|
5 maggio 2002
"So già come andrà a finire: vinceranno
tutte e 3, la classifica non cambierà". Così
sabato Fabio Capello aveva sintetizzato le previsioni di tutti.
Ma non aveva fatto i conti con l'Inter. Perché da quest'Inter,
come sempre, ci si può aspettare di tutto. Anche che
getti al vento uno scudetto già vinto, sul 2-1 contro
una Lazio rassegnata, disintegrata dalle assenze e dalle strategie
del club, capace di licenziare nei fatti l'allenatore con
i riflettori accesi sull'ultima di campionato. Ma analizziamo
nel dettaglio, una per una, il campionato delle protagoniste.
Juventus
Dopo la sconfitta a Parma, solo un pazzo poteva pensare
al 26esimo scudetto. Un pazzo, o un interista, visto il distacco
dalla testa del campionato. E invece: tricolore ai bianconeri,
che nel finale hanno trovato orgoglio e motivazioni, forti
dei balbettii romanisti a Venezia e dello psciodramma interista.
La nostra tabellina sprint scudetto evidenzia lo scatto
bianconero: vinte tutte le ultime 6 partite, Trezeguet capocannoniere
del torneo con 24 reti senza rigori (l’ultimo capocannoniere
bianconero in serie A č stato Platini nel torneo 1984-85),
Del Piero 16 goal (40 in due: determinanti, come avevamo ipotizzato
nelle nostre previsioni ad inizio stagione...), miglior attacco
(63 goal subiti) e miglior difesa (23). Scudetto conquistato
non con epiche prestazioni nelle sfide con le grandi (complessivamente
sofferte dalla Juventus anche in Champions' League), ma con
una costanza esemplare negli scontri con le cosiddette piccole:
appena 6 sui 42 disponibili i punti lasciati alle ultime 7
squadre in classifica. Uno schiacciasassi 'tritapiccole'
che si è inceppato solo a Parma, nel ritorno, e che
con la vittoria a Piacenza ha capito che sì, poteva
essere scudetto.
Umiliata dalla Roma nella prima rivincita della sfida scudetto
della scorsa stagione nelle aspettative trionfali che ne avevano
accompagnato campagna aquisti e precampionato, alle prese
con problemi di assemblaggio ignorati dalla critica alla vigilia
(posizione di Nedved, rendimento di Buffon e Thuram, nodo
Delpiero...), la Juventus è stata più volte
sul punto di cadere: emblematico il rocambolesco 3-3 del derby
di andata con il Toro (3-0 dopo 20'...), ma significativo
anche quello del ritorno, con la rabbiosa reazione che è
valsa il 2-2 dopo lo svantaggio a 20' dalla fine. Squadra
priva di fantasia, si diceva, con Moggi Giraudo e Bettega
sul banco degli accusati per la cessione di Zidane (che dalla
Juventus voleva andare via e a Torino non aveva vinto nulla)
al Real per la modica cifra di 150 miliardi di vecchie lire,
il licenziamento di Ancelotti e il mancato arrivo di Vieri,
a lungo corteggiato in estate. E Lippi? Minestra riscaldata,
dopo il fallimento di Milano non è più lo stesso,
tanto che non riesce neanche a far giocare Nedved come sa.
E invece: campagna acquisti faraonica ma non onerosa (cessioni
per 163 milioni di euro rispetto ai 180 incassati), rosa ringiovanita
e priva di sudamericani sottoposti a viaggi transcontinentali
durante la stagione per le partite con le loro nazionali,
quadratura del cerchio tattico trovata con la trasferta di
Brescia. Lì, al Rigamonti, è nata la Juve scudetto,
con Nedved anomalo trequartista, Delpiero seconda punta, la
difesa progressivamente rimodellata con l'innesto di Ferrara
e lo spostamento di Thuram sulla fascia, il centrocampo corroborato
dal vecchio capitano Conte. Juve anche fortunata, certo: in
fondo, quella di Ancelotti arrivò seconda facendo due
punti in più. Ma conta vincere, e questa quando è
stata ora di accelerare lo ha fatto con piglio prepotente.
