Alcuni passaggi dell'intervento di Barbara Pollastrini,
Ministra per Diritti e Pari Opportunità all'Evento Nazionale
per l'Anno Europeo delle Pari Opportunità per tutti - 3 maggio
2007
C'è un libro nero che nessun governo, nessun parlamento,
nessuna democrazia può rimuovere: ed è il libro nero dei diritti umani delle donne nel mondo.
E con esso l'odiosa sopraffazione verso bambini e bambine.
Vorremmo un anno europeo che lasciasse traccia di sè per la promozione ovunque
(dalla famiglia alla scuola , dall'impresa all'immagine delle donne) di una cultura della non violenza,
dell'amore per la vita, della tolleranza, del rispetto delle differenze e della legalità.
E, posso aggiungere, della mitezza e della cortesia?
Lo dico anche perché, dentro di me, non riesco a rimuovere le ragioni che hanno spinto poche
settimane fa Matteo, a soli 15 anni, a rinunciare a vivere. Non era abbastanza macho, che ritorno indietro...
Questo sì che deve mettere paura. Qualche giorno fa Dacia Maraini ha invitato a non dimenticare Hina,
la ragazza pachistana uccisa perché voleva essere una donna libera, senza per ciò rinunciare alle sue radici.
E' giusto. Non possiamo dimenticare lei e le altre come lei.
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L'ho ripetuto spesso in questi mesi: nel mondo è in corso una guerra di vecchi e nuovi fondamentalismi
per il dominio sulle donne e sul loro corpo. Per fortuna non siamo fermi. L'Italia sta guadagnando autorevolezza
come capofila per la moratoria contro la pena di morte. Siamo apprezzati per una presenza in aree di guerra volta al dialogo,
agli aiuti alle popolazioni e alla pace. Stiamo investendo risorse contro aids, fame e malaria.
Nel nostro Paese va sostenuto il programma contro la tratta e le mutilazioni genitali.
C'è un dato, vedete, che inchioda le coscienze. In Europa e in Italia le donne tra i 15 e i 50 anni muoiono
più a causa di violenze che per malattie o incidenti. E ciò avviene nella maggior parte dei casi in famiglia o
per mano di persone conosciute.
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Le ragazze oramai corrono come frecce, studiano in tempi più brevi e con esiti migliori.
Si tengono per mano col loro coetaneo. Ma al momento del lavoro si sgretola il muro della fiducia e prende
forma quello delle chiusure, delle opacità e dei ricatti.
Oggi le donne, i giovani, fotografano l'Italia. Le nostre chance. I nostri handicap.
Hanno il volto di Giovanna, bambina di 15 anni morta bruciata insieme a una donna di 40 anni
qualche mese fa mentre cucivano materassi in un sottoscala del salernitano. Hanno il volto di tante donne
che desiderano un figlio e rinviano quel momento perché non ce la fanno.
Ma hanno anche il volto di tante giovani donne che nei laboratori scientifici, nelle professioni, nel fare impresa o nello sport,
esplodono coi loro talenti.
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Ma queste grandi potenzialità enormi convivono con problemi antichi.
Siamo un Paese dove il dinamismo sociale è bloccato, i ragazzi vivono in famiglia oltre il lecito,
si leggono pochi libri, e sono pochi i laureati, si è allargato il differenziale tra stipendi di donne e uomini,
gli asili nido coprono il 7% del fabbisogno e pensionati, lavoratori di un tempo, faticano a tirare avanti.
Siamo al settantesimo posto per numero di elette.
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Sono convinta che ci sia un nesso a legare queste pennellate.
E' un conservatorismo trasversale. E' il serpeggiare di uno spirito pigro, cinico, in realtà "monopolitistico" di
molte élites della società e delle istituzioni. Aggiungo, non a caso, élites per lo più maschili che talvolta fanno fatica a parlarsi.
Ed è un bel banco di prova per i tavoli sulla concertazione scegliere se iniziare a voltare pagina o continuare con qualche a
ggiustamento. L'Italia è maglia nera in Europa per numero di occupate. Al Sud siamo 20 punti sotto la media europea.
Se continuasse così tutto il Paese non avrebbe una ripresa stabile e correrebbe rischi evidenti nella competizione.
Gli innovatori oggi si collocano su questa frontiera. Quella delle pari opportunità.
A partire da quei diritti di cittadinanza fondamentali come il sapere e un lavoro nei dritti.
Tutti: anche quello alla maternità. Perché due stipendi in casa, significa più consumi, più lavoro indotto, più sicurezza.
E aggiungo, un aumento del Pil.
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Ci sono montagne da scalare in termini di mentalità, condivisione di un'idea di futuro, dei tempi e degli orari, di modernità.
Ecco perché parlo di un piano pluriennale straordinario. Saranno molti i tasti da toccare: incentivi alle aziende,
leva fiscale, formazione. L'unica cosa che non si può fare è stare fermi.
L'investimento sulla persona, sulla sua autonomia, sulla sua responsabilità, sulla liberazione delle sue risorse creative e solidali.
Sul premio alle capacità e all'impegno. Sull'esempio che deriverebbe da classi dirigenti selezionate sui meriti e l'onestà.
Anche da tutto questo uno spirito civico condiviso. Rientra nelle pari opportunità una idea di crescita che tiene insieme
democrazia a economia. In cui diritti umani, civili, sociali sono centrali. I diritti dei portatori di disabilità, di malati,
di anziani e migranti, di chi soffre di malattie dell'anima, i diritti a un ambiente tutelato, a decidere delle terapie di non
accanimento nel momento più drammatico della vita, sono questioni e doveri di tutti.
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E' in corso un confronto sulla riforma elettorale.
Non sta a me entrare, in questa occasione, nel merito se non per dire che ogni riforma dovrà avere tra le sue premesse
la piena applicazione dell'articolo 51 della Costituzione. Modifica proposta dal centrosinistra e approvata a larga maggioranza
col centrodestra. Almeno per quanto mi riguarda il governo non starà a guardare.
Avanzeremo proposte di regole mirate e transitorie per dare alle donne lo spazio che meritano nelle carriere,
nelle nomine, nelle liste. Perché partecipazione al lavoro, trasparenza nelle carriere fino ai punti più alti,
presenze nelle istituzioni, nuovi strumenti di pari opportunità per tutti sono facce della stessa medaglia.
E sarebbe un bel segnale se quest'anno europeo si concludesse con la costituzione della xv commissione permanente di
Camera e Senato per i diritti e le pari opportunità".
www.pariopportunità.it
www.equality2007.europa.eu