LA QUESTIONE ARABA: UN PROBLEMA DI MODERNITÀ
a cura di Zouhir Louassini - RaiMed
"Non c'è idea più assurda di quella difesa da alcuni arabi che considerano la Corea del nord un modello da imitare" così Wissam Saada, editorialista di Assafir, sintetizza gli articoli dei giornalisti arabi che sottolineano il coraggio coreano. Molti editorialisti cercano di mettere l'accento sull'uso da parte degli Stati Uniti di due pesi e due misure, quando si tratta del mondo arabo. La Corea sfida l'amministrazione americana senza ricevere lo stesso trattamento riservato agli iracheni e, in generale, a tutti gli arabi. Per Saada è molto semplicistico guardare la questione dal punto di vista dell'audacia o della viltà. Tutto prenderà un'altra via nel momento in cui si inizierà ad analizzare la situazione mediorientale in maniera più pragmatica. Cosa che manca alla visione politica araba.
Di tutt'altro calibro la polemica nata in seguito all'articolo pubblicato su una rivista americana e scritto da Fouad al-Ajami, esperto del mondo arabo residente negli Stati Uniti. In questo articolo al-Ajami sollecita l'amministrazione americana ad assumersi le proprie responsabilità politiche e morali obbligando gli arabi a realizzare libertà e democrazia. Gli arabi, secondo lui, sono arrivati a un livello di arretratezza tale che non possono trovare una via d'uscita senza aiuto esterno. Aiuto che solo gli americani possono offrire. Sono loro che hanno portato l'Europa ad affrontare con successo le conseguenze della seconda guerra mondiale e possono fare lo stesso con paesi come l'Iraq.
Queste considerazioni sono state accolte male da parte di alcuni editorialisti arabi. Molti le considerano una sorta di tradimento e di rassegnazione in un momento in cui il mondo arabo sta attraversando una delle sue più difficili crisi storiche. Insistendo sulla responsabilità degli uomini politici che hanno trascinato gli arabi nella condizione odierna, Hasan Khader, su al-Ayyam, trova poco realistico paragonare la situazione araba attuale con quella europea dopo la seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti aiutarono l'Europa in un contesto diverso in cui c'era il timore della caduta del continente europeo nelle mani dei comunisti. La guerra fredda era al suo apice. Dopo la caduta del muro di Berlino la situazione è cambiata. Gli Usa non hanno concorrenti. La conquista dei paesi arabi avverrà esclusivamente per il petrolio e per interessi immediati, non per instaurarvi libertà o democrazia.
Una cosa è certa, tutto indica che gli Stati Uniti hanno deciso di mettere le mani sulla zona più ricca di petrolio. Il controllo sulle fonti di energia offre loro la possibilità di continuare a dominare il mondo. Il problema nasce quando lo si fa in nome di nobili valori. Perciò nei paesi arabi chi veramente desidera il cambiamento si trova in grande imbarazzo nel difendere democrazia e libertà. Termini che ormai sono diventati sinonimi di una logica che giustifica l'intervento di una potenza mal vista nella zona e che è stata sempre l'alleato più affidabile dello stato di Israele. Logica che lascia spazio esclusivamente a discorsi religiosi in difesa di un'identità che si sente minacciata. In tale situazione nelle società arabe le voci di libertà e di modernità si sono ridotte al silenzio per il timore di essere accusate di appartenere alla quinta colonna che lavora a favore del "colonialismo americano".

I NUMERI PRECEDENTI

21 Dic 2002 - "Il dopo Saddam" - di Z. Louassini

07 Gen 2002 - "L'opinione araba disorientata" - di Z. Louassini