Il futuro? A nostro avviso contrassegnato da pochi innesti
di qualità e da un corposo rafforzamento della panchina
con giovani promettenti. In difesa la cessione di Thuram dovrebbe
essere compensata dall'arrivo di Cannavaro e Bertotto, a centrocampo,
perso l'irrequieto Davids, potrebbe venire agganciato un playmaker
a parametro zero come Guardiola e un 'universale' di talento
come Dacourt o Viera. Baiocco e Tedesco aggiungeranno cuore
e goal.
In attacco, senza dimenticare il recupero di Salas, Moggi
potrebbe garantirsi al solo costo dell'ingaggio l'autore della
doppietta scudetto... Karel Poborski, ma anche l'uruguagio
Olivera. Legato alle operazioni in uscita l'eventuale colpo
ad effetto: Tristan dal Deportivo o Amoroso dal Dortmund.
Migliore Juve della stagione: a San Siro contro l'Inter
Peggiore Juve della stagione: a La Coruna in Champions' League
Roma
Per un punto... Certo che a Venezia... La stagione con lo
scudetto cucito sulle maglie si chiude con la bacheca vuota
di trofei e colma di recriminazioni, e non solo per il campionato.
A nostro avviso, due i crocevia dell'annata romanista: la
sventurata serata turca contro il Galatasaray in Champions'
League (qualificazione buttata in casa davanti a 70 mila tifosi,
rissa finale, multe e squalifiche, nervosismo alle stelle...)
e le trasferte di Lecce (festival di pali, ma anche di occasioni
goal sprecate banalmente) e di Venezia (partita affrontata
con approccio mentale errato, come a Liverpool). Stagione,
comunque, non priva di ostacoli seri e difficilmente preventivabili:
la peggiore di sempre di Batistuta, la lunga assenza di Montella,
l'infortunio di Totti nel momento topico della stagione...
Resta l'impressione di una squadra più forte delle
rivali scudetto sul piano del gioco, che ha sofferto l'irripetibilità
della stagione monstre di Tommasi e l'assenza di Zanetti
e che forse a gennaio con un intervento sul mercato mirato
(l'ex Muzzi?) avrebbe potuto rimediare all'abulia realizzativa
di Batistuta e Delvecchio. Per la prima volta Capello non
conquista lo scudetto dopo aver virato in testa a metà
campionato: è banale dirlo, ma lo ha perso fuori casa.
All'Olimpico i giallorossi (13 successi) hanno fatto meglio
della passata stagione in casa con 43 punti contro 41. In
casa i tiosi non vedono perdere la Roma da 2 anni: mai successo.
Certo, resta anche qui un rammarico enorme: un intero tempo
contro la Juventus in 10 e una sorta di matchball per eliminarla
dalla corsa scudetto, sprecato con Montella in panchina. Travolgente
nelle folate di Cafu a destra, geniale nelle aperture di un
Totti troppo a lungo impiegato come seconda punta e comunque
non brillante come l'anno scorso, imperiosa nell'autorevolezza
di Samuel in difesa, la Roma probabilmente è stata,
nel gruppo di testa, quella che ha offerto lo spettacolo migliore:
e nel bilancio stagionale non va dimenticato il trionfo sul
Barcellona poi semifinalista di Champions' League.
Squadra tuttavia da modificare con ritocchi incisivi soprattutto
in attacco: Adriano, altro talento naturale egoista come Cassano,
potrebbe non bastare. In difesa, presi l'ottimo Dellas e il
brasiliano Andersson Polga, verrà confermato l'eccellente
Panucci. Sulle fasce l'innesto di qualità potrebbe
essere un altro brasiliano, Eriberto.
Migliore Roma della stagione: contro il Barcellona in Champions'
League
Peggiore Roma della stagione: contro il Liverpool in Chanpioons'
League
Inter
Diciamo subito una cosa: il bilancio della stagione, a
nostro avviso è deludente, ma non fallimentare. Quando
si fanno 18 punti in più del campionato scorso, si
recupera Ronaldo al calcio, si affronta la parte iniziale
della stagione anche senza Vieri e Recoba, si ricostruisce
un solido spirito di squadra dopo anni di follie e individualismi,
i meriti di un allenatore all'esordio in Italia, come Cuper,
sono evidenti. Resta l'enorme delusione per il crollo finale.
