Cronologia
MELCHIORRE CIRAMI
Regione di elezione: Sicilia - Collegio: 7 (Sciacca)
Nato il 31 agosto 1943 a Raffadali (Agrigento) Magistrato.
Elezione in Senato: 13-5-2001 Proclamazione: 17-5-2001 Convalida: 25-7-2002
Gruppo UDC:CCD-CDU-DE
Membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia)
Membro della Commissione di vigilanza sull' anagrafe tributaria
Presidente della Commissione consultiva attuazione riforma amministrativa
Membro del Commissione d' inchiesta sul fenomeno della mafia
Scheda riepilogativa dell'attività svolta in Senato
Tutti i link della scheda su Melchiorre Cirami rimandano alla sua pagina personale nel sito del Senato.
9 luglio - il senatore Melchiorre Cirami (Udc) presenta un disegno di legge che modifica gli articoli 45 e 47 del Codice di procedura penale introducendo il 'legittimo sospetto' tra le cause di rimessione del processo.

12 luglio
- il ddl e' assegnato in sede referente alla commissione Giustizia.

16 luglio - alla Camera, intanto, il deputato di Forza Italia Francesco Nitto Palma, presenta un emendamento alle proposte in commissione Affari Costituzionali per l' attuazione dell' art.68 della Costituzione riguardante l' immunita' parlamentare. I procedimenti giudiziari contro parlamentari verrebbero sospesi fino al termine del mandato e contestualmente sarebbero sospesi i termini di prescrizione.

17 luglio - dopo le polemiche e alcuni distinguo anche all' interno della maggioranza, Nitto Palma ritira il suo emendamento.

18 luglio - comincia la discussione in commissione al Senato. Come relatore viene nominato il sen. Leonzio Borea (Udc).

23 luglio - la commissione Affari costituzionali del Senato da' un parere 'non ostativo". 25 luglio - sei senatori dell' Ulivo occupano simbolicamente tutta la notte l' aula della commissione di Palazzo Madama per protestare contro il provvedimento "salva Previti' e bloccare un eventuale 'blitz notturno' della Cdl nel tentativo di ricorrere ad una norma del regolamento dell' aula: nel caso in cui la discussione generale non sia stata limitata nel tempo o i limiti siano stati superati, otto senatori possono proporre la chiusura anticipata della discussione.

29 luglio - la conferenza dei capogruppo decide che il ddl Cirami andra' in aula mercoledi' 31 luglio dopo che la commissione Giustizia ne avra' concluso l' esame. Fuori dal Senato si svolge una manifestazione dei girotondini. La commissione approva, a sorpresa, un emendamento del senatore Mario Cavallaro, della Margherita, che modifica l' art.1 prevedendo che il legittimo sospetto si possa applicare solo ai processi in appello. L' emendamento, e' votato anche dalla maggioranza, che lo definisce un "autogol" dell' Ulivo, per far decadere una novantina di emendamenti. La Casa delle liberta' annuncia comunque che in Aula presentera' un altro emendamento per ripristinare il testo originale di Cirami. Durante la notte la maggioranza, con una proposta di Luigi Bobbio (An), tenta il blitz contro l' ostruzionismo dell'opposizione. Alla fine si preferisce rinunciare alla discussione generale degli emendamenti all'articolo 1 piuttosto che passare la proposta ai voti.

30 luglio - lo scontro riprende in Aula dove si discute il calendario degli ultimi giorni di lavoro, con l' inserimento del disegno di legge Cirami. Alla fine, dopo una sospensione per incidenti, il Senato approva la richiesta di Forza Italia di esaminare il ddl Cirami a partire dal pomeriggio del 31 o, se la commissione non avra' concluso ancora il suo esame, dalla mattina dell' 1 agosto. Intanto, in commissione, la discussione va avanti a tappe forzate. Il presidente della Commissione, Antonino Caruso (An), decide di far proseguire i lavori fino alle 7:30 del mattino, respingendo la richiesta dell' opposizione di terminare i lavori alle 2:30. In realta', per stanchezza, i lavori vengono sospesi verso le 5:30.

31 luglio - in aula del Senato, la maggioranza fa mancare il numero legale sul decreto legge omnibus per lasciar spazio ai lavori della commissione giustizia. I capigruppo dell' opposizione, in segno di protesta, non partecipano alla cerimonia del ventaglio con il presidente del Senato Marcello Pera. Nel pomeriggio, la conferenza dei capigruppo decide che il provvedimento Cirami andra' l' 1 agosto all' esame dell' Aula di palazzo Madama senza che la commissione Giustizia abbia completato i suoi lavori. La decisione e' accolta con rabbia e indignazione dal centrosinistra che parla di "un vero e proprio golpe democratico". Fuori dal Senato continua la protesta dei girotondini, alla quale si unisce quella dei senatori e dei leader dell' Ulivo.

1 agosto - in Aula di Palazzo Madama la Cdl trova un escamotage procedurale per liberarsi di molti degli emendamenti dell' opposizione che si riferiscono al testo Cirami: sostituisce interamente i tre articoli del ddl con un maxi emendamento che prende il nome del senatore Carrara. E il provvedimento e' approvato con voto segreto e va alla Camera.

3 settembre - la conferenza dei capigruppo della Camera accetta la richiesta dell' opposizione di un esame congiunto del testo da parte delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia e quella di un voto a scrutinio segreto in Aula e non stabilisce la procedura di urgenza, non essendo stata richiesta dalla Cdl. Dunque nessun obbligo per le due commissioni a concludere l' esame del provvedimento entro 30 giorni.

23 settembre - le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Montecitorio licenziano il ddl che sara' in Aula il 25 settembre.

24 settembre - E' scontro all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura sul disegno di legge sul legittimo sospetto. I laici della Casa delle libertà abbandonano l'aula del Csm dove è all'ordine del giorno la discussione sulla risoluzione approvata dalla VI Commissione che boccia il ddl Cirami. La protesta è scattata dopo che, il laico di An Nicola Buccico, ha posto la questione pregiudiziale che il Csm non possa dare di propria iniziativa un parere su un ddl senza che ci sia stata la richiesta del Governo. Per questa ragione il gruppo che fa riferimento alla Casa delle Libertà ritiene che non ci possa essere né discussione, né voto sulla risoluzione.
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