| Argentina. Oggi verrà eletto nuovo presidente
Adolfo Rodriguez Saa |
Buenos
Aires 22 dicembre 2001
Il vertice del Partito Giustizialista (peronista) ha deciso
che oggi l'Assemblea legislativa eleggerà quale nuovo presidente
l'attuale governatore della provincia di San Luis, Adolfo Rodriguez
Saa, e che le elezioni generali saranno indette per il 3 marzo
prossimo. Lo ha annunciato in serata l'attuale presidente provvisorio
Ramon Puerta. Poco dopo si è appreso che Rodriguez Saa, subito
dopo il suo insediamento, annuncerà "una serie di nuove
misure per fronteggiare questa crisi".
I provvedimenti immediati
La sospensione del pagamento del debito estero, il mantenimento
della parità fissa dollaro-peso e la completa disponibilità
dei salari per lavoratori dipendenti e pensionati nonchè il
mantenimento delle restrizioni per i depositi bancari. Secondo
le fonti citate dalle agenzie di stampa, Saa ha sottolineato
che il suo piano servirà sopratutto "ad alleviare i problemi
dei ceti più bassi" e a "riattivare l'economia"
nel tentativo di far fronte alla recessione che colpisce il
paese da 42 mesi. Intanto, l'ex presidente De La Rua -che ieri
era rientrato a sorpresa alla Casa Rosada dopo averla abbandonata
da dimissionario in fuga- ha revocato lo stato d'assedio che
aveva proclamato mercoledì. Ma poco dopo il suo successore Puerta
lo ha ripristinato in alcune province fra cui quella di Buenos
Aires, dove vive un terzo della popolazione argentina.
Nella regione della capitale, in particolare, si stenta a ripristinare
una qualche forma di ordine e la tensione è alle stelle, specie
nelle zone periferiche di Matanza e Ciudad Evita, dove sono
echeggiati anche colpi d'arma da fuoco, la polizia latita e
i residenti cercano di farsi giustizia da soli improvvisandosi
vigilantes. A De La Rua, intanto, dopo la denuncia per omicidio
continuato in relazione alla dura repressione delle manifestazioni
nella Plaza de Mayo è stato imposto di non lasciare il Paese
da un altro magistrato; lo stesso vale per gli ex ministri dell'interno
e della sicurezza, Ramon Mestre e Enrique Mathov nonchè per
il capo della polizia federale Ruben Santos. |
| Argentina. Cessato lo stato d'assedio |
Buenos
Aires 21 dicembre 2001
Il presidente dimissionario, Fernando De la Rua, ha annunciato
la fine dello stato d'assedio decretato mercoledi' scorso. Nei
durissimi scontri tra manifestanti e polizia avvenuti negli
ultimi due giorni a Buenos Aires hanno perso la vita 26 persone.
Migliaia i feriti. La maggior parte delle vittime proviene da
Buenos Aires e provincia, e dalla citta' di Rosario. Morti anche
in Patagonia, a Cipolletti, a Cordoba, e a Parana', capoluogo
della provincia di Entre Rios.
Oggi, la Borsa di Buenos Aires restera' chiusa per una festivita'
bancaria. Lo ha annunciato lo Stock Exchange latino-americano
spiegando che la giornata di chiusura era stata a suo tempo
decretata dalla Banca centrale. Il riposizionamento degli investitori,
dopo il forte balzo dei corsi registrato ieri sulla notizia
della crisi di governo, sara' quindi rimandato al prossimo giorno
di contrattazioni, previsto per lunedi'.
I
peronisti tornano al potere, De la Rua rischia l'arresto. Tolto
lo Stato d'assedio
Fernando de la Rua ha abbandonato la Casa Rosada in elicottero
dopo aver formalizzato le sue dimissioni, accelerate da una
ondata di proteste sociali. Il capo dello stato, che aveva ancora
due anni prima di chiudere il suo mandato nel 2003, ha preso
la difficile decisione dopo aver verificato che a sua proposta
di condividere il potere con l'opposizione in un governo di
unità nazionale, era stata respinta da molti dirigenti del Partito
giustizialista (Pj).
I peronisti saldamente al potere
"Il nostro partito non parteciperà mai ad alcuna forma
di governo in cogestione", aveva tuonato il presidente
del gruppo peronista della Camera Hugo Roggiero, per il quale
il presidente avrebbe fatto meglio a "dare una prova di
coraggio prendendosi le sue responsabilità". Così mentre Buenos
Aires contava i suoi morti ed appariva desolata e in fiamme,
devastata da giorni di scontri e vandalismi, De la Rua ha preso
carta e penna ed ha scritto al presidente del Senato Ramon Puerta,
comunicandogli la sua volontà di rimettere il mandato confidando
che "la decisione contribuisca alla pace sociale e alla
continuità istituzionale della repubblica". Mancando un
vice presidente - Carlos 'Chacho' Alvarez si dimise nell'ottobre
2000 - la massima responsabilità dello stato passa immediatamente
allo stesso Puerta, che appartiene al Partito giustizialista
(Pj). Questo significa fra l'altro che ora i peronisti, che
avevano abbandonato il potere dopo il secondo mandato di Carlos
Menem, sono tornati alla guida del paese. Ed in modo solido,
perchè il Pj controlla numericamente sia la Camera, sia il Senato.