Non solo a Roma, dove lo psicodramma nerazzurro ha toccato
vertici inenarrabili, ma anche nell' intero sprint scudetto.
La svolta, a nostro avviso, nella partita contro la Roma,
la migliore della stagione: paradossalmente, da quel momento
l'Inter non ha più convinto, come se dopo aver mostrato
il livello di gioco, talento e compattezza più elevato,
si fosse ripiegata sulle sue incertezze, sui suoi dubbi esistenziali
di eterna incompiuta, sulle amnesie di chi pensa di poter
rimediare a qualunque errore, perché tanto, là
davanti, c'è sempre il coniglio pronto ad uscire dal
cappello di Recoba, Vieri, Ronaldo, Dalmat, Seedorf. E' stato
così in molti momenti topici, e sembrava un segno del
destino, a cominciare dalla sfida di San Siro con la Juve.
Ma con la sola giocata del fuoriclasse in Italia non si vince.
E l'Inter è crollata proprio quando ha perso la disciplina
tattica e la concentrazione instillate da Cuper, quando la
difesa ha mostrato tutti i suoi limiti in alcuni uomini (con
Serena al posto di Gresko, forse, staremmo celebrando lo scudetto
nerazzurro), incassando 35 goal, di più anche del Milan
che ad inizio stagione in materia, con terim, era abbastanza
generoso. Allontanadoci dalll'emotività dell'ultima
giornata, con l'incredibile epilogo contro la Lazio, dobbiamo
dire che fuori casa il rendimento della squadra è stato
eccellente: 9 vittorie, 6 pareggi, 2 sole sconfitte, 33 punti.
Nessuno ha fatto meglio. Negli scontri diretti (vedi tabella
sotto), dopo un prudente inizio, le vittorie contro Milan
(sofferta) e Roma (esaltante) hanno proiettato l'Inter a 9
punti: nessuno ha fatto meglio. E allora, dove è maturata
la sconfitta? Risposta secca: a San Siro, contro l'Atalanta.
Dove lo psicodramma si è manifestato in tutto il suo
clamore, trascinando la squadra ad un'altra sconfitta interna,
nella successiva gara con il Brescia, evitata solo grazie
a due 'numeri' di Ronaldo in uno stadio a lungo allibito,
in apnea, paralizzato come i giocatori. Carenza di personalità,
si dirà, e per molti giocatori interisti da anni nelle
rispettive nazionali è sicuramente vero. Ma anche evidente,
inconcepibile, calo fisico: alternative come Emre dovevano
essere prese in maggiore considerazione da Cuper, che sull'altare
del turnover ha sacrificato una Coppa UEFA. Gravissimo, comunque,
l'epilogo romano: contro la Lazio si può anche perdere
lo scudetto, ma combattendo fino all'ultima goccia di sudore.
Si sono visti, invece, i litri di lacrime di Ronaldo e la
scomposta ira di Materazzi. Il secondo tempo è materia
da psicanalisi più che da bar sport. Inusuali ed inaccettabili
esternazioni polemiche del presidente Moratti tradivano forse
l'insicurezza e la paura dell'ambiente nerazzurro in questo
sprint scudetto.
Da dove ripartire? Da un progetto di squadra definito, con
meno solisti, forse, e più campioni-squadra a centrocampo
e, soprattutto, in difesa. Non ci meraviglierebbe la cessione
di Recoba. L'ottimo Placente (Bayer Leverkusen), Stam, Pancaro
o (più difficile) Cannavaro potrebbero migliorare un
assetto a cui solo la copertura di un centrocampo muscolare
ha per mesi offerto un valido puntello.
