Giovanna Curcio aveva 15 anni e sulla sua carta d'identità c'era
scritto: studentessa, ma è morta mentre cuciva abusivamente
materassi per 2 euro l'ora. Giovanna non vedeva da mesi un'aula
scolastica, nè sfogliava un libro di storia o si sedeva
in un banco insieme a ragazzi della sua età, ma lavorava
con una collega di 49 anni, sfortunata come lei. A luglio le
ha uccise un incendio che è divampato in un garage adibito
a laboratorio artigianale, senza rispettare alcuna norma, in
un paesino del salernitano.
Giovanna è la più giovane delle 93 donne "morte
di lavoro" in Italia nel 2006, il 20% in più rispetto
all'anno precedente. Purtroppo sono in aumento anche gli infortuni
femminili: 231.120 donne si sono fatte male lavorando. Ma l'ultimo
rapporto dell'Anmil, l'associazione nazionale mutilati e invalidi
del lavoro, fornisce altre cifre altrettanto allarmanti. Le
donne sono infatti "vittime" nell'accezione più ampia
del termine e la situazione peggiora dopo l'infortunio. Innanzitutto
ricevono indennizzi meno elevati rispetto ai colleghi, trascurando
-tra l'altro- il ruolo svolto dalla donna all'interno della
famiglia. Beffa finale: la differenza (che spesso diventa discriminazione)
fra i due sessi non viene riconosciuta in casi eclatanti, come
la l'asportazione di una mammella che vale 10 punti di invalidità,
sia per gli uomini che per le donne. Per saperne di più:
www.anmil.it