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Le immagini dei saccheggi nella notte tra il 19 e il 20 dicembre Le dimostrazioni in Plaza de Mayo e in altre zone di Buenos Aires La resa di Fernando De la Rua
Argentina. Oggi verrà eletto nuovo presidente Adolfo Rodriguez Saa
Buenos Aires 22 dicembre 2001

Il vertice del Partito Giustizialista (peronista) ha deciso che oggi l'Assemblea legislativa eleggerà quale nuovo presidente l'attuale governatore della provincia di San Luis, Adolfo Rodriguez Saa, e che le elezioni generali saranno indette per il 3 marzo prossimo. Lo ha annunciato in serata l'attuale presidente provvisorio Ramon Puerta. Poco dopo si è appreso che Rodriguez Saa, subito dopo il suo insediamento, annuncerà "una serie di nuove misure per fronteggiare questa crisi".

I provvedimenti immediati
La sospensione del pagamento del debito estero, il mantenimento della parità fissa dollaro-peso e la completa disponibilità dei salari per lavoratori dipendenti e pensionati nonchè il mantenimento delle restrizioni per i depositi bancari. Secondo le fonti citate dalle agenzie di stampa, Saa ha sottolineato che il suo piano servirà sopratutto "ad alleviare i problemi dei ceti più bassi" e a "riattivare l'economia" nel tentativo di far fronte alla recessione che colpisce il paese da 42 mesi. Intanto, l'ex presidente De La Rua -che ieri era rientrato a sorpresa alla Casa Rosada dopo averla abbandonata da dimissionario in fuga- ha revocato lo stato d'assedio che aveva proclamato mercoledì. Ma poco dopo il suo successore Puerta lo ha ripristinato in alcune province fra cui quella di Buenos Aires, dove vive un terzo della popolazione argentina.

Nella regione della capitale, in particolare, si stenta a ripristinare una qualche forma di ordine e la tensione è alle stelle, specie nelle zone periferiche di Matanza e Ciudad Evita, dove sono echeggiati anche colpi d'arma da fuoco, la polizia latita e i residenti cercano di farsi giustizia da soli improvvisandosi vigilantes. A De La Rua, intanto, dopo la denuncia per omicidio continuato in relazione alla dura repressione delle manifestazioni nella Plaza de Mayo è stato imposto di non lasciare il Paese da un altro magistrato; lo stesso vale per gli ex ministri dell'interno e della sicurezza, Ramon Mestre e Enrique Mathov nonchè per il capo della polizia federale Ruben Santos.
Argentina. Cessato lo stato d'assedio
Buenos Aires 21 dicembre 2001

Il presidente dimissionario, Fernando De la Rua, ha annunciato la fine dello stato d'assedio decretato mercoledi' scorso. Nei durissimi scontri tra manifestanti e polizia avvenuti negli ultimi due giorni a Buenos Aires hanno perso la vita 26 persone. Migliaia i feriti. La maggior parte delle vittime proviene da Buenos Aires e provincia, e dalla citta' di Rosario. Morti anche in Patagonia, a Cipolletti, a Cordoba, e a Parana', capoluogo della provincia di Entre Rios.

Oggi, la Borsa di Buenos Aires restera' chiusa per una festivita' bancaria. Lo ha annunciato lo Stock Exchange latino-americano spiegando che la giornata di chiusura era stata a suo tempo decretata dalla Banca centrale. Il riposizionamento degli investitori, dopo il forte balzo dei corsi registrato ieri sulla notizia della crisi di governo, sara' quindi rimandato al prossimo giorno di contrattazioni, previsto per lunedi'.

I peronisti tornano al potere, De la Rua rischia l'arresto. Tolto lo Stato d'assedio
Fernando de la Rua ha abbandonato la Casa Rosada in elicottero dopo aver formalizzato le sue dimissioni, accelerate da una ondata di proteste sociali. Il capo dello stato, che aveva ancora due anni prima di chiudere il suo mandato nel 2003, ha preso la difficile decisione dopo aver verificato che a sua proposta di condividere il potere con l'opposizione in un governo di unità nazionale, era stata respinta da molti dirigenti del Partito giustizialista (Pj).

I peronisti saldamente al potere
"Il nostro partito non parteciperà mai ad alcuna forma di governo in cogestione", aveva tuonato il presidente del gruppo peronista della Camera Hugo Roggiero, per il quale il presidente avrebbe fatto meglio a "dare una prova di coraggio prendendosi le sue responsabilità". Così mentre Buenos Aires contava i suoi morti ed appariva desolata e in fiamme, devastata da giorni di scontri e vandalismi, De la Rua ha preso carta e penna ed ha scritto al presidente del Senato Ramon Puerta, comunicandogli la sua volontà di rimettere il mandato confidando che "la decisione contribuisca alla pace sociale e alla continuità istituzionale della repubblica". Mancando un vice presidente - Carlos 'Chacho' Alvarez si dimise nell'ottobre 2000 - la massima responsabilità dello stato passa immediatamente allo stesso Puerta, che appartiene al Partito giustizialista (Pj). Questo significa fra l'altro che ora i peronisti, che avevano abbandonato il potere dopo il secondo mandato di Carlos Menem, sono tornati alla guida del paese. Ed in modo solido, perchè il Pj controlla numericamente sia la Camera, sia il Senato.

