La storia dell'euro

Nel giugno del 1988 un comitato guidato da Jacques Delors, Presidente della Commissione europea, riceve dal Consiglio europeo il compito di formulare un progetto per la creazione dell'Unione economica e monetaria. Il "Rapporto Delors" suggerisce di strutturare la realizzazione dell'Unione in tre fasi.
Prima fase dell'Unione economica e monetaria
L'obbiettivo di questa prima fase è il raggiungimento di una più stretta convergenza tra le economie dei diversi paesi dell'Unione. Lo strumento principale di questo allineamento diventa il contenimento del deficit pubblico. Vengono abolite tutte le restrizioni alla circolazione dei capitali tra gli Stati membri.
Nel dicembra del 1991 la Conferenza intergovernativa sulla UEM approva il Trattato sull'Unione europea, che modifica il Trattato di Roma del 1957, atto fondativo della Comunità economica europea.
A Maastricht, il 7 febbraio 1992, viene firmato il Trattato che contiene il Protocollo sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea e il Protocollo sullo statuto dell'Istituto monetario europeo. Il Trattato di Maastricht entra in vigore il primo novembre 1993.

I criteri di Maastricht riguardano:
- La stabilità del tasso di cambio. Le monete che daranno nascita all'Euro devono far parte dell'Accordo di cambio dello SME nei due anni che precedono la creazione della moneta unica e non possono subire gravi fluttuazioni.
- Il tasso di interesse. Il tasso a lungo termine non deve essere superiore alla media registrata nei tre Paesi con più bassa inflazione, aumentata di due punti percentuali.
- L'inflazione. La media registrata nei tre Paesi che hanno raggiunto i migliori risultati, aumentata di 1,5 punti percentuali, determina il tetto dell'inflazione ammessa.
- Il rapporto tra deficit pubblico e Prodotto Interno Lordo (PIL) deve rimanere inferiore al 3%.
- Il rapporto tra debito pubblico e PIL deve essere inferiore al 60%.
Seconda fase dell'Uem
Il primo gennaio 1994 viene creato l'Istituto monetario europeo (IME), che si prefigge una serie di obbiettivi:
- Il rafforzamento della cooperazione tra le banche centrali, il coordinamento delle politiche monetarie, la tutela della stabilità dei prezzi.
- L'istituzione del Sistema europeo di banche centrali (SEBC), che dovrà agire in maniera indipendente dalle autorità politiche degli Stati membri nonché dalla Comunità.
- L'avvento di una politica monetaria e di una moneta uniche.
Nel dicembre 1995 il Consiglio europeo decide di chiamare "euro" l'unità monetaria europea.
Due anni più tardi, nel giugno 1997, viene adottato il Patto di stabilità e crescita, che specifica le disposizioni del Trattato di Maastricht ed è composto da due regolamenti, che dettano la disciplina di bilancio nell'UEM.
Il primo giugno 1998 viene istituita la Banca centrale europea (BCE), che, assieme alle banche centrali nazionali degli stati membri partecipanti, costituisce l'Eurosistema e formula la politica monetaria unica nella terza fase dell'UEM. Gli organi decisionali della BCE sono costituiti da un Presidente e un Vice-Presidente, un Consiglio Direttivo - in cui figurano i Governatori delle Banche centrali nazionali - e un Comitato Esecutivo.
L'IME conclude il suo mandato ed è posto in liquidazione.
Terza fase dell'UEM
L'euro diventa la moneta unica il primo gennaio 1999, per 11 paesi, gli Stati membri: Belgio, Germania, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Finlandia. Comincia la "fase di transizione".
In base ai dati consuntivi del '97, quattro Paesi rispettano i cinque criteri di convergenza: Francia, Regno Unito, Finlandia e Lussemburgo. Altri dieci Paesi sono in linea con quattro criteri su cinque, poiché il loro rapporto debito/PIL non centra perfettamente gli obbiettivi stabiliti. I Paesi in questione sono Germania, Spagna, Olanda, Belgio, Svezia, Austria, Danimarca, Portogallo, Irlanda e Italia (la lira è rientrata nello SME nel novembre '96).
La Grecia non rispetta nessuno dei cinque criteri.
Il Regno Unito, la Danimarca e la Svezia, nonostante raggiungano gli standard di convergenza, si sono riservati il diritto di non aderire all'UEM - clausola di "opting out".
Il Regno Unito non è "tenuto a passare alla terza fase, salvo che non decida di notificarne l'intenzione al Consiglio" - clausola di "opt-in".
La Danimarca e la Svezia hanno deciso di notificare al Consiglio la scelta di non partecipare alla terza fase.
I Paesi che restano fuori dall'Unione monetaria da una lato conservano la sovranità monetaria e possono continuare a usare il meccanismo di cambio per sostenere le esportazioni, dall'altro sono molto esposti ad attacchi speculativi, al rischio di svalutazione della propria moneta e all'aumento dei tassi di interesse.
In questa fase l'euro non circola sotto forma di banconote e monete metalliche: può essere usato esclusivamente in forma scritturale.
Il primo maggio 1999 il Parlamento europeo approva la nomina di Romano Prodi alla presidenza della Commissione.
Due giorni dopo la Commissione propone che la Grecia diventi il dodicesimo membro della zona euro e il Consiglio europeo accetta. La Grecia entrerà a tutti gli effetti nel club dell'euro il primo gennaio 2001.
Nel dicembre 2000 a Nizza viene firmato dal Consiglio europeo un nuovo Trattato, che modifica ulteriormente il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea.
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