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09 luglio 2007
"Google contro Michael Moore"
web Garibaldi
Moore ritratto nel poster di "Sicko"

Sfiorato l'incidente diplomatico in casa Google. Il portale ha ospitato una critica di una sua impiegata su uno dei film più attesi dell'anno, Sicko, il documentario di Michael Moore che mette sotto accusa il sistema sanitario Usa: "Il film di Moore ritrae l'industria farmaceutica come guidata solo da soldi e marketing e dimentica di mostrare l'interesse dei servizi sanitari per il benessere dei pazienti" scrive Lauren Turner, Account Planner del progetto Google Health Advertising Blog.

L'autrice dell'articolo consigliava contestualmente alle industrie farmaceutiche di rispondere alle critiche con una campagna pubblicitaria: naturalmente attraverso Google Adsense, per "dire la verità" sulla faccenda.

Ci avrebbe pensato il motore più potente al mondo, nel caso di ricerche mirate, con le parole chiave "Michael Moore" e "Sicko", a rispondere a tono con una controinformazione a pagamento alle bugie unilaterali del regista. Questa sarebbe stata la proposta della manager del colosso mediatico.

L'idea non è stata forse delle più geniali. Nel giro di poche ore la rete si è riempita di risposte e commenti contro Google. Molti bloggers hanno accusato la compagnia di aver violato il suo motto: "Don't be evil" (non siate cattivi). Il motore rischiava una pubblicità molto negativa, altro che Google Adsense! La replica è risultata necessaria: l'autrice dell'articolo ha affermato che il suo post conteneva opinioni personali. "Alcuni lettori hanno pensato che l'opinione da me espressa sul film Sicko fosse condivisa da Google. E' facile capire perché, tarttandosi di un blog aziendale. Quindi è stato un mio errore e ho capito perché ha generato tanta confusione". Missy Krasner, un product marketing manager di Google, ha ammesso che il blog non considerava che i lettori avrebbero imputato le critiche all'azienda come se equivalessero alla posizione ufficiale di Google.

Il Google pensiero è dunque diverso. Anzi, l'azienda dice di condividere le preoccupazioni sollevate da Moore nel suo film. Anche se è difficile non vedere effettivamente nelle parole dell'impiegata un riflesso delle opinioni della compagnia. Oltretutto la Turner, nella sua risposta, non ha fatto marcia indietro sui contenuti, e ha continuato a sostenere la democraticità e l'efficacia del servizio pubblicitario sul sito, in grado di sostenere di volta in volta i Moore o le industrie di turno. Ma il filmaker ha davvero bisogno di farsi pubblicità? Di certo non dopo questo boomerang.

Nel suo articolo di commento Wired scrive: "Anche se d'accordo o meno con Moore e Sicko - e le recensioni sono state sicuramente discordanti - colpisce vedere Google prendere posizioni su un tema così controverso. La compagnia esercita un'influenza enorme sul flusso di informazioni nella società digitale e deve fare molta attenzione a come usa il suo potere".