Le dimissioni di De la Rua sono state salutate da applausi nelle strade di Buenos Aires, mentre ora resta il problema urgente di riportare l'ordine pubblico, perchè nonostante l'introduzione dello stato di assedio mercoledì, saccheggi e vandalismi sono continuati senza sosta in numerose città. la situazione si è inoltre particolarmente deteriorata perche' la polizia ha represso ogni forma di manifestazione, in particolare sulla storica Plaza de Mayo, nonostante gli appelli alla riflessione che venivano da piu' parti. E nonostante l'ordine impartito alla polizia dal giudice federale Maria Romilda Servini de Cubria di interrompere la repressione e le detenzioni in massa dei dimostranti. Il magistrato è andata su tutte le furie e medita ora di ordinare l'arresto dei ministri dell'interno e della sicurezza, Ramon Mestre e Enrique Mathov. Intanto, ha fatto pervenire un atto di garanzia all'ex capo dello stato contestandogli la "repressione indiscriminata" degli incidenti, per cui anche lui rischia l'arresto.

Tre opzioni per il parlamento
L' 'assemblea legislativa' dovrà occuparsi delle prospettive politiche del paese. Entro domani, deputati e senatori dovranno dibattere che svolta dare al problema della presidenza. Le opzioni sono tre: confermare Puerta fino alla fine del mandato costituzionale di de la Rua; decidere l'elezione di un nuovo presidente per quattro anni fra i membri del parlamento o i governatori, o indire elezioni anticipate.

Bilancio pesantissimo
E' di 26 morti e migliaia di feriti il bilancio provvisorio dei disordini degli ultimi due giorni a Buenos Aires e della repressione della polizia organizzata nell'ambito dello stato d'assedio. La maggior parte delle vittime provengono da Buenos Aires e provincia, e dalla citta' di Rosario, ma ci sono stati morti anche in Patagonia, a Cipolletti, a Cordoba, e a Parana', capoluogo della provincia di Entre Rios. Lo Stato d'assedio è stato revocato con un provvedimento -uno degli ultimi della sua gestione del potere - del presidente De la Rua
Stato d'assedio: 14 i morti, scontri a Plaza de Mayo. L'esecutivo si dimette


Buenos Aires, 20 dicembre 2001

L' Argentina è in stato d'assedio. Nella notte si è dimesso il ministro dell'economia, Domingo Cavallo, e oggi il segretario generale della presidenza, Nicolas Gallo, ha confermato che tutti i ministri hanno presentato le dimissioni al presidente Fernando de la Rua.

L'esecutivo è sotto accusa per la gravissima crisi economica. Per oggi è stato proclamato uno sciopero generale.

Il bilancio dei disordini
E' di 14 morti il bilancio delle vittime. Secondo gli ultimi dati disponibili nelle violenze che hanno sconvolto l'Argentina tanto da far proclamare al presidente Fernando De la Rua lo stato d'assedio, ci sono stati anche 178 feriti e oltre 300 arresti. Incidenti sono in corso oggi in Plaza de Mayo a Buenos Aires, dove la gente affronta con tecniche di resistenza passiva la polizia che li vuole costringere ad andarsene. Un consistente numero di agenti protegge la Casa Rosada ed il Ministero dell'economia.

Il segretario generale della presidenza, Nicolas Gallo, ha riconosciuto di essere rimasto impressionato per le manifestazioni di resistenza passiva realizzate dalla popolazione "scesa spontaneamente nelle strade" per chiedere le dimissioni del ministro dell'economia Domingo Cavallo. "Credo - ha concluso - che come governo dobbiamo trarne le conseguenze per cambiare la nostra politica".

Vertice con i governatori
Per le 12 (16 italiane) è previsto a Buenos Aires un vertice del capo dello Stato con i governatori delle ventidue province argentine. Dal suo stesso partito radicale vengono forti pressioni per un rinnovamento dell' equipe governativa e non è escluso addirittura che la soluzione sia quella del governo di unità nazionale, con l' inclusione di esponenti del Partito Giustizialista all' opposizione.

Lo stato d'assedio
La situazione resta tesa, non solo a causa dell' entrata in vigore dello stato d'assedio, ma anche per la sorprendente decisione con cui la polizia è intervenuta in nottata per allontanare i cinquantamila manifestanti che affollavano la Plaza De Mayo. Gli scontri fra reparti di polizia e gruppi di dimostranti hanno lasciato un panorama desolato sulla storica piazza cara alle Madri dei desaparecidos. Varie radio ipotizzano oggi che la violenza sia stata parte di un piano predeterminato di agitatori professionisti, spesso attivi in Argentina.

La rivolta della classe media
Il fatto nuovo delle ultime ore è stata la rivolta della classe media che ieri è scesa spontaneamente nelle strade criticando sia il ministro Cavallo, sia lo stesso presidente De La Rua con un allegro ma significativo 'cacerolazo' (concerto di pentole e coperchi).

 
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