Secondo l'Istat in Italia nascono 1,33 figli per ogni donna in età feconda. Dato questo che colloca il nostro Paese al più basso livello di natalità in Europa, mentre nel mondo ci supera solo il Giappone (penalizzato da decenni di politiche demografiche restrittive). Ad eccezione di brevi periodi di ripresa - come il "baby boom" della prima metà degli anni '60 in cui si è registrato un massimo di 2,7 figli per donna - dal 1965 è iniziata una nuova fase di diminuzione della fecondità che si è protratta per 30 anni. Nel 1995 si è toccato il minimo storico di 1,19 figli per donna. Eppure le italiane vorrebbero avere più bambini: lo conferma un altro primato, quello delle mamme "over anta", quando necessariamente interviene in soccorso di età biologica non più favorevole al momento riproduttivo. Nel mezzo di queste due realtà si collocano gli impegni professionali e si può concludere, senza ombra di dubbio che è la maternità il maggiore fattore di discriminazione per le donne.
Oggi il tema della conciliazione è all'ordine del giorno per eliminare questi gap, ma qualcuno è impegnato da tempo per favorire concretamente il rientro delle mamme al lavoro.
VIDEO: Famiglia e lavoro, la conciliazione sfida per realizzare vere pari opportunita' (M.Zezza)
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