Niente piu' YouTube e MySpace per i militari americani. Il Pentagono
ha deciso il blocco dell'accesso dai computer militari statunitensi in tutto il
mondo a una serie di popolari siti Internet che i soldati, compresi
quelli in Iraq e Afghanistan, spesso usano per comunicare con i familiari
a casa.
Il ministero della Difesa americano ha motivato la scelta con la
necessita' di proteggere le informazioni militari e non gravare troppo
sui network della Difesa, la cui velocita' sembra essere stata ridotta in modo sensibile negli ultimi tempi dalla mole
di foto e video che i soldati scaricano dalla Rete.
"Il traffico ricreativo su questi siti - afferma
un ordine di servizio inviato dal generale B.B.Bell, comandante delle
forze
Usa in Corea - ha un impatto significativo sui siti ufficiali
del ministero della Difesa e sulla nostra velocita' di
trasmissione, e allo stesso tempo pone sfide serie sul piano della
sicurezza operativa". In totale, oltre a YouTube e MySpace,
sono altri 11 i siti di scambio di video, musica e foto da oggi non
utilizzabili sui
computer del Pentagono.
Le nuove regole prevedono che i blogger sottopongano i loro messaggi
ad un ufficio di supervisione prima di pubblicarli. Il blog piu'
celebre finora realizzato da questo fronte e' del soldato Colby Buzzell
i cui resoconti, gli hanno fatto vincere le 5mile sterline
del Blooker prize per il miglior libro (My War: Killing Time
in Iraq)
tratto
da un blog. Buzzell ha scritto il suo diario mentre era a Mosul,
nel Nord dell'Iraq, nel 2004, descrivendo la sua vita quotidiana,
che andava dall'ascolto dei Metallica sul suo iPod all'osservare
i suoi commilitoni navigare sul web in cerca di pornografia. E' paradossale
che la sua vittoria sia arrivata nel momento in cui il Pentagono
impone queste nuove restrizioni. Il soldato ha scoperto il fenomeno
dei blog leggendo un articolo su Time mentre era in Iraq. Secondo
Buzzell le nuove restrizioni colpiranno i soldati e le loro famiglie.
"E' dura per chi sta al fronte e ora andra' peggio". Il libro di
Buzzell e' stato gia' tradotto in 7 lingue. La sua carriera da giornalista
freelance continuera' sulla rivista Esquire. "I comandanti sono un
po' nervosi, ora non potranno piu' controllarmi".