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qui mondo: Parigi

Governo al femminile

Rachida Dati, ministro della Giustizia in Francia
La foto ufficiale del governo Fillon parla piu' dei numeri: meta' dell'esecutivo appena varato e' formato da donne. Con un balzo la Francia affianca la Spagna di Zapatero, che puo' vantare una compagine esattamente suddivisa fra uomini e donne, e riscatta cosi' uno degli ultimi posti della classifica europea sulla presenza femminile in Parlamento. Sarkozy ha mantenuto la promessa fatta circolare subito dopo la sua elezione, quella di un esecutivo caratterizzato dal pieno rispetto della differenza di genere. Non solo, Fillon ha affidato incarichi "pesanti" alle prescelte che, come i colleghi, hanno un'eta' media di 52 anni.
Eccole:
  • Michele Alliot-Marie, ministro degli Interni
  • Rachida Dati, ministro della Giustizia
  • Roselyne Bachelot, ministro della Sanita' e dello Sport
  • Christine Lagarde, ministro dell'Agricoltura
  • Valerie Pecresse, ministro della ricerca e insegnamento superiore
  • Christine Albanel, ministro della Cultura
  • Christine Boutin, ministro per la Coesione sociale

  • Tra le new entry, la quarantenne Rachida Dati, la piu' giovane dell'esecutivo insieme alla responsabile degli Affari Regionali, attira le maggiori attenzioni per la sua singolare storia personale. E' figlia di un marocchino arrivato in Francia negli anni Sessanta. A 16 anni ha iniziato a lavorare di notte in un'impresa di pulizie per pagarsi gli studi di economia e diritto e contribuire al bilancio familiare che doveva provvedere ad altri 10 figli. Ha fatto anche la commessa e la baby sitter, prima di entrare in magistratura e scalare i gradini che l'hanno portata nel giro di pochi anni ad occupare una delle poltrone più prestigiosa all'Hotel de Matignon. Fondamentale è stata l'esperienza maturata con Sarkozy responsabile degli Interni che 2002 le affidò l'incarico di redigere proposte sui problemi della delinquenza giovanile. L'attività ministeriale, ma anche le le origini della Dati, potrebbero essere la soluzione ideale per ricucire i rapporti fra il presidente e le banlieu. Insomma più che "quote rosa" si affermano le "quote merito".