|
|
Quando Tito muore a Lubiana nel 1980, la Jugoslavia
è una federazione composta da sei repubbliche e due province
autonome. Nel corso degli anni successivi l'equilibrio politico della
regione si frantuma, sotto la spinta centrifuga delle rivendicazioni
delle diverse etnie. Nella provincia del Kosovo le manifestazioni
vengono represse duramente fin dal 1981: otto anni dopo il governo
di Belgrado sospenderà l'autonomia costituzionale della regione.
Nel 1991 le delegazioni slovena e croata escono dal congresso della
Lega dei Comunisti Jugoslavi. Gli sloveni e i croati attraverso dei
referendum popolari proclamano la propria indipendenza. La Macedonia
e la Bosnia-Erzegovina intraprendono lo stesso cammino. Nel parco
di Plitvice in Croazia i turisti stranieri assistono alle prime sparatorie
tra serbi e croati: sono i prodromi della guerra. Belgrado interviene
con l'esercito a fianco dei serbi croati e il conflitto esplode. La
risoluzione 721 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu autorizza l'invio
di una forza di pace in Jugoslavia. All'inizio del 1992 il il Vaticano
riconosce Slovenia e Croazia.
Il 15 gennaio 1992, dieci anni fa, anche
i Paesi della CEE riconoscono l'indipendenza delle due nuove entità
politiche. |
|