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Secondo l'accusa, Berlusconi, Pacifico, Previti
e Squillante sono
colpevoli di concorso in corruzione in atti giudiziari (al
solo Berlusconi si contesterà anche il concorso in
falso in bilancio). I quattro fra il 1986 e il 1989 "per
conto di Fininvest Spa e di altre società ad essa collegate,
promettevano prima e versavano poi ingenti somme di denaro,
così stabilmente retribuendolo, a Squillante Renato
affinché costui, nella sua qualità di pubblico
ufficiale quale Consigliere ispettore aggiunto presso il Tribunale
di Roma compisse una serie di atti contrari ai suoi doveri
ufficio". Squillante, sostengono i pm, ha violato "
i doveri di probità, imparzialità ed indipendenza
tipici della funzione giudiziaria in tutti i procedimenti
ed in ogni altra attività nella quale fosse richiesto".
Squillante avrebbe violato il segreto d'ufficio" fornendo
le informazioni a lui richieste" e intervenendo in ambienti
giudiziari per "favorire le Società predette o
comunque gli erogatori", anche "trasferendo o facendo
pervenire a questi e altri pubblici ufficiali denaro".
Il denaro sarebbe transitato da Fininvest e Istifi "con
apparenti sospesi di cassa" "ripianati poi con somme
prelevate da una serie di libretti al portatore". Un
percorso tortuoso che oltrepassa confini con disinvoltura,
passando per Società italiane ed estere (Vimo, Maxfi,
Efi, Interfincom, Marche, Antares, New Manhattan, Crescent,
Edizioni 90, Stanhope), fiduciari, familiari degli interessati.
Lo spunto fornito da Stefania
Ariosto si è trasformato negli anni in 182 faldoni,
rimpolpati dalle carte arrivate dalla Svizzera con rogatorie
internazionali. "A questo punto - spiega uno dei magistrati
milanesi - potremmo anche fare a meno della testimonianza
Ariosto". Perché è la documentazione trasmessa
dai giudici svizzeri a consentire, secondo l'accusa, di delineare
dopo anni di indagini un quadro più preciso. Uno dei
risultati della corruzione, sostengono i pm, è l'affare
Sme.
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