La nomina di 31 donne magistrato ha vinto definitivamente
le ultime resistenze di chi proprio non accettava che anche alle egiziane
fosse attribuito il potere di amministrare la giustizia.
Risale infatti
al 2003 la controversa decisione (e da allora mai rinnovata) del presidente
egiziano Mubarak di nominare per la prima volta nel paese una donna
giudice. Gli ostacoli da superare erano soprattutto di tipo religioso
e per questo motivo le recenti dichiarazioni di due figure di spicco
egiziane, il gran mufti della Repubblica e lo sceicco di al Azhar hanno
segnato la svolta. Il primo all'inizio dell'anno ha emesso una fatwa,
un editto religioso, per cui le donne hanno diritto di diventare capi
di stato, mentre il secondo qualche settimana fa ha dichiarato che
non esistono ostacoli nel Corano a che una donna divenga giudice.
"Le donne sono state scelte per gli ottimi voti ottenuti negli
esami scritti e orali tenuti dal Consiglio Supremo Giudiziario ",
ha dichiarato il presidente dell'organismo Mokbel Shaker secondo
il quale "il potere giudiziario egiziano è entrato finalmente
in una nuova era, nonostante l'opposizione di gran parte dei movimenti
islamisti". Per un periodo di prova, però, le 31 toghe "rosa" lavoreranno
sotto la supervisione di altri giudici e potranno presiedere soltanto
processi legati al diritto familiare, civile ed economico. A loro è ancora
precluso l'incarico di giudice presso la procura generale. L'Egitto è stato
il primo paese arabo a concedere diritti politici alle donne nel
1956, ma il potere giudiziario è stato finora saldamente nelle
mani degli uomini, a differenza di altri Stati musulmani come Sudan,
Marocco e Tunisia. VIDEO