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E' lo scoop di Repubblica, che grazie al direttore
di "Zero in condotta", quindicinale di estrema sinistra,
Valerio Monteventi, pubblica oggi le lettere del giuslavorista
assassinato dalle nuove BR. Lettere destinate a riaprire una
polemica esplosa già nelle prime ore dopo l'omicidio,
perché confermano le ripetute, disperate e consapevoli
richieste di aiuto di Marco Biagi alle massime cariche dello
Stato e ai responsabili della Pubbblica Sicurezza perché
lo tutelassero da una minaccia terroristica ormai pressante,
inconbente, concreta. E perché contengono pesanti riferimenti
al segretario della Cgil Sergio Cofferati, che nel primo pomeriggio,
alle 15, terrà una conferenza stampa.
Cinque lettere
I documenti pubblicati dal quotidiano sono cinque: "Devo
chiederti aiuto - si legge nella missiva al presidente della
Camera Pieferdinando Casini - per la mia sicurezza personale.
Da un anno sono sottoposto a regime di tutela-scorta. Poiché
collaboro con la giuta Albertini a Milano e sono l'estensore
tecnico del 'Patto per il lavoro di Milano', la Digos di varie
città mi ha preso in consegna contro il rischio di
possibili attacchi terroristici. Il timore è che si
ripeta con me un caso D'Antona".
"Ti lascio immaginare come possa vivere tranquilla la
mia famiglia - prosegue la lettera - Ora collaboro anche con
Confindustria e Cisl, nonché con lo stesso ministro
Maroni, realizzando sul piano tecnico un astregia di flessibilità
sul lavoro. Sono molto preoccupato perché i miei avversari
(Cofferati in primo luogo) criminalizzano la mia figura. Per
ragioni che ignoro a Roma da dieci giorni è stata revocata
la scorta tutela e tutte le volte che vengo nella capitale
sono molto allarmato. Ti chiederei la cortesia di fare il
possibile affinché, continuando il mio impegno tecnico
di cui sopra, io venga tutelato a Roma come a Milano, Bologna,
Modena ed in genere tutta Italia".
Lettere drammaticamente chiare, eplsicite, senza possibili
fraintendimenti. Come quella indirizzata al prefetto di Bologna
il 23 settembre 2001 per denunciare le ripetute telefonate
minatorie: "Qualora dovesse malauguratamente succedermi
qualcosa, desidero si sappia che avevo informato inutilmente
le autorità di queste ripetute telefonate minatorie
senza che venissero presi provvedimenti conseguenti".
Gli altri destinatari
Oltre al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e
al prefetto di Bologna, le lettere sono indirizzate al sottosegretario
Maurizio Sacconi, al direttore di Confindustria Stefano Parisi
e al ministro Roberto Maroni, tutte datate tra il luglio e
il settembre scorso. In quella a Maroni, che peraltro si conosceva
già, Biagi rinnova la richiesta che vengano mantenute
le promesse di assegnazione di una scorta personale; in quella
al sottosegretario e amico Sacconi, parla della "moglie
allarmatissima" per la sua sicurezza.
Due versioni
"Nella missiva al presidente della Camera c'è
un riferimento pesante al segretario nazionale della Cgil,
Sergio Cofferati - scrive Jenner Meletti su Repubblica - e
anche nella missiva al direttore di Confindustria, che Repubblica
ha ricevuto direttamente da Parisi c'è una frase riferita
a Cofferati, non contenuta nel testo inviato a Zero in condotta.
Stranamente qualcuno ha fatto sparire la frase con la quale
Biagi diceva di "avere saputo da qualcuno" che il
segretario della Cgil ce l'aveva con lui, senza dunque una
conoscenza diretta". C'è stata, insomma, una manipolazione
politicamente rilevante. E' scomparsa, in particolare una
frase che suona come un atto politico d'accusa: "Non
vorrei che le minacce di Cofferati (riferitemi da persona
assolutamente attendibile) nei miei confronti venissero strumentalizzate
da qualche criminale".
La replica di Cofferati: mi interroghino i pm
In una intervista di Massimo Giannini, sempre su Repubblica,
il leader della Cgil di dice "indignato, e profondamente
determinato ad arrivare ad un chiarimento definitivo su questa
vicenda, che mi appare oscura e inquietante. (...) La premessa
è semplice: io non ho mai avuto una sola occasione
di incontro diretto con Biagi negli ultimi anni, e meno che
mai ho avuto momenti di polemica diretta e personale nei suoi
confronti".
Pur riconoscendo l'attendibilità delle lettere, Cofferati
si interroga sulla ragione delle due versioni della email
a Stefano Parisi: "Perché esistono due diverse
versioni di questa lettera? Poi c'è un secondo aspetto,
ancora più anomalo - dice - Nella lettera a Casini
Biagi afferma che io lo criminalizzo. Nella lettera a Parisi
Biagi riferisce che qualcuno gli ha detto che io lo minaccio.
Sono due cose profondamente diverse. Nel primo caso, io sarei
il "mandante morale" del suo omicidio. E questo
rientra nel quadro delle accuse infamanti che finora, e l'ultima
volta due giorni fa alla Camera, ministri di questo governo
hanno continuato a rivolgermi. Ma nel secondo caso, io ne
diventerei il mandante materiale".
"Io voglio sapere - aggiunge Cofferati - Chi in quei
mesi disse a Biagi che io lo minacciavo? Per quale ragione
gli andava raccontando che io ero l'uomo nero? E ancora: se
Parisi ha ricevuto quella lettera, nella versione in cui Biagi
scrive delle mie presunte minacce riferitegli da "persona
attendibilissima", perché oggi ne esce anche una
versione "censurata"? C'è qualcuno che vuole
coprire chi strumentalizzava le paure di Biagi indirizzandole
verso di me? C'è qualcuno che vuole rendere note solo
le accuse nei miei confronti, contenute nella lettera a Casini,
nascondendo il suggeritore di quelle accuse, nella lettera
a Parisi? E comunque, visto che queste lettere sono nel fascicolo
dei pm, perché i magistrati non mi convocano in Procura
per interrogarmi?".
Interrogati destinati a moltiplicarsi nelle prossime ore,
visto il momento in cui queste lettere emergono, in una fase
che vede il sindacato diviso nella trattativa sul lavoro con
il governo e che apre il fronte delle speculazioni politiche.
Ma Biagi, purtroppo, ormai non c'è più.
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