Le
dimissioni di De la Rua sono state salutate da applausi nelle
strade di Buenos Aires, mentre ora resta il problema urgente
di riportare l'ordine pubblico, perchè nonostante l'introduzione
dello stato di assedio mercoledì, saccheggi e vandalismi
sono continuati senza sosta in numerose città. la situazione
si è inoltre particolarmente deteriorata perche' la polizia
ha represso ogni forma di manifestazione, in particolare sulla
storica Plaza de Mayo, nonostante gli appelli alla riflessione
che venivano da piu' parti. E nonostante l'ordine impartito
alla polizia dal giudice federale Maria Romilda Servini de Cubria
di interrompere la repressione e le detenzioni in massa dei
dimostranti. Il magistrato è andata su tutte le furie e medita
ora di ordinare l'arresto dei ministri dell'interno e della
sicurezza, Ramon Mestre e Enrique Mathov. Intanto, ha fatto
pervenire un atto di garanzia all'ex capo dello stato contestandogli
la "repressione indiscriminata" degli incidenti, per
cui anche lui rischia l'arresto.
Tre opzioni per il parlamento
L' 'assemblea legislativa' dovrà occuparsi delle prospettive
politiche del paese. Entro domani, deputati e senatori dovranno
dibattere che svolta dare al problema della presidenza. Le opzioni
sono tre: confermare Puerta fino alla fine del mandato costituzionale
di de la Rua; decidere l'elezione di un nuovo presidente per
quattro anni fra i membri del parlamento o i governatori, o
indire elezioni anticipate.
Bilancio pesantissimo
E' di 26 morti e migliaia di feriti il bilancio provvisorio
dei disordini degli ultimi due giorni a Buenos Aires e della
repressione della polizia organizzata nell'ambito dello stato
d'assedio. La maggior parte delle vittime provengono da Buenos
Aires e provincia, e dalla citta' di Rosario, ma ci sono stati
morti anche in Patagonia, a Cipolletti, a Cordoba, e a Parana',
capoluogo della provincia di Entre Rios. Lo Stato d'assedio
è stato revocato con un provvedimento -uno degli ultimi della
sua gestione del potere - del presidente De la Rua |
| Stato d'assedio: 14 i morti, scontri a
Plaza de Mayo. L'esecutivo si dimette |
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Buenos
Aires, 20 dicembre 2001
L' Argentina è in stato d'assedio. Nella notte si è dimesso
il ministro dell'economia, Domingo Cavallo, e oggi il segretario
generale della presidenza, Nicolas Gallo, ha confermato che
tutti i ministri hanno presentato le dimissioni al presidente
Fernando de la Rua.
L'esecutivo è sotto accusa per la gravissima crisi economica.
Per oggi è stato proclamato uno sciopero generale.
Il bilancio dei disordini
E' di 14 morti il bilancio delle vittime. Secondo gli ultimi
dati disponibili nelle violenze che hanno sconvolto l'Argentina
tanto da far proclamare al presidente Fernando De la Rua lo
stato d'assedio, ci sono stati anche 178 feriti e oltre 300
arresti. Incidenti sono in corso oggi in Plaza de Mayo a Buenos
Aires, dove la gente affronta con tecniche di resistenza passiva
la polizia che li vuole costringere ad andarsene. Un consistente
numero di agenti protegge la Casa Rosada ed il Ministero dell'economia.
Il segretario generale della presidenza, Nicolas Gallo, ha
riconosciuto di essere rimasto impressionato per le manifestazioni
di resistenza passiva realizzate dalla popolazione "scesa
spontaneamente nelle strade" per chiedere le dimissioni del
ministro dell'economia Domingo Cavallo. "Credo - ha concluso
- che come governo dobbiamo trarne le conseguenze per cambiare
la nostra politica".
Vertice con i governatori
Per le 12 (16 italiane) è previsto a Buenos Aires un vertice
del capo dello Stato con i governatori delle ventidue province
argentine. Dal suo stesso partito radicale vengono forti pressioni
per un rinnovamento dell' equipe governativa e non è escluso
addirittura che la soluzione sia quella del governo di unità
nazionale, con l' inclusione di esponenti del Partito Giustizialista
all' opposizione.
Lo stato d'assedio
La situazione resta tesa, non solo a causa dell' entrata
in vigore dello stato d'assedio, ma anche per la sorprendente
decisione con cui la polizia è intervenuta in nottata per
allontanare i cinquantamila manifestanti che affollavano la
Plaza De Mayo. Gli scontri fra reparti di polizia e gruppi
di dimostranti hanno lasciato un panorama desolato sulla storica
piazza cara alle Madri dei desaparecidos. Varie radio ipotizzano
oggi che la violenza sia stata parte di un piano predeterminato
di agitatori professionisti, spesso attivi in Argentina.
La rivolta della classe media
Il fatto nuovo delle ultime ore è stata la rivolta della classe
media che ieri è scesa spontaneamente nelle strade criticando
sia il ministro Cavallo, sia lo stesso presidente De La Rua
con un allegro ma significativo 'cacerolazo' (concerto di
pentole e coperchi).
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