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L'affare
Berlusconi seppe dell'accordo Iri-De Benedetti da un suo collaboratore
il primo maggio dell'85, quando era a Madrid impegnato nelle
trattative per Telecinco. Lo chiamò anche Pietro Barilla,
potenziale acquirente della Sme, "sconvolto", anche perche'
aveva chiesto all'Iri se la Sme era in vendita e aveva avuto
risposta negativa. Berlusconi venne poi a sapere che l'allora
presidente dell'ente di Stato, Romano Prodi, aveva detto che
la Sme non sarebbe stata venduta anche ai ministri Renato
Altissimo e Paolo Cirino Pomicino. Prodi avrebbe stimato il
valore dell'azienda in 1300-1500 miliardi.
Un favore a Craxi
"Un'operazione cresciuta nel silenzio, inaccettabile, mai
visto niente del genere" gli avrebbe detto l'amico Bettino
Craxi, in quegli anni presidente del Consiglio, che lo pregò
"in maniera molto affettuosa, ma pressante" di intervenire
perché quella sarebbe stata "una vera e propria spoliazione
del patrimonio dello Stato contro un regalo, un arricchimento
indebito a un privato cittadino". C' era un solo modo per
intervenire, ed era quello di presentare un'offerta "migliorativa"
rispetto a quella di De Benedetti che indicava un prezzo per
la Sme (497 miliardi) "molto lontano da quella che era la
valutazione pubblica della Borsa". Un' offerta, dice il premier,
"di una sconvenienza assoluta" in quanto, tra le altre cose,
la Cir non avrebbe nemmeno pagato gli interessi, nonostante
il pagamento dilazionato. Berlusconi, sempre su indicazione
di Craxi, parlò con Barilla e Ferrero, che il leader
del Psi sapeva interessati all'acquisto perché temevano
che la Sme venisse poi ceduta a un concorrente straniero:
l'offerta fu fatta in tempo ed era di circa 50 miliardi di
lire piu' alta della precedente. Poi la Sme venne venduta
ad altri, dopo essere stata smembrata. Da parte di Berlusconi
non ci fu "nessun interesse diretto, né personale,
né del gruppo", ne' il premier ebbe vantaggi dalla
vicenda.
Il presidente mai nominato
Berlusconi chiama in causa ripetutamente il presidente della
Commissione Europea Romano Prodi: da Craxi venne a sapere
che alcuni dirigenti dell'Iri, tra cui il direttore finanziario
Rastelli, rimasero "indignati" quando chiesero a De Benedetti
quali erano le sue offerte, all'atto della firma. "De Benedetti,
secco, disse: non sono qui per fare offerte, ma per firmare",
racconta di aver saputo il premier. I due dirigenti, "offesi",
avrebbero abbandonato la riunione, "lasciando soltanto il
presidente dell'Iri che combinò l'affare con De Benedetti".
La Cir aveva ben presente che Prodi non aveva il potere di
firmare quel contratto.
Voci e sospetti
La voce, "supportata da indizi molto precisi", secondo Craxi,
venne riferita a Berlusconi dallo stesso leader del Psi il
quale aveva sentito parlare di tangenti "nei confronti del
partito di maggioranza, anzi, di una corrente, di quel partito",
spiega Berlusconi alludendo alla sinistra Dc. Giuliano Amato
sarebbe stato in possesso "non di indizi, ma di prove" riguardo
"questa possibilita' che era l'unica spiegazione possibile
a un regalo cosi' enorme a un privato cittadino e a un danno
cosi' enorme per lo Stato".
Chiedete ad Amato
Ad Amato, che "partecipo' a tutta quella vicenda in termini
molto piu' importanti e precisi" rispetto a quelli acquisiti
da Berlusconi, il Tribunale, per il premier, dovrebbe rivolgere
"domande acconce", sentendolo una secondo volta nel corso
del processo. Berlusconi chiede che vengano sentiti anche
altri personaggi politici e manager dell'epoca: Altissimo,
Cirino Pomicino, Clelio Darida, i componenti dell'allora Cda
dell'Iri, per poter dimostrare la sua condotta "assolutamente
integerrima", di cui, dice per due volte, si sente orgoglioso.
All'escussione di questi testimoni Berlusconi ci sarà,
esercitando il"diritto di ogni cittadino al contraddittorio".
Cosa che potrà essere fatta, a suo avviso, nonostante
i suoi impegni. "Ricordo al Tribunale che non sono solo il
presidente del Consiglio e il leader del partito piu' importante
italiano e della coalizione che esprime la maggioranza di
governo - spiega -. Ma faccio anche parte, dal primo maggio,
della Troika europea che regge il Consiglio d'Europa e che,
da qui alla fine dell'anno, mi vedrò gravato di ben
76 viaggi all'estero". C'e' poi l'impegno delle amministrative,
ma ciò non toglie che Berlusconi possa trovare "delle
mattinate di libertà". Da qui la richiesta di
rivedere il calendario del processo "proprio per il servizio
che sto rendendo al Paese". Poiché la vicenda riguarda
"l'integrità e la moralità del presidente del
Consiglio" da questo dibattimento Berlusconi vuole che emergano
provati i fatti che ha raccontato e che la sua totale innocenza
venga provata senza margini di dubbio.
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