita quelli che usavano il cellulare. Ma allora non è vero che “tutto il mondo è Paese”.

Internet, certo, è stato il sistema moderno per prendere appuntamenti a distanza, ma poi, qui in Fiera, la gente si parla guardandosi negli occhi, e poi si ritrova, a Fiera chiusa, a una delle megafeste organizzata dagli editori più grandi al mondo (ieri Hachette, oggi Flammarion, poi il megaraduno per Coelho), per parlare del più e del meno, fuori dai contatti formali, dimenticando apparentemente la concorrenza.

Vorrei scrivere di Coelho, lo farò domani, è appena arrivato l’annuncio che tra pochi minuti, alle 19, la Fiera chiude, ufficio stampa compreso. E poi non posso fare tardi alle due feste.

A domani 

Francoforte, Buchmesse, 15 ottobre 2008