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"Non facciamoci illusioni: la guerra contro l'Iraq verrà fatta. Avrà il consenso di un'ampia alleanza, l'approvazione finale delle Nazioni Unite, e si concluderà con una vittoria militare americana."
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Questa
raccolta di testi di Noam Chomsky, inediti in Italia, ripercorre un decennio
di attenzione continua del politologo e linguista americano sui problemi
mediorientali. Articoli, saggi e conferenze testimoniano non soltanto una
continuità danalisi, scevra dalle suggestioni propagandistiche
e dai facili entusiasmi, ma anche una specifica lucidità di comprensione
della complessità degli eventi il cui intrico rappresenta una sfida
per lordine e la sicurezza dellintero bacino mediterraneo. Muovendo
dallinstaurazione del Nuovo ordine mondiale allindomani della
guerra del Golfo (1991), e transitando attraverso lesame degli accordi
di Oslo I e II (1993-95), Chomsky prende in considerazione le fondatezze
delle speranze di pace affidate a politiche confliggenti con quella tensione
diffusa sia nel mondo arabo che in quello israeliano, e occidentale più
in generale. In tal senso denuncia il ruolo per niente mediatore degli Usa,
la cui politica integra la questione palestinese in una più raffinata
strategia di dominio globale che vede nei governi israeliani, con lievi
sfumature secondo il colore politico, il «gendarme periferico»,
fedele alla stessa superpotenza. |
"Visto che Bush è riuscito a persuadere il Congresso a non andare a verificare in profondità che cosa è successo l'11 settembre, solo la Camera dei rappresentanti, ormai, durante un processo d'impeachment, può fargli sputare il rospo."
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Il saggio è composto da una parte iniziale più descrittiva,
che inquadra la situazione attuale dell'Iraq ripercorrendone rapidamente
anche la storia nel Novecento, e da una seconda parte, quella più
importante, in cui viene proposta una lunga intervista di William Rivers
Pitt a Scott Ritter. Questo personaggio, che risulterà sconosciuto
alla maggioranza assoluta dei lettori, ha lavorato per sette anni per
la missione di disarmo in Iraq in qualità di ispettore Onu. Ha
dunque l'esperienza e la conoscenza del problema che gli consentono di
giudicare la situazione ed esprimere opinioni anche divergenti da quelle
ufficiali statunitensi. Ritter spiega perché l'immagine generale
dell'Iraq venga costantemente distorta in Occidente e come Saddam Hussein
non sia in possesso di quel potenziale bellico, costituito anche da spaventosi
mezzi di distruzione di massa, di cui si parla tanto in questi giorni.
L'intervista tocca anche i possibili rapporti tra Hussein e Bin Laden,
assolutamente improbabili secondo l'ispettore Onu. Una voce "fuori
dal coro" che, anche per questo, vale la pena leggere. |
Attraversare l'Iraq significa vivere il mistero dei leggendari racconti
delle "Mille e una notte", ma anche la quotidianità di
un popolo in agonia, messo in ginocchio da una guerra terrificante e rinchiuso
in un vero e proprio campo di concentramento, ridotto a sopravvivere in
un paese contaminato dalle armi all'uranio impoverito. Avvalendosi di
documenti inediti del Pentagono e del Dipartimento di Stato americano,
Benjamin divulga i retroscena dell'embargo e della resistenza del popolo
iracheno, senza trascurare la possibilità di una prossima invasione
e i disegni politici, gli antagonismi, i dissensi e le perplessità
di un'Europa impotente. |
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