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Alcune immagini utilizzate per questo speciale sono di Raffaele Ciriello
Quando Tito muore a Lubiana nel 1980, la Jugoslavia è una federazione composta da sei repubbliche e due province autonome. Nel corso degli anni successivi l'equilibrio politico della regione si frantuma, sotto la spinta centrifuga delle rivendicazioni delle diverse etnie. Nella provincia del Kosovo le manifestazioni vengono represse duramente fin dal 1981: otto anni dopo il governo di Belgrado sospenderà l'autonomia costituzionale della regione. Nel 1991 le delegazioni slovena e croata escono dal congresso della Lega dei Comunisti Jugoslavi. Gli sloveni e i croati attraverso dei referendum popolari proclamano la propria indipendenza. La Macedonia e la Bosnia-Erzegovina intraprendono lo stesso cammino. Nel parco di Plitvice in Croazia i turisti stranieri assistono alle prime sparatorie tra serbi e croati: sono i prodromi della guerra. Belgrado interviene con l'esercito a fianco dei serbi croati e il conflitto esplode. La risoluzione 721 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu autorizza l'invio di una forza di pace in Jugoslavia. All'inizio del 1992 il il Vaticano riconosce Slovenia e Croazia.

Il 15 gennaio 1992, dieci anni fa, anche i Paesi della CEE riconoscono l'indipendenza delle due nuove entità politiche.