pubblicato
il 12 giugno 2009
E’ morto
Beppe Barnao, era il decano dei giornalisti
di vela
Barnao Meravigliao. Ciao Beppe
Beppe
Barnao è morto
oggi a Genova a 84 anni, a seguito di un ictus.
Il mondo della vela e del giornalismo sportivo
perdono con lui una grande fetta della loro
storia e un personaggio unico e indimenticabile.
Nato nel 1925, Beppe si avvicinò presto
allo sport della vela che divenne la sua scelta
di vita. Dalle classi Jole ed “S” nel
borgo dei pescatori di Priaruggia, passò alle
regate con la classe Snipe, barca con la quale
conquistò un campionato universitario
scoprendo il gusto di vincere. La classe della
sua maturità velica, quella con la quale
vinse un titolo europeo e sfiorò le
Olimpiadi, è il Flying Dutchman. Dapprima
come prodiere di Vittorio Porta: insieme vinsero
il Campionato Europeo del 1956, con l’aneddoto
dell’ultima poppa, quando ruppero la
drizza dello spi mentre erano in testa con
vento leggero, e tutta la flotta che li seguiva
non issò lo spinnaker, ritenendo che
si trattasse di una tecnica innovativa dei
fortissimi
italiani. Quindi il cambio di timoniere e la
scelta di andare a prua di Mario Capio, uno
dei campioni dell’epoca, che gli valse l’esilio da Priaruggia
come “traditore” della sua Quarto (Capio era di Nervi), ma anche
numerosi piazzamenti ai vertici mondiali e un paio di titoli italiani. Beppe “sbarcò” proprio
alla vigilia dei Giochi di Roma del 1960, a suo posto Tullio Pizzorno.
L’Olimpiade però era destinata
a entrare nella sua vita. Negli anni dell’attività sportiva,
Beppe – laureato in Lettere e Lingue,
e maestro di scuola – avviò e
approfondì quella che divenne la sua
professione giornalistica, esercitata con una
capacità, una passione e un calore che
fecero di lui un maestro e un autentico personaggio.
Venne assunto al Secolo XIX diretto da Piero
Ottone, dove diventò una colonna di
tutti gli sport, a partire dal calcio, ma restando
sempre straordinariamente “votato” alla
sua vela. Un ruolo che negli anni lo ha trasformato,
negli occhi e nel cuore di tanti colleghi più giovani,
in un antesignano della promozione velica sui
media. Le Olimpiadi di Roma 1960 furono il
suo primo impegno da inviato (e potete immaginare
con quale attenzione seguì le imprese
veliche del suo ex timoniere Mario Capio, 12°,
poi destinato a diventare Allenatore della
Federazione Italiana Vela). Ma Roma 1960 fu
solo il primo mattone
sul quale Beppe Barnao ha costruito quasi un
record di partecipazioni olimpiche: tra Tokio
1964, Mexico 1968, Monaco 1972, Montreal 1976,
Mosca 1980, Los Angeles
1984, Seul 1988, Barcellona 1992, Atlanta 1996 e Sydney 2000, fu presente a
ben 9 edizioni raccontate “da dentro” con la solita vivacità e
immediatezza. Le stesse che metteva nei suoi servizi per le riviste specializzate.
Da giornalista sportivo ha vissuto gli anni
della crescita economica e delle novità tecnologiche,
sempre in prima fila e da protagonista. Fu
tra i volti della televisione privata di Genova
del Secolo XIX (TVS), con uno stile talmente
personale che ancora oggi su YouTube impazzano
i video delle sue interviste e delle sue gaffe,
sempre sul filo della simpatia contagiosa.
Poi iniziò a collaborare con La Sicilia
del direttore Candido Cannavò: un incontro
che gli aprì le porte della Gazzetta
dello Sport, per la quale Beppe è stato
fino agli ultimi giorni il corrispondente più costante
e presente dal mondo della vela, e molto di
più.
Beppe considerava i suoi due maestri
proprio Piero Ottone e Candido Cannavò.
Col primo (“il capo”) condivise
anche la travolgente passione per la vela,
soprattutto
in lunghe crociere estive tra zingarate e navigazioni,
e qualche esperienza in regata nella quale
coinvolgeva anche i figli giovanissimi. Con
Cannavò ha avuto un rapporto intenso
e di grande stima. Barnao è stata la
firma italiana più seguita del mondo
della vela, negli anni del boom, a partire
dalla prima sfida di Coppa America con Azzurra
nel 1983, per seguire con Il Moro di Venezia
nel 1992, Luna Rossa nel 2000 e così via:
sempre presente alle massime regate, dall’America’s
Cup ai giri del mondo, alle imprese dei navigatori
oceanici. Da penna fertile, ma anche da sportivo
e velista. Conoscitore, entusiasta, puntuale
e creativo.
La sua storia di velista e giornalista lo
ha tenuto sempre molto vicino agli ambienti
della Federvela, a contatto e in amicizia con
i grandi dirigenti, i tecnici, gli atleti,
trattato sempre da compagno di strada, collega,
amico. Un rapporto che ha ricambiato senza
perdere mai di vista l’essenza della
professione giornalistica, l’amore per
i fatti e per la verità. Nel 2007, per
festeggiare gli 80 anni della federazione,
la FIV creò i nuovi ed esclusivi premi
FIV Awards, che nella prima edizione furono
assegnati a 11 personaggi del mondo della vela
degli ultimi 10 anni, scelti da una speciale
commissione guidata dal presidente onorario
Carlo Rolandi. Il premio quale “Miglior
Giornalista – Memorial Bruno Ziravello”,
andò a lui, il grande e inimitabile
Beppe Barnao, che regalò alla platea
la più bella e spontanea delle performance,
lacrime di commozione.
Beppe Barnao lascia la moglie Giuliana e i
figli Elisabetta e Gian Bartolo (“Gimba”),
entrambi ottimi velisti e sportivi, i quali
gli hanno regalato tre splendidi nipotini con
i quali è rinato: Ottavio (6 anni),
Margherita (3) e Nicole (2 e mezzo).
I funerali di Beppe Barnao si svolgeranno
sabato alle ore 11:45, nella chiesa di San
Giuseppe a Quarto, Genova.
Da YouTube: Le
papere più divertenti del "mito"
Beppe Barnao (Tivuesse, 1978)
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