Le donne rimangono l'obiettivo privilegiato della
repressione in Iran
Le donne rimangono l'obiettivo privilegiato della repressione
in Iran. Zeynab Peghambar-Zadeh, un'attivista che da anni si batte
per i diritti della popolazione femminile, e' stata arrestata dalla
Corte rivoluzionaria di Teheran per aver preso parte a unamanifestazione
pacifica lo scorso marzo nella capitale. Lo ha confermato la sua avvocatessa,
Nassim Ghanavi.
La femminista aveva partecipato con un'altra trentina di donne ad
un raduno davanti alla sede della stessa Corte rivoluzionaria in
occasione dell'apertura di un processo ad altre loro compagne. Le
partecipanti al sit in erano state arrestate e rilasciate su cauzione
nei giorni seguenti. Tra di loro, appunto, la Peghambar-Zadeh, che
ora e' tornata in prigione, non si sa ancora con quale capo di imputazione.
Il procedimento giudiziario si e' concluso con la condanna di sei
attiviste a 4 anni di reclusione, in parte pero' sospesi. Stesso
atteggiamento e' stato adottato le 1300 ragazze arrestate con l'accusa
di andare in giro con i capelli sciolti al vento e senza velo, ma
anche di vestire in modo scandaloso, ovvero come tutte le loro coetanee
nel resto del mondo. La maggior parte e' stata rilasciata dopo l'avvertimento
a non adottare in futuro un atteggiamento tanto disinvolto. Per un
rappresentante della Commissione cultura del Parlamento iraniano "e'
colpa di queste ragazze se un uomo, dopo averle viste per strada,
non prestera' piu' attenzione alla moglie". Ma la guerra del
chador non e' la questione piu' grave per le iraniane che rivendicano
uguali diritti degli uomini a divorziare, la custodia dei figli in
caso di separazione e il diritto all'eredita'.
