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Ve li immaginate il nuotatore Massimiliano Rosolino, il pilota Giancarlo Fisichella o lo schermidore Aldo Montano che al termine degli allenamenti vanno a lavorare? No, sicuramente, eppure c'è un'atleta altrettanto qualificata -è Campionessa Italiana Ultramaratona 100 km- che nella vita fa proprio questo. Paola Sanna è nata a Bergamo, ha 31 anni, corre fino a 40 chilometri, magari dopo un turno di notte nell'ospedale sove è assunta come infermiera in un reparto di terapia intensiva coronarica. La maratoneta nel 2007 è stata inserita nella lista dello Iaaf, la Federazione Internazionale di Atletica, che comprende i migliori atleti del mondo, una sorta di Oscar della disciplina. Solo 19 italiani sono arrivati a tanto: Stefano Baldini, il mitico trionfatore della maratona di Atene 2004. Per dire le discriminazioni per le donne nello sport: ne ha parlato un giornale locale della sua città. Ma quali sono, alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino, i problemi atlete italiane? Secondo Luisa Rizzitelli, Presidente di ASSIST, l'Associazione Nazionale Atlete, è "L'impossibilità di essere professioniste. Uno status quo fatto di professioniste di fatto che però non ha nessun riconoscimento né giuridico, né sportivo. Ore in palestra come un lavoratore parasubordinato, ma nessun diritto". In queste condizioni le atlete "corrono il rischio di diventare madri"? Ancora Luisa Rizzitelli: " Se ha un gran coraggio si. Anche se il CONI ha chiesto alle Federazioni con una delibera di Giunta di tutelare le azzurre che vogliono avere un figlio, sono ancora pochissime le Federazioni che l'hanno fatto. Per esempio lo hanno fatto la federscherma e la federazione tennis tavolo, che non a caso hanno straordinarie campionesse mamme. Purtroppo vediamo spesso scritture private con clausole antimaternita': uno scempio che deve finire".