Omertà, difficolta' economiche, guerre: anche se il cammino
verso un pieno riconoscimento dei diritti delle donne nel Mediterraneo
e' segnato, il percorso è ancora un campo minato e, come si
puo' immaginare, difficile da bonificare.
Il sito delle culture
del Mediterraneo ha raccolto una serie di inchieste fatte
in Algeria, Egitto,
Spagna, Francia, Italia, Libano, Marocco, Palestina e Turchia,
per indagare sulla reale condizione femminile, con particolare
attenzione alle nuove generazioni. Se da un lato le inchieste
mettono in
luce
gli abusi o le ferite provocate dalle violenza sulle donne,
i riflettori si accendono anche sull'impegno, sul coraggio
e sulla forza nel chiedere
giustizia, nel far riconoscere i propri diritti e nell'esigere
la piena partecipazione alla vita sociale e politica del
paese
in cui vivono.
E' il caso del Libano. "Il ruolo della donna
durante un conflitto e' molto importante~ -spiega~Sahar al Attar,
giornalista del
quotidiano l'orient le jour -perche' e' molto difficile gestire
il giornale, allevare
i figli e accudire gli anziani che restano nei villaggi.
La donna e' sola perchè gli uomini sono tutti in guerra.
Le libanesi sono coscienti che il loro ruolo e' di vitale importanza
anche
per le future
generazioni. Le donne crescono gli uomini di domani, se c'e'
una cultura di pace, avremo figli piu' aperti al dialogo
e meno alle armi".
lawin e' curda ed è nata 23 anni fa nel bel mezzo di una
guerra, aveva 1 anno quando il suo villaggio e' stato evacuato
nella
regione di Diyarbakir, nel sud-est della Turchia. Ora vive
e a Istanbul. Ha
fatto la segretaria, ma ora è disoccupata.
Racconta l'autrice
del reportage che "nel conflitto ci sono donne che prendono
parte alle operazioni sulle montagne, ma molte sono fuggite portando
con loro i bambini. Ci sono pero' parecchi problemi relativi
alla lingua, alla mancanza di un lavoro, anche perche' non
sanno ne'
leggere,
ne'
scrivere". E poi il nostro paese. "A me e' venuto subito
in mente di parlare di realta' di alcune regioni- spiega
Stefanella Campana, giornalista della Stampa-, zone dove e' come
se ci fosse
un conflitto, strisciante e pesante, dove le donne, nel bene
e nel male
sono comunque coinvolte. Vittime, ma a volte anche protagoniste.
Le donne sono molte volte semplicemente delle pedine, persone
che non possono scegliere di essere diverse, si trovano in
situazioni dove
la cultura e' quella e sono loro stesse portatrici di una
tradizione. Spesso aiutano a continuare certe logiche e alcune
stanno diventando
protagoniste o perche' sostituiscono i mariti in carcere
e diventano loro stesse quelle che si occupano del traffico
di droga, o di
tenere le file dell'organizzazione criminale". Il rovescio
della medaglia è rappresentato
dalle molte donne che reagiscono come i giovani di Locri
che dicono 'ammazzateci tutti'. Ci sono segnali molto positivi,
la
speranza sta
nei giovani".
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