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Cronaca - L'omicidio di Marco Biagi
Piombo sul lavoro
 
 
Documenti

Chi era Marco Biagi
Docente all'università di Modena presso la Facoltà di economia e Commercio, era diventato consulente del Ministero del Welfare dopo aver dato alle stampe alcuni saggi sui temi del lavoro; l'ultimo saggio recava anche la firma di Tiziano Treu.
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Il luogo dell'atten-tato
Il vicolo nel centro di Bologna, luogo dell'attentato fatale per il professor Biagi
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Il commento di Cofferati
Il segretario generale della CGIL commenta a caldo l'omicidio di Biagi.
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A caldo in TV
Lo speciale di Porta a Porta: la preoccupazione di Pezzotta, il silenzio di Tremonti.
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EDITORIALE
Il direttore di Rainews24, Roberto Morrione
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Modena sconvolta
L' università di Modena è sconvolta per l'assassinio del professor Marco Biagi, che insegnava Diritto del lavoro alla Facoltà di Economia e Commercio.
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«Temo con me un nuovo caso D'Antona, chiedo una scorta sempre». Le accuse a Cofferati

E' lo scoop di Repubblica, che grazie al direttore di "Zero in condotta", quindicinale di estrema sinistra, Valerio Monteventi, pubblica oggi le lettere del giuslavorista assassinato dalle nuove BR. Lettere destinate a riaprire una polemica esplosa già nelle prime ore dopo l'omicidio, perché confermano le ripetute, disperate e consapevoli richieste di aiuto di Marco Biagi alle massime cariche dello Stato e ai responsabili della Pubbblica Sicurezza perché lo tutelassero da una minaccia terroristica ormai pressante, inconbente, concreta. E perché contengono pesanti riferimenti al segretario della Cgil Sergio Cofferati, che nel primo pomeriggio, alle 15, terrà una conferenza stampa.

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Cinque lettere
I documenti pubblicati dal quotidiano sono cinque: "Devo chiederti aiuto - si legge nella missiva al presidente della Camera Pieferdinando Casini - per la mia sicurezza personale. Da un anno sono sottoposto a regime di tutela-scorta. Poiché collaboro con la giuta Albertini a Milano e sono l'estensore tecnico del 'Patto per il lavoro di Milano', la Digos di varie città mi ha preso in consegna contro il rischio di possibili attacchi terroristici. Il timore è che si ripeta con me un caso D'Antona".

"Ti lascio immaginare come possa vivere tranquilla la mia famiglia - prosegue la lettera - Ora collaboro anche con Confindustria e Cisl, nonché con lo stesso ministro Maroni, realizzando sul piano tecnico un astregia di flessibilità sul lavoro. Sono molto preoccupato perché i miei avversari (Cofferati in primo luogo) criminalizzano la mia figura. Per ragioni che ignoro a Roma da dieci giorni è stata revocata la scorta tutela e tutte le volte che vengo nella capitale sono molto allarmato. Ti chiederei la cortesia di fare il possibile affinché, continuando il mio impegno tecnico di cui sopra, io venga tutelato a Roma come a Milano, Bologna, Modena ed in genere tutta Italia".

Lettere drammaticamente chiare, eplsicite, senza possibili fraintendimenti. Come quella indirizzata al prefetto di Bologna il 23 settembre 2001 per denunciare le ripetute telefonate minatorie: "Qualora dovesse malauguratamente succedermi qualcosa, desidero si sappia che avevo informato inutilmente le autorità di queste ripetute telefonate minatorie senza che venissero presi provvedimenti conseguenti".

Gli altri destinatari
Oltre al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e al prefetto di Bologna, le lettere sono indirizzate al sottosegretario Maurizio Sacconi, al direttore di Confindustria Stefano Parisi e al ministro Roberto Maroni, tutte datate tra il luglio e il settembre scorso. In quella a Maroni, che peraltro si conosceva già, Biagi rinnova la richiesta che vengano mantenute le promesse di assegnazione di una scorta personale; in quella al sottosegretario e amico Sacconi, parla della "moglie allarmatissima" per la sua sicurezza.

Due versioni
"Nella missiva al presidente della Camera c'è un riferimento pesante al segretario nazionale della Cgil, Sergio Cofferati - scrive Jenner Meletti su Repubblica - e anche nella missiva al direttore di Confindustria, che Repubblica ha ricevuto direttamente da Parisi c'è una frase riferita a Cofferati, non contenuta nel testo inviato a Zero in condotta. Stranamente qualcuno ha fatto sparire la frase con la quale Biagi diceva di "avere saputo da qualcuno" che il segretario della Cgil ce l'aveva con lui, senza dunque una conoscenza diretta". C'è stata, insomma, una manipolazione politicamente rilevante. E' scomparsa, in particolare una frase che suona come un atto politico d'accusa: "Non vorrei che le minacce di Cofferati (riferitemi da persona assolutamente attendibile) nei miei confronti venissero strumentalizzate da qualche criminale".

La replica di Cofferati: mi interroghino i pm
In una intervista di Massimo Giannini, sempre su Repubblica, il leader della Cgil di dice "indignato, e profondamente determinato ad arrivare ad un chiarimento definitivo su questa vicenda, che mi appare oscura e inquietante. (...) La premessa è semplice: io non ho mai avuto una sola occasione di incontro diretto con Biagi negli ultimi anni, e meno che mai ho avuto momenti di polemica diretta e personale nei suoi confronti".

Pur riconoscendo l'attendibilità delle lettere, Cofferati si interroga sulla ragione delle due versioni della email a Stefano Parisi: "Perché esistono due diverse versioni di questa lettera? Poi c'è un secondo aspetto, ancora più anomalo - dice - Nella lettera a Casini Biagi afferma che io lo criminalizzo. Nella lettera a Parisi Biagi riferisce che qualcuno gli ha detto che io lo minaccio. Sono due cose profondamente diverse. Nel primo caso, io sarei il "mandante morale" del suo omicidio. E questo rientra nel quadro delle accuse infamanti che finora, e l'ultima volta due giorni fa alla Camera, ministri di questo governo hanno continuato a rivolgermi. Ma nel secondo caso, io ne diventerei il mandante materiale".

"Io voglio sapere - aggiunge Cofferati - Chi in quei mesi disse a Biagi che io lo minacciavo? Per quale ragione gli andava raccontando che io ero l'uomo nero? E ancora: se Parisi ha ricevuto quella lettera, nella versione in cui Biagi scrive delle mie presunte minacce riferitegli da "persona attendibilissima", perché oggi ne esce anche una versione "censurata"? C'è qualcuno che vuole coprire chi strumentalizzava le paure di Biagi indirizzandole verso di me? C'è qualcuno che vuole rendere note solo le accuse nei miei confronti, contenute nella lettera a Casini, nascondendo il suggeritore di quelle accuse, nella lettera a Parisi? E comunque, visto che queste lettere sono nel fascicolo dei pm, perché i magistrati non mi convocano in Procura per interrogarmi?".

Interrogati destinati a moltiplicarsi nelle prossime ore, visto il momento in cui queste lettere emergono, in una fase che vede il sindacato diviso nella trattativa sul lavoro con il governo e che apre il fronte delle speculazioni politiche.
Ma Biagi, purtroppo, ormai non c'è più.

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