Miglior Inter della stagione: contro la Roma a San Siro
(3-1)
Peggior Inter della stagione: a Roma contro la Lazio nell'ultima
di campionato
Milan
Alla fine i rossoneri hanno completato nella classifica
la nostra griglia iniziale di favorite: ma il quarto posto,
se soddisfa il plenipotenziario Galliani per i riflessi economici
dell'ingresso in Champions' League, è risultato di
una stagione nata male, proseguita peggio e rattoppata in
extremis da Ancelotti. Galliani sostiene che con Inzaghi in
campo la squadra ha viaggiato su medie scudetto: vero, ma
che dovrebbe dire la Juve senza Salas per tutta la stagione,
o la Roma senza Montella, l'Inter senza Ronaldo e (spesso)
Vieri? E i vari Simone, José Mari, Javi Moreno... non
erano punte preferite ad altri perché più costanti
in zona goal? Uscito quasi subito dalla corsa scudetto, il
Milan ha rinnegato ben presto un progetto tecnico nel quale
metà società non credeva, licenziando Terim
dopo la sconfitta a Torino con i granata. L'ingaggio di Ancelotti
è sembrato riassestare una difesa traballante e non
all'altezza di una sqaudra che voglia competere in Italia
ed in Europa: ma davanti è sceso il buio su Shevcenko,
in gol nell'ultima di campionato proprio perché ...
non poteva esimersi sulla linea di porta. Gioco a lungo confuso
(San Siro abituata a Laursen centroavanti nei tentativi di
rimonta), non alieno da equivoci tattici (Rui Costa - Serginho)
e da scelte tecniche discutibili (ma Pirlo che cosa deve fare
per convincere definitivamente?!). Umiliante la trasferta
di coppa UEFA a Dortmund: si è visto il peggior Milan
degli ultimi 10 anni.
Stagione, dunque, negativa, soprattutto se rapportata alla
onerosa campagna acquisti. Resta un fatto: dopo la sconfitta
a Bologna (2-0), i rossoneri erano fuori da tutto, apparentemente
privi di obiettivi in campionato, con 6 punti da recuperare
in 8 partite per centrare la Champions' League. Finale travolgente:
sconfitta del tutto immeritata a Torino contro la Juve (ai
punti ci stava addirittura la vittoria milanista), 2 pareggi
e 5 vittorie. Da qui bisogna ripartire per la prossima stagione,
dove Rui Costa, qualunque sia il mercato rossonero, sarà
il migliore acquisto. Imperativi categorici: ricostruire una
difesa degna del passato rossonero: Coco, Coloccini, forse
Thuram aiuteranno Ancelotti. A centrocampo Dalla Bona e Tacchinardi
dovrebbero dare più equilibrio del partente Serginho,
mentre sulla fascia opposta potremmo vedere in rossonero ZeMaria.
In attacco, preso Jon Dahl Tomasson dal Feyenoord, non è
impossibile la cessione di Shevcenko. Per far posto a Crespo?
Miglior Milan della stagione: contro l'Inter nel derby di
andata (all.Terim)
Peggior Milan della stagione: a Dortmund contro il Borussia
(coppa UEFA)
| LO SPRINT SCUDETTO:
Juventus quasi perfetta, suicidio Inter |
| Juve
71 |
PARMA
0-1 |
Lazio
1-1 |
PERUGIA
4-0 |
Milan
1-0 |
PIACENZA
1-0 |
Brescia
4-0 |
UDINESE
2-0 |
| Roma
70 |
INTER 1-3 |
Bologna
3-1
|
VENEZIA
2-2 |
Parma
3-1 |
MILAN
0-0 |
Chievo
5-0 |
TORINO
1-0 |
| Inter
69 |
Roma 3-1 |
FIORENTINA
1-0 |
Atalanta
1-2 |
Brescia
2-1 |
CHIEVO
2-2 |
Piacenza
3-1 |
LAZIO
2-4 |
| in maiuscolo
le partite in trasferta |
| SCONTRI
DIRETTI: il campionato non si è deciso qui |
|
| |
Inter |
Juventus |
Milan |
Roma |
Punti/partite
|
| Inter |
|
2-2/0-0
|
2-4/1-0 |
3-1/0-0 |
9/6
|
| Juventus |
0-0/2-2
|
|
1-0/1-1 |
0-2/0-0 |
7/6
|
| Milan |
0-1/4-2 |
1-1/0-1 |
|
0-0/0-1 |
5/6
|
| Roma |
0-0/1-3 |
0-0/2-0
|
1-0/0-0 |
|
9/6